“Bugonia” (2024)
regia di Yorgos Lanthimos
con Emma Stone, Jesse Plemons, Aidan Delbis
“Bugonia” è una provocazione ben orchestrata nei confronti dello spettatore: è spiazzante, visionario ed è costruito, a tratti, come una pièce teatrale. Lascia però ampio margine di interpretazione, perché Lanthimos rifiuta di dare una spiegazione, di offrire certezze narrative, e sceglie di restare nell’ambiguità. È anche per questo un’opera assolutamente anticonvenzionale, i cui sviluppi narrativi sono fuori da qualsiasi schema. È difficile parlare del film senza parlare del finale, ma, come è mia abitudine, eviterò di farlo.
Yorgos Lanthimos si spinge ben oltre i confini dell’abituale narrazione cinematografica, costruendo una folle allegoria sulla contemporaneità: perdita dell'identità, metamorfosi, propaganda, complottismo digitale, politically correct, alienazione, intelligenza artificiale, capitalismo progressista. In sostanza, è un messaggio molto efficace sul labile confine tra realtà e finzione. “Bugonia” si presenta come un'opera difficilmente decifrabile, con una linearità narrativa quasi inesistente, nella quale l’elemento contraddittorio è essenziale.
Il termine "bugonia" designa una pratica descritta nelle "Georgiche" di Virgilio: si riteneva che sacrificando una mucca, le api si generassero spontaneamente dalla sua carcassa. Questo fenomeno, creduto reale nell'antichità, rappresentava un mistero biologico che mescolava morte e rinascita, putrefazione e risurrezione. La scelta di questo titolo non è casuale per un regista che mostra interesse per le metamorfosi, per i processi in cui qualcosa di apparentemente definitivo – la morte, la fine – si trasforma in altro. “Bugonia” è una parabola postmoderna sulla paranoia.
Ci troviamo di fronte al puro trionfo del grottesco, come grottesca è l’epoca in cui viviamo. Cosa c’è di così folle in “Bugonia”, se c'è chi disquisisce seriamente nella nostra realtà, in un vaneggiare mistico estremo, persino della messa al bando per legge del “satanismo” e di conseguenza dell'heavy metal perché prossimo al satanismo, e magari anche della reintroduzione dei tribunali dell’inquisizione? Le “streghe” da mettere al rogo nella storia dell’umanità non mancano mai.
La pellicola di Lanthimos è il remake occidentale del cult sudcoreano del 2003, “Save the Green Planet!”. Riflette la sfiducia nelle istituzioni e il modo in cui le "camere dell'eco" digitali possano spingere gli individui verso il puro delirio e addirittura a compiere atti estremi, nel tentativo disperato di trovare un senso alle ingiustizie sociali. Quando la realtà diventa intollerabile, è facile rifugiarsi nella fantasia e nelle teorie del complotto: è molto rassicurante. La figura dell'alieno diventa una metafora dell'Altro, di ciò che non capiamo e che quindi temiamo. Gran parte del film si svolge in spazi ristretti, trasformando la scenografia in un laboratorio dove la sanità mentale dei personaggi viene sezionata.
Lanthimos non si risparmia in violenza, ma la usa per mettere a fuoco una ben precisa dinamica di potere. Attraverso la tortura e la prigionia, i confini tra carnefice e vittima sfumano, portando a una strana forma di empatia rovesciata. Emma Stone e Jesse Plemons nei panni dei due protagonisti appaiono come marionette di un mondo ormai fuor di sesto, in cui la dissoluzione dell’identità è divenuta norma in un contesto artificioso e onirico, rendendo questo film non un semplice remake, ma una sua reinterpretazione radicale. Il regista, giocando con lo spettatore, porta il delirio fino al punto di rottura narrativo.
Per questo Lanthimos è tutt’altro che interessato a dare risposte chiare e coerenti. Il suo intento è di destabilizzare, disturbare e sperimentare, senza cedere però a intellettualismi. “Bugonia” ha infatti l'aspetto di un gioco di ruolo surreale, basato su una feroce satira e una crudele ironia, come se fosse in contatto diretto con una certa cinematografia che ha passato il confine e ha attraversato il territorio della pura follia, tornando poi indietro per raccontarlo: Kubrick, Lynch, Tarantino, Hitchcock, Cronenberg, Mario Bava, solo per fare alcuni nomi.

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