Percorsi di lettura. Le origini della letteratura speculativa e del fantastico: la proto-fantascienza. Un confronto tra Swift, Poe, Verne, Salgari, Wells e Lovecraft.
Partendo da Salgari e dai due grandi signori della proto-fantascienza a cavallo tra XIX e XX secolo — Jules Verne e H.G. Wells — si delinea un triangolo ideale che unisce parte della letteratura di genere europea: Italia, Francia e Inghilterra. Questo triangolo dimostra quanto fosse, anche involontariamente, intensamente interconnessa la narrativa dell’immaginario dell’epoca nel Vecchio Continente, ciascuna con le proprie peculiarità, dovute anche a marcate differenze culturali.
Con Jules Verne, Salgari condivideva la dimensione avventurosa e, nelle sue rare incursioni nel fantastico, la fiducia in un futuro segnato dal progresso tecnologico, visto come portatore di benefici per l’umanità. Tuttavia, se in Verne prevaleva il rigore scientifico, Salgari era più incline al romanzesco e, a volte, al picaresco, mediato da una visione mitica e quasi bucolica.
Una simile fiducia nel progresso accomunava anche Salgari e Wells, ma più sul piano sociale, come possibilità di riscatto dalle ingiustizie. Tuttavia, entrambi condividevano la consapevolezza dei rischi legati a un’egemonia tecnocratica, in senso totalitario. La visione di Salgari, rispetto a quella di Wells, rimane comunque più ottimista.
Se si guarda alle radici letterarie e culturali, tutti e tre questi autori sono chiaramente debitori nei confronti del loro più eminente predecessore: Jonathan Swift e i suoi Viaggi di Gulliver. Il terreno di incontro con Swift non è solo l’inventiva e l'immaginazione fervida. In particolare, per quanto riguarda Salgari, le analogie con lo scrittore irlandese sono sorprendenti: si pensi al tono satirico, fondamentale per entrambi — basti confrontare l’isola volante di Laputa e la macchina volante Iride — e alla capacità di elaborare una critica sociale carica di tratti grotteschi e caricaturali. Swift impiega un sarcasmo più cinico, allegorico e simbolico; Salgari, invece, mantiene un tono più ingenuo e fiducioso.
Il Gulliver di Swift è, in ogni caso, profondamente anti-utopico. Questa rappresenta la differenza più marcata con gli altri tre autori, immersi nel clima positivista dell’epoca — pur se anche Salgari e Wells ne attraversarono le crepe, lasciando emergere componenti distopiche.
In tutti loro, il viaggio è elemento comune: per Swift è avventuroso, esplorativo e filosofico; in Verne è scientifico e geografico; in Wells prevale il viaggio nel tempo, come strumento per indagare la dimensione morale e la degenerazione dell’uomo attraverso le tecniche del progresso e il confronto con l’abisso. A questo punto diventa necessario introdurre H.P. Lovecraft, che pur operando in tutt’altro contesto — geograficamente e filosoficamente lontano dal positivismo europeo — ne rappresenta quasi una risposta oscura e terminale.
È singolare osservare, proprio da un confronto tra Swift e Lovecraft, una certa continuità narrativa tra questi due giganti della letteratura, pur posti agli estremi cronologici di questa (parziale e arbitraria) ricostruzione storica, nata da suggestioni personali.
Swift, illuminista critico, ridicolizzava la scienza accademica ed era profondamente scettico verso il progresso, pur mantenendo una fiducia, seppur cauta, nella ragione. Lovecraft, invece, mette in scena l’inadeguatezza della mente umana di fronte all’orrore cosmico e all’inconoscibile. Tra loro si colloca il lungo XIX secolo e i primi del Novecento, con l’ottimismo scientifico di Verne, quello più immaginifico e narrativo di Salgari, e il progressismo relativista di Wells, ancora figlio del positivismo, ma già capace di prevedere un’imminente catastrofe.
A proposito di Lovecraft, è inevitabile il riferimento a chi lo ha influenzato profondamente: Edgar Allan Poe. Sebbene Poe non abbia scritto veri e propri racconti fantascientifici, tranne qualche suggestiva eccezione, la sua impronta sul genere è evidente. Poe e Lovecraft, pur appartenenti a epoche diverse, sono accomunati dall’indagine dell’oscuro: l’incubo, il soprannaturale e l’alieno sono i veri protagonisti della loro narrativa, tesa verso l’abisso umano e cosmico.
Ciò che tiene insieme Swift, Poe, Verne, Salgari, Wells e Lovecraft non è un genere letterario in senso stretto, ma un’attitudine comune: l’uso del fantastico come strumento per indagare il reale, per spingersi ai margini della razionalità, del tempo e dello spazio. Ognuno, con il proprio linguaggio e il proprio tempo, ha dato forma a mondi alternativi che riflettono ansie, desideri e contraddizioni del proprio presente. Dalla satira illuminista alla distopia tecnologica, dall’esplorazione geografica all’orrore cosmico, questi autori tracciano un arco narrativo che, pur nelle differenze, racconta un’unica tensione: quella verso l’altrove, come specchio dell’uomo e delle sue possibilità.
Bibliografia consigliata:
“I viaggi di Gulliver” Jonathan Swift
“La verità sul caso di Mr. Valdemar”, “L'incomparabile avventura di un certo Hans Pfaall” Edgar Allan Poe
“Viaggio al centro della Terra”, “Dalla Terra alla Luna” Jules Verne
“Le Meraviglie del Duemila”, “I figli dell'aria” Emilio Salgari
“La macchina del tempo”, “L'isola del dottor Moreau” H.G. Wells
“Alle montagne della follia”, “Il colore venuto dallo spazio” (Ciclo di Cthulhu) H.P. Lovecraft

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