FILOLOGIA SIMBOLICA EBRAICA
«L’insegnamento tradizionale ebraico iniziava con una metodica ripetizione dei versetti della Scrittura, che il bambino recitava ad alta voce affinché il suono penetrasse nella memoria e ne venisse assimilato. La guida paziente del maestro accompagnava il piccolo allievo – di appena quattro o cinque anni – verso una comprensione innanzitutto intuitiva e sensoriale della lingua sacra. Talvolta, ancor prima delle parole, il bimbo aveva imparato a conoscere i contorni misteriosi dell’alfabeto ebraico, assaporando le forme delle lettere cosparse di miele.»
Giulio Busi, «Simboli del pensiero ebraico».
Ci sono periodi in cui leggo molti libri contemporaneamente, e questo è uno di quelli. Periodi in cui non mi accontento e cerco di cogliere una molteplicità di stimoli esterni. A volte, sento di esagerare, ma non posso farne a meno, tanti sono i temi sensibili che suscitano il mio interesse. E l'età è quella che è: non posso rimandare all'infinito. Alcuni libri li assaggio solamente, altri non riesco a finirli, l’importante però è assorbire quanto più possibile quella dose di insegnamento che contengono.
Proprio per questo credo sia giunto il momento di affrontare anche questo monumentale saggio su un argomento molto particolare, e che ho iniziato a leggere da poco, considerato il mio amore per la cultura ebraica, che è alla base della mia formazione personale fin da giovanissimo. Come cristiano, tengo moltissimo alle mie radici giudaiche.
Non è una lettura facile, ma per fortuna la struttura del libro, concepita come quella di un lessico enciclopedico, facilita un po’ le cose: sono settanta voci, ordinate alfabeticamente, attraverso le quali Busi tenta una ricognizione complessiva delle linee di sviluppo del simbolismo nella letteratura giudaica lungo un arco cronologico di quasi tre millenni. Quindi, è un saggio che è fatto anche per essere consultato.
Il metodo che Busi mette a punto è da lui stesso definito "filologia simbolica". Disegna un quadro di affinità indipendentemente dai fattori di carattere cronologico o geografico. Non si tratta dunque di una storia della letteratura ebraica in senso convenzionale, né di una rassegna tematica per argomenti dottrinali: il filo conduttore è il simbolo come modalità, come forma specifica con cui la mente ebraica ha organizzato la propria esperienza del reale e del sacro.
L'autore analizza un complesso sistema concettuale in cui elementi della realtà concreta (oggetti, animali, astri, concetti temporali) si stratificano nei secoli per esprimere la teologia, la mistica e l'identità del popolo d'Israele. Questo universo simbolico unisce l'esegesi biblica, la speculazione talmudica e la Cabala. Un altro suo importante studio, a tale proposito, è “Qabbalah visiva” del 2005.
Giulio Busi è tra i massimi esperti della mistica ebraica. La svolta decisiva nella sua traiettoria intellettuale e istituzionale avviene nel 1999, anno che coincide significativamente con la pubblicazione di “Simboli del pensiero ebraico” per Einaudi nella prestigiosa collana "I millenni” e ristampato nel 2024 per gli Oscar Mondadori. In quell'anno è chiamato all'Università libera di Berlino per dirigere l'Istituto di Giudaistica. Il trasferimento alla Freie Universität segna l'ingresso in uno dei contesti più stimolanti per gli studi ebraici a livello mondiale: Berlino, con il suo peso storico e la sua intensa vita culturale.
Il profilo intellettuale di Busi è difficilmente riducibile a un'unica etichetta disciplinare. Il suo lavoro ha un focus particolare sugli studi medievali e sulla cultura ebraica; oltre ad aver concentrato la propria attenzione sul simbolismo ebraico e sulla Qabbalah, analizzandone la storia, i valori letterari e le implicazioni estetiche, ha dedicato numerosi studi al rapporto tra ebraismo e cristianesimo nel Medioevo e nel Rinascimento.
Busi, con alcuni studi, ha analizzato il pensiero di Giovanni Pico della Mirandola come un percorso di ascesa spirituale verso la sapienza, superando la classica etichetta di "manifesto umanista". Ha profondamente ridefinito la figura del conte, presentandolo non solo come un umanista idealista, ma come un pensatore radicale, anticonformista, affascinato dalla magia e dalla Cabala. Ha messo insieme il saggio storico con il racconto, offrendo un ritratto intimo e spregiudicato dell'intellettuale rinascimentale.
La sua produzione si apre però anche verso un pubblico più ampio, in cui non rinuncia alla solidità e alla serietà della documentazione. Per Mondadori pubblica una serie di biografie di grandi figure del Rinascimento: Lorenzo de' Medici (2016), Michelangelo (2017), Marco Polo (2018), Cristoforo Colombo (2020), Giulio II (2021). A queste biografie rinascimentali seguono altre di grande interesse per il cristianesimo: “Gesù il re ribelle” (2023), “Giovanni. Il discepolo che Gesù amava” (2024) e “Il cantico dell'umiltà. Vita di San Francesco” (2025).

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