CONSIGLI DI LETTURA
Richard Zimler
"Il cabalista di Lisbona" (1996)
Lisbona, primi anni del cinquecento, dopo le espulsioni del 1492 di molti ebrei abitanti nella penisola Iberica, detti sefarditi, quello che resta della comunità ebraica vive in clandestinità, costretta alla conversione forzata al cattolicesimo. Durante la Pasqua esplode un violentissimo pogrom, nel corso del quale vengono bruciati centinaia di "nuovi cristiani". Parallelamente a questi fatti, si inserisce l'indagine di un giovane ebreo che cerca di chiarire il mistero della morte dello zio Abraham Zarco, cabalista e miniaturista.
Siamo nel 1506, nove anni dopo la conversione forzata al cattolicesimo, e trenta anni prima della creazione dell'Inquisizione portoghese.
Ottimo giallo storico di Richard Zimler, scrittore americano, naturalizzato portoghese, che dopo essere stato rifiutato da ventiquattro editori americani, è stato pubblicato proprio in Portogallo. E alla fine, solo dopo cinque anni di traduzioni e successi editoriali in tutto il mondo, che lo hanno tramutato in un vero e proprio best seller in Brasile e in Italia, è stato pubblicato anche negli USA dalla Overload Press, casa facente parte dell'editoria indipendente.
“Credo che quello che è successo con il mio libro evidenzi alcuni punti deboli dell'editoria americana”, ebbe a dire Zimler, in un' intervista, “Quando arriva un libro che non rientra in una formula, gli editori semplicemente non sanno cosa farsene. È come un oggetto di un altro pianeta. E così lo rifiutano”.
Ci sono stati periodi in cui l'odio nei confronti degli ebrei nell'Europa cristiana ha raggiunto livelli di inusitato furore persecutorio. Quando la Santa Inquisizione ha mandato al rogo masse innumerevoli di ebrei, con la complicità del consenso popolare, ebrei che divenivano il capro espiatorio di ogni male e iattura. Gli stessi tempi in cui invece i cittadini di religione musulmana, pur essendo duramente discriminati, non venivano trattati alla stessa stregua. Infatti nel periodo del post medioevo e del primo Rinascimento si alternavano situazioni di vera e propria guerra, ad altre in cui vigeva una sorta di guerra fredda tra le due civiltà che, si spartivano il mediterraneo, e alcuni precari equilibri dovevano essere salvaguardati. E in nome di questa realpolitik, gli ebrei erano spesso gli unici a farne le spese in occidente.
Contemporaneamente molti di loro fuggivano dall'Europa per rifugiarsi nelle terre dell'Islam, molto più accoglienti e tolleranti, come nel caso dell'io narrante, il nipote di Zarco che da Istanbul ricorda i fatti di quei giorni ormai lontani.
È bene ricordare, però, che nello stesso periodo si diffuse il singolare fenomeno dei cosiddetti "Cristiani di Allah", criminali, rinnegato, avventurieri, mercanti, pirati e quant'altro che si convertirono all'Islam, per continuare i loro traffici con meno restrizioni, e che ebbero, nonostante tutto un ruolo non secondario nello scacchiere geopolitico dell'epoca.
Romanzo terribilmente intenso, che assume un valore particolare ai nostri occhi, visti i tempi che stiamo vivendo, la storia spesso è beffarda e si diverte a cambiare i rapporti di potere, nonostante chi crede che certi fattori siano perennemente immutabili, e che dovrebbe insegnarci che nulla è dato per certo nel fluire degli avvenimenti umani, l'unica cosa certa sono le dinamiche che sottendono ai conflitti e ai pregiudizi, e il fatto che a farne le spese sono innanzitutto le persone comuni.
Nel libro viene dipinta una Lisbona ai limiti delle possibilità umane, ed in particolare il piccolo quartiere ebarico nel distretto di Alfama. Una città che è un vero e proprio inferno di intolleranza e pregiudizio, con feroci conflitti interni anche tra correligionari.
Suggestivo e colto affresco storico che richiama alla mente l'arte pittorica di Bruegel, Bosch e Durer. Nel quale si intersecano i riferimenti alla Kabbalah e ai significati filosofici e religiosi legati al miniaturismo ebraico. Un'atmosfera claustrofobica e ossessiva non abbandona mai la storia e finisce per rendere ancora più oscuri e affascinanti gli elementi di mistery che la caratterizzano.
Unico fattore di speranza, l'amicizia fraterna tra il nipote di Zarco e Farid, giovane mussulmano sordo-muto, il quale, con il suo particolare acume, aiuta l'amico a venire a capo del mistero e della situazione più propriamente esistenziale.

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