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mercoledì 4 giugno 2025

Souvestre & Allain, “Fantômas” (1911)


Souvestre & Allain, “Fantômas” (1911)

— Fantômas!

— Come dite?

— Dico: Fantômas!

— Cosa significa?

— Niente... e tutto!

— Ma che cos'è?

— Nessuno... ma qualcuno!

— Insomma, che cosa fa questo qualcuno?

— Fa paura!!!  

«Ecco il prodotto dell'educazione moderna, dello stato d'animo creato dal giornalismo, dalla letteratura, nella nostra gioventù! Si fa un'aureola ai delinquenti; s'improvvisa loro una pubblicità fantastica! È roba da far rizzare i capelli!»

Questo romanzo non solo ha contribuito ad anticipare un intero filone narrativo, amalgamando generi diversi, ma è stato un vero e proprio evento culturale, divenendo nel tempo oggetto di culto. Ha ispirato l'arte visiva — pittura, fumetti, cinema — e ha influenzato l’avanguardia e il surrealismo, venendo amato da artisti come Apollinaire, Breton e Magritte. Quest’ultimo intitolò una sua opera proprio Fantômas, in omaggio al personaggio creato da Souvestre e Allain.

Diede inoltre vita a una fortunata serie di trentadue romanzi, che divennero poi quarantatré dopo la morte di Souvestre nel 1914: Allain, da solo, ne fece uscire altri undici. La serie, iniziata su richiesta dell’editore, conobbe sin da subito un grande successo.

Fantômas è un supercriminale sui generis, inafferrabile quanto una metafora, un essere eclettico dai mille volti e travestimenti, mutevole anche sessualmente — gender fluid, si direbbe oggi — che si impose con forza nell'immaginario collettivo.

È la personificazione del male: spietato, cinico, privo di emozioni e di motivazioni, un antieroe nichilista. Commette crimini crudeli ed efferati, fini a sé stessi. I due autori si dimostrano estremamente abili nel confondere le idee del lettore, che a oltre metà romanzo si ritrova disorientato: non sa bene cosa stia accadendo, se la soluzione si trovi tra i personaggi coinvolti oppure prescinda dalla trama stessa.

È inevitabile identificarsi nell’ispettore Juve: impacciato, maldestro, ambiguo anch’egli, ma acuto nella sua ossessione nei confronti di Fantômas. La sua fissazione, al limite della paranoia, appare più che giustificata. È l’unico che crede, fin dall’inizio, nell’esistenza del supercriminale. Razionale e lucido, rappresenta l’opposto del caos generato da Fantômas. Può essere visto come il suo doppio speculare: anche Juve si traveste, inganna e manipola.

Fantômas appartiene senza dubbio alla narrativa popolare, ma vi è introdotto con uno stile impeccabile. Souvestre e Allain si muovono con disinvoltura, sostenuti da un ritmo incalzante, colpi di scena e una buona introspezione psicologica. È tutt’altro che narrativa usa e getta: è pulp nobilitato da raffinatezze, eleganza e riferimenti colti. D'altronde, non avrebbe ricevuto apprezzamenti così eminenti, se non fosse stato tale. Deve molto al feuilleton ottocentesco.

I due scrittori adottavano un metodo di lavoro assai singolare: alternavano la scrittura dei capitoli, spesso dettandoli su cilindri fonografici in stanze separate, per poi farli trascrivere dalle stenografe. Riuscivano così a rispettare le scadenze mensili imposte dall’editore.

Il romanzo è perfettamente calato nell’atmosfera dell’epoca: il senso di orrore, di straniamento e di inquietudine che lo attraversa contribuisce alla costruzione dell’enigma e alla sua reiterazione, capitolo dopo capitolo. Ogni episodio si chiude con un colpo di scena.

C’è chi ha voluto vedere in Fantômas un antieroe collettivo, ma solitario, un possibile riferimento alle imprese criminose della banda Bonnot: un sodalizio tra delinquenti comuni e anarchici nichilisti e individualisti, che insanguinò la Francia nei primi anni del XX secolo. Il collegamento è stato costruito a partire dall’idea del criminale come spettro. Quello della Banda Bonnot e di Fantômas era, in fondo, lo stesso contesto storico e culturale.

Il supercriminale di Souvestre e Allain ha ispirato una molteplicità di personaggi. Tra i più noti, è bene ricordare:

Il Dottor Mabuse, protagonista di alcuni film di Fritz Lang: sinistro criminale, maestro del travestimento e della cospirazione, detentore di un potere oscuro.

Diabolik, il celebre fumetto delle sorelle Giussani: anche lui, criminale mascherato, si serve di travestimenti e inganni. L’ispettore Ginko condivide molti tratti con Juve.

Il Joker, nelle sue varie versioni e trasformazioni: sempre cinico, crudele e privo di scrupoli morali.

Fu Manchu, di Sax Rohmer, con la sua capacità di sfuggire continuamente alla cattura.

Erik, il Fantasma dell’Opera di Gaston Leroux: senz’altro meno malvagio di Fantômas, ma avvolto allo stesso modo in un’aura di terrore e mistero, antieroe tragico e maledetto.


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