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sabato 24 gennaio 2026

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In questo brano tratto da “Massa e potere", Elias Canetti sintetizza efficacemente, per mezzo di una serie di metafore, il funzionamento della meccanica del dominio, rivelando come il potere non sia semplicemente una questione di controllo e possesso, ma che riguardi soprattutto la trasformazione ontologica della vittima, la sua disumanizzazione, la riduzione a oggetto.

Canetti individua nel processo di "svilimento" la condizione necessaria del potere, il suo motivo di essere, il suo fondamento strategico. Il dominatore opera una sottrazione graduale e sistematica dei diritti e della capacitร  di resistenza degli oppressi. Questa tecnica del potere precede qualsiasi giustificazione ideologica e qualsiasi sistema autoritario, si adatta, insomma, a ogni tipo di dispotismo.

Trasformare gli uomini in animali significa privarli della condizione specificamente umana: la capacitร  politica, la libertร  di parola e di scelta, la consapevolezza della propria dimensione giuridica. Ridurli, quindi, a oggetti in possesso solo di necessitร  biologiche, incapaci di andare oltre l'immediatezza dei bisogni fisici. Significa renderli governabili secondo logiche puramente utilitaristiche, eliminando qualsiasi loro capacitร  di opporsi.

รˆ particolarmente suggestiva la metafora dell'assimilazione fisica (“incorporarseli”) cosรฌ come quella dell'evacuazione escrementizia. Il dominatore non si accontenta di sottomettere: vuole assorbire, far proprio l'altro cancellandone l'identiitร . Questo bisogno rivela una paradossale dipendenza: il tiranno ha bisogno delle sue vittime, non puรฒ esistere senza di loro, eppure le disprezza proprio per questa necessitร  che lo lega indissolubilmente a loro.

Lo sfruttamento diventa cosรฌ l'unica relazione possibile nella pratica di potere, ma non รจ solo sfruttamento economico. รˆ il grezzo rapporto padrone-servo utile all'auto legittimazione, che diventa autoreferenzialitร  quando ne parla “con i suoi confidenti”, con coloro che ne confermano la legittimitร . Non ci sarebbe nessun potere assoluto senza l’assoggettamento dello schiavo. Piรน il dominatore maltratta, piรน disprezza. Questa escalation non รจ contraddittoria ma perfettamente coerente. Il disprezzo funziona come difesa psichica contro il senso di colpa. 

Per continuare a sfruttare senza freni morali, il dominatore deve convincersi che le sue vittime meritino quel trattamento, che la loro condizione rifletta una natura inferiore piuttosto che la conseguenza delle sue azioni. Si innesca cosรฌ un circolo vizioso: l'oppressione genera una condizione di degradazione che viene poi interpretata come la prova dell'inferioritร  degli oppressi, giustificando ulteriore oppressione. La terminologia animale ("pecore", "gregge") esprime questa necessitร  psicologica. Non si tratta di semplici insulti ma di definizioni ben precise, non scelte a caso, che permettono la giustificazione morale non solo di fronte alla propria coscienza, ma anche presso l'opinione pubblica: costruire le condizioni mentali per rendere accettabile l'inaccettabile.

Con la cruda metafora escrementizia Canetti completa il ciclo dello sfruttamento: una volta che l'altro รจ stato completamente "utilizzato", svuotato di ogni “risorsa”, diventa letteralmente "scarto", residuo di cui liberarsi. La preoccupazione igienica ("che non appestino l'aria") aggiunge un elemento rivelatore: il dominatore non vuole nemmeno essere costretto a confrontarsi con le conseguenze delle proprie azioni, desidera una rimozione totale delle vittime in quanto tali, che gli permetta metaforicamente di abitare uno spazio incontaminato dal ricordo della propria violenza; di cancellare anche la memoria della loro “esistenza” come oppressi. Quindi, il potere “se ne libererร  di nascosto” come si fa appunto con gli escrementi. 

La validitร  della riflessione di Canetti sta nell'aver mostrato che il potere nella sua forma piรน cruda รจ tutt'altro che un’anomalia, รจ la rivelazione di una logica che puรฒ essere presente, in forme piรน o meno manifeste, in molte relazioni umane. Riconoscere questa dinamica รจ il primo passo per resistervi. La consapevolezza che ogni processo di disumanizzazione dell'altro prepara potenzialmente la sua eliminazione, dovrebbe costituire un serio avvertimento, perchรฉ l'altro รจ anche ognuno di noi.

La resistenza non puรฒ limitarsi all'opposizione politica ma deve investire il piano antropologico: conservare sempre e comunque la capacitร  di riconoscere nell'altro un'irriducibile umanitร , anche quando il potere tenta sistematicamente di cancellarla. In questo senso, ogni gesto che restituisce dignitร , che riconosce diritti, che oppone resistenza alla trasformazione in gregge, รจ un atto non solo etico ma di affermazione ontologica dell'umano contro la sua riduzione a nuda vita, sfruttabile ed eliminabile.

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