Riflessioni
La Maschera della Morte Rossa
Quando cade una maschera il volto che viene di solito svelato è quello di una nuova apparenza. Potremmo su questo scomodare perfino i filosofi presocratici, ma senza andare troppo lontano nel tempo, possiamo rifarci al concetto pirandelliano delle maschere, oppure, in maniera più suggestiva, pregnante e terribile alla “Maschera della Morte Rossa” di Edgar Allan Poe. Suggestioni filosofiche e letterarie, che funzionano anche come metafora del potere.
Questo, per dire che il potere non svela mai il suo vero volto, offre solo delle apparenze. Ma pure le sole apparenze potrebbero bastare per intuire cosa è davvero in gioco nella nostra realtà. Ma il disvelamento non è affatto cosa facile. Bisogna essere in grado di indagarlo freddamente, senza rappresentazioni illusorie.
Questo valga come premessa a quanto sto per dire.
Pensare all'Occidente e all'Oriente come si faceva nel secolo scorso è un errore fatale di prospettiva. Ma lo è anche pensarlo come si faceva nei primi due decenni del nostro secolo.
Poi, a cosa serve meravigliarsi se vengono usati strumenti e categorie di analisi obsoleti?
È inutile blaterare di mondializzazione, multipolarismo, World Economic Forum e nuovo mondo distopico, se si resta ancorati a vecchie certezze, riposizionandosi su schieramenti da Guerra Fredda novecentesca.
Ogni analisi che finora ho letto o ascoltato in materia di geopolitica è assolutamente inadeguata, nessuna priva di contraddizioni, proprio perché tutte influenzate dai propri pregiudizi di parte, e, dalla conseguente incapacità di analizzare la complessità, astraendosi dalle narrazioni in corso e guardando il tutto con distacco, da una prospettiva non di campo.
Liberarsi di ciò sarebbe il primo passo da compiere, ma per fare questo, è necessario essere sinceri con sé stessi, prima che con gli altri. Io sto cercando di farlo, ma liberarsi dalle incrostazioni ideologiche è molto doloroso, innanzitutto perché si teme che gli altri non lo facciano, e quindi ci si trincera nei distinguo.
Una cosa è essere nostalgici, è lecito esserlo. Io sono il primo. Altra, è pensare che la nostalgia possa essere il presupposto per poter tornare al Bel Vecchio Mondo Antico. Ed è anche inutile "aggiornare" tali visioni con un po' di cosmesi, anzi, è anche peggio.
Siamo onesti, la complessità della nuova realtà sfugge a tutti. Credo che neanche chi sta nei piani alti sappia esattamente cosa stia accadendo, pur se molti dei loro intendimenti si stanno realizzando nel senso desiderato. Le variabili, però non possono essere del tutto sotto controllo. Perché i conflitti trasversali tra élites, che trascendono spesso la geopolitica, sono imprevedibili anche a loro stessi, lo sono sempre stati, sia negli esiti, che negli sviluppi.
Conflitti tra loro, dai quali, in questo momento e in prospettiva, siamo esclusi noi (se esiste un noi) e le tanto agognate masse. Ed è, quindi, ridicolo azzardarsi in previsioni e assurdo mettere in piedi progetti politici, che hanno come comun denominatore la coazione a ripetere gli stessi errori fatti negli ultimi cinquant'anni, sarebbe anche necessario liberarsi di personaggi ingessati, litigiosi e narcisi (politici, influencer, capetti), ma questo è forse un altro discorso, perché dovrebbe avvenire "ex ante".
Quindi, un percorso, se esiste un percorso, è molto lungo, bisogna essere consapevoli di questo. Ma per compierlo, è necessario riconsiderare tutto, ma proprio tutto, per evitare di finire nel loop dell'eterno ritorno.

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