Scrivi a Cassiel

Nome

Email *

Messaggio *

domenica 25 gennaio 2026

Femminicidio e sensazionalismo

Femminicidio e sensazionalismo 

Esiste una dinamica perversa in cui il male "vende". I media tradizionali e digitali operano in un mercato dell'attenzione dove la violenza estrema genera morbosità. Il femminicidio diventa "notiziabile" quando presenta elementi narrativi forti: bellezza della vittima, brutalità del gesto, dramma familiare. Questo crea una doppia distorsione: da un lato alimenta voyeurismo e desensibilizzazione, dall'altro rischia di ridurre fenomeni strutturali a casi isolati e sensazionalistici, oscurando proprio la dimensione sistemica.

La critica alla spettacolarizzazione, quindi, non può diventare minimizzazione del fenomeno. Esiste invece una “contro narrazione” critica verso l’"allarmismo mediatico", che scivola in una forma di negazionismo soft che, nel denunciare la strumentalizzazione, finisce per affermare che il problema sia sovradimensionato. Un negazionismo che non riguarda solo la “punta dell’iceberg” del femminicidio, ma addirittura la violenza sessuale; che confonde l’omicidio volontario o premeditato, con quello colposo. Questo è particolarmente inquietante e grave perché usa argomenti apparentemente razionali ("guardiamo i dati", "non facciamoci manipolare") per relativizzare una violenza che ha radici profonde.

Ma proprio per questo non servono nuove leggi. Servirebbe che un giudice che riceve una denuncia per stalking applicasse seriamente la valutazione del rischio. Che un ordine di allontanamento fosse verificato con controlli effettivi. Che le forze dell'ordine prendessero sul serio le richieste d'aiuto. Che le leggi esistenti venissero applicate. Mantenere tutto sul piano emergenziale ha un effetto deleterio: normalizza l'idea che il femminicidio sia un'emergenza, cioè qualcosa di eccezionale, imprevisto, davanti a cui la società può solo reagire duramente. Quando invece è strutturale, prevedibile, evitabile.

L'emergenza deresponsabilizza. Mentre in moltissimi casi ci sono segnali inconfondibili: violenze, denunce, richieste d'aiuto. Il femminicidio non è un fulmine a ciel sereno: è spesso l'epilogo di una spirale visibile, se solo si prestasse attenzione adeguata. Approvare una legge costa poco e dà visibilità. Riorganizzare il sistema di protezione e prevenzione costa molto, richiede competenza tecnica, produce risultati reali, non è monetizzabile in termini di consenso elettorale e non produce sensazionalismo. Per questo la politica preferisce l'emergenzialismo, lo stato d’eccezione permanente, come in molti altri temi sensibili e strumentalizzabili.

È necessario riconoscere che nel XXI secolo esiste ancora una sottomissione della donna antropologicamente radicata, che il terreno per una soluzione è quello della trasformazione culturale profonda: prevenzione, attenzione adeguata all'inquietante e assai diffuso fenomeno della violenza sessuale, che non è solo fisica, educazione alle relazioni, decostruzione di modelli sessisti, intensificare il processo di emancipazione sociale, lavorativa, e di indipendenza economica femminile.

È necessario mantenere urgenza e visibilità sociale e politica su un problema grave, senza alimentare la macchina spettacolare che lo deforma. Favorire narrazioni che informino senza fare “pornografia”, che responsabilizzino senza creare mostri isolati, che riconoscano la discriminazione strutturale senza cadere nel pessimismo. Meno cronaca nera dettagliata, più analisi del fenomeno; meno nomi e cognomi, più contesti; meno eccezionalità del mostro, più dati sulla normalità della sfera quotidiana; meno pianto rituale a “latte versato”, più ascolto delle donne che quella violenza la riconoscono prima che diventi omicidio.

Nessun commento:

Posta un commento

Ogni commento, prima di essere pubblicato, verrà sottoposto ad autorizzazione. Grazie

LA STRAGE DEI CURDI DI HALABJA

LA STRAGE DEI CURDI DI HALABJA Il 16 marzo 1988 le forze aeree irachene sganciarono agenti chimici — gas mostarda, sarin, tabun e ciclosarin...