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giovedì 26 febbraio 2026

L’ASCESA DELL’IDEOLOGIA DELLA SINTESI IDENTITARIA (WOKEISM) NEGLI USA E IL DECLINO DELL’UTOPIA DI MARTIN LUTHER KING


L’ASCESA DELL’IDEOLOGIA DELLA SINTESI IDENTITARIA (WOKEISM) NEGLI USA E IL DECLINO DELL’UTOPIA DI MARTIN LUTHER KING

C’è un nesso causale tra la delusione storica sulla pari opportunità dei diritti civili, auspicata da Martin Luther King, e la nascita e l’ascesa della “Sintesi identitaria”, il cosiddetto wokeism. È da questo nesso che nasce un apparato ideologico che mette in discussione la neutralità stessa del diritto universale e delle istituzioni. Che poi quell'apparato teorico abbia generato distorsioni, rigidità dogmatiche e nuove discriminazioni è la più che condivisibile tesi del libro di Yascha Mounk nel suo complesso. Ma l’autore, nella citazione che segue, ha l'onestà di mostrare che la radice dell’ideologia non è irrazionale: è una risposta, per quanto assai discutibile nelle conclusioni, a un problema reale. 

Il vero nodo che il brano lascia aperto — e che vale la pena tenere presente — è questo: è possibile riconoscere la legittimità della domanda (perché le ingiustizie persistono?) senza accettare acriticamente tutte le risposte che ne sono derivate? Mounk crede di sì. Ed è probabilmente da questo spazio — tra la polarizzazione del negazionismo sulle ingiustizie che persistono e l'ideologia identitaria totalizzante — che passa qualsiasi discorso serio sul tema, per riportare la barra sull’uguaglianza sostanziale, per contrastare e sfuggire alla trappola identitaria, delle due opposte ideologie, e la cui esistenza è funzionale l’una all’altra.

«Nel suo famoso discorso “I Have a Dream”, Martin Luther King esprimeva la speranza di trasformare “le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza”...

…Negare che gli Stati Uniti abbiano compiuto progressi concreti verso l’uguaglianza è un insulto alla memoria dei milioni che subirono restrizioni aperte ed esplicite alla loro libertà, vedendosi negata la possibilità di andare dove volevano o di sposare chi amavano. Ciò nonostante, è impossibile capire la congiuntura attuale senza analizzare seriamente i motivi per cui alcuni studiosi e intellettuali neri hanno finito per provare una forte delusione. Rispetto alle accese speranze del movimento per i diritti civili, infatti, l’America ha pesantemente tradito le aspettative, e continua a tradirle ancora oggi.

All’inizio degli anni settanta i neri cominciarono a trasferirsi in certi quartieri dove un tempo abitavano solo i bianchi. Questo scatenò la “fuga dei bianchi”, per cui in breve tempo molti quartieri divennero quasi esclusivamente neri. Certe scuole pubbliche che per tradizione accettavano solo allievi bianchi ammisero finalmente gli studenti neri. Ma molti genitori bianchi reagirono ritirando i figli da quelle scuole, con il risultato che l’ennesima generazione di alunni neri restò a languire in classi segregate.

Ancora oggi la situazione resta ambivalente. Dagli anni sessanta i neri americani hanno compiuto veri progressi scolastici ed economici, ma in media continuano a guadagnare di meno e a possedere molta meno ricchezza rispetto ai bianchi. La presenza delle minoranze etniche ai maggiori livelli delle istituzioni americane più prestigiose è cresciuta in maniera significativa, ma i gruppi che storicamente hanno sempre occupato l’apice della società continuano a essere sovrarappresentati. Università e aziende sono diventate molto più inclusive, ma talvolta sembrano ancora un ambiente freddo e alienante per le persone che vi accedono per la prima volta senza avere precedenti in famiglia. Dal canto loro, alcuni quartieri prevalentemente neri continuano a soffrire per l’azione combinata di povertà e insicurezza; un gran numero di afroamericani rimane in carcere; le sparatorie della polizia uccidono in misura sproporzionata gli uomini neri; e i social media offrono molta più risonanza ai discorsi di odio. Nessuno scambierebbe l’America di oggi per la “bellissima sinfonia di fratellanza” sognata da Martin Luther King. Man mano che le nobili aspirazioni del movimento per i diritti civili lasciavano spazio a queste realtà scoraggianti, una generazione di giovani giuristi – tra cui Derrick Bell e Kimberlé Crenshaw – si propose di capire cosa fosse andato storto. Nel corso degli anni settanta e ottanta questi studiosi cominciarono a porsi delle domande. Perché tutte le esaltanti vittorie conseguite nelle aule dei tribunali e nelle assemblee legislative si traducevano in progressi sul campo così limitati? E questo cosa rivelava rispetto alla capacità di compiere progressi politici sulla base di valori universali e regole neutre in paesi profondamente difettosi come gli Stati Uniti? Le risposte trovate esercitarono una grande influenza nelle cerchie esclusive delle università di legge, e alla fine contribuirono persino a modellare i principi cardine della nuova ideologia che oggi è in ascesa nelle istituzioni più potenti del paese.»

Yascha Mounk, “La trappola identitaria” (2024)

 

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