(provincia di Rimini.)
«La sentinella che aveva sparato gridava a sua volta per guidare i cercatori: - Da questa parte... dev'essere caduto da questa parte!... l'ho veduto precipitare io!...
I soldati e i guardaciurma seguivano le indicazioni, balzellando per la costa sdrucciolevole del fossato e sorreggendosi sui fucili e sui bastoni. E intanto dal borgo, destati da quella fucilata, stupiti da quel trascorrere di lanterne e di torce a vento nell'ombra notturna, accorrevano i terrazzani, domandandosi che cosa fosse accaduto. Incendio non era: salvo il fumo delle torce, non v'era altro segno di arsione; assalti impensati di nemici, non era da supporne.
Ancora i repubblicani francesi non osavano scendere dalle Alpi e gli Stati di sua Santità erano tranquilli. Se nelle grandi città, per esempio a Roma qualche anno innanzi, o a Bologna v'erano degli innovatori infatuati di giacobinismo, (pochi, per fortuna della Santa Sede e della religione!) come poteva supporsi che ve ne fossero a S. Leo, in quel piccolo borgo, appollaiato sull'ardua rocca di Montefeltro, sotto la minaccia della formidabile fortezza?
Ma ben presto la verità corse di bocca in bocca. Un prigioniero aveva tentato di fuggire. Come, non si sapeva. La sentinella che passeggiava sulla torre di tramontana aveva veduto un'ombra attraversare la corte, salire e scavalcare la cortina, calarsi lungo il muro. Le aveva gridato l'alt, ma l'ombra si era affrettata a discendere come un gatto; e allora la sentinella aveva fatto fuoco. L'ombra era precipitata nel fosso.
Era evidente che doveva essere un prigioniero. Il muro era alto e il corpo del prigioniero aveva fatto un tonfo. Era vivo? Era morto?
I terrazzani commentando il caso inaudito, salivano per la china sparsa di cespugli che separa il borgo dalla fortezza; si distendevano sul ciglio del fosso guardando i soldati che vi erano scesi e che tenevano alte le fiaccole, per illuminare più lontano che fosse possibile.
A un tratto una voce gridò: -Eccolo! Eccolo!...
Il comandante con un gran sospiro di soddisfazione gridò: - C'è dunque?
— Signor sì, illustrissimo!
— Sia lodato Dio! Chi è? Guardate: chi è il malandrino?...
Al dubbio lume delle torce si vedeva tra i sassi limacciosi raggomitolato e immobile un corpo umano, del quale non si scorgeva il capo, nascosto com'era tra le gambe.
I soldati gli furono addosso; uno di loro, chinatosi, gli sollevò il capo e gridò con stupore:
— È l'eretico!...»
Luigi Natoli, dal romanzo storico biografico "Cagliostro" (1914)

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