Riflessioni
Cancel culture e censura
In realtà, la cancel culture è sempre esistita. Si chiama semplicemente censura e la usano da sempre tutti i regimi più o meno dispotici, ma anche quelle democrazie che sono soggette alle pressioni del bigottismo religioso e di poteri economici, scientifici e internazionali, più o meno occulti, ma sicuramente estranei e contrari al libero pensiero.
Finora, le motivazioni sono state sempre "edificanti". Anche oggi, con la cancel culture, lo sono, con la differenza che vengono imbellettate con la battaglia per la difesa delle minoranze e contro le discriminazioni, mistificandone la necessità tramite una presunta lotta al potere, e acquisendo così per la prima volta una piena legittimità culturale, "democratica", progressista, di ribellione dal "basso" e tutt'altro che oscurantista, senza mai doversi nascondere. Tale fenomeno è, quindi, in perfetta armonia con il percorso di degenerazione totalitaria in corso e di capovolgimento orwelliano, soprattutto nel mondo occidentale.
Ma attenzione, lo sdoganamento così pervasivo e così geograficamente esteso, potrebbe portare, come non secondaria conseguenza, al consolidamento di una prassi e di strumenti, di cui sarebbe naturale servirsi, a prescindere dal potere egemone in un dato momento e in un dato contesto, e a prescindere dalle "edificanti" motivazioni. Per questo ha senso ricordare che significato ha la censura, non solo in passato, o ha, in particolar modo, in contesti attuali diversi dal nostro.
In questo caso potremmo assistere, come è, appunto, sempre accaduto nella storia (ne abbiamo già un esempio sull'uso delle misure emergenziali), al fenomeno di trasformazione di molti dissidenti in carnefici, e di un esiguo numero di dissidenti più consapevoli, che rimarranno sempre tali, a prescindere dal "timoniere".

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