Cult movie
"In The Mood For Love" (2000)
Regia di Wong Kar-Wai
Con Maggie Cheung e Tony Leung
Qual è la vera frontiera dell'amore. E' visibile, individuabile, possiede delle regole certe? Oppure è sfuggente, impossibile e incoerente?
Questi ed altri interrogativi ci pone la visione del bellissimo film di Wong Kar-Wai. Interrogativi vecchi come il mondo e a cui nessuno può dare risposta certa e definitiva, l'amore s'inventa di volta in volta e ad inventarlo sono solo le due anime coinvolte, che tentano di dare dimensione a questa creatura, rendendola nello stesso tempo evanescente.
Ed è proprio l'evanescenza la condizione fisica maggiore che si respira in tutta questa storia, il diffondersi di un senso di precarietà onirica, dove i gesti e le parole appena accennate, gli sguardi intensi, le fughe, il negarsi, danno molto di più la dimensione dell'amore assoluto e contemporaneamente della sua sconfitta, di un qualsiasi semplice e indiscriminato abbandono ai sensi e ai sentimenti. Uno stato d'animo indefinito, ma nello stesso tempo inequivocabile.
Siamo nella Hong Kong del 1962, in quella strana e particolare atmosfera di confine tra occidente ed oriente in cui è assurta la Città all'epoca, quella città, dove tutto sembra possibile, ma nello stesso tempo risulta impossibile. Negli spazi angusti e sacrificati di un condominio, che è invece un appartamento o tutte e due le cose insieme, una sorta di simbolo di quello che è Hong Kong stessa. Un universo unico ma relegato all'interno di confini ben precisi. Una minaccia e un ricatto per tutti i suoi abitanti, ma anche un paradiso, o meglio il sogno e l'illusione di un paradiso.
I due protagonisti creano il loro amore sulla rappresentazione che hanno di un tradimento, o dell'immaginazione di un tradimento, quello della "storia" dei rispettivi coniugi tra loro. Su questo canovaccio tentano, abbozzano e inscenano un dramma fitto di complessi risvolti psicologici, di cenni, di volontà inappagate, di desiderio l'uno per l'altra e per una vita, per un amore che forse si trovano in un altrove non ben precisato. Un amore idealizzato nell'utopia del nulla più completo e che si avvicini in maniera perfetta ed ideale all'amore pieno e assoluto. Dove i ricordi e le sensazioni di questo amore possano dissolversi in quella nebbia degli anni che passano inesorabilmente, e che lo consegni definitivamente il mito più puro, incontaminato ed irripetibile.
Una regia straordinaria, che dona in maniera perfetta un senso al dramma interiore dei due protagonisti, con inquadrature mozzate e incomplete, con colori vividi, ma tenui, con spazi strettissimi e con il ripetersi ossessivo e rituale di alcune situazioni e di alcuni particolari. Tutto ciò per rendere efficacemente la dimensione onirica, il volo sentimentale degli amanti, giocato quasi interamente sulle intenzioni della mente, per rendere percepibile allo spettatore sensazioni e sentimenti vissuti molto, troppo intensamente, ma per questo trattenuti nella limitatezza dei corpi.
Splendida e bravissima Maggie Cheung, di un'espressività rara, con la sua melanconia, portata quasi con distacco, ma con orgoglio. Straordinario Tony Leung, il cui sguardo manifesta tutto lo stupore e a tratti l'impotenza di cambiare il loro mondo e di riuscire ad andare oltre. Oltre i pregiudizi e le costrizioni mentali. Oltre l'amore illogico e incompleto, verso quel paradiso definitivo, ma impossibile.

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