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mercoledì 22 febbraio 2023

Jonathan Coe "La casa del sonno" (1997)

CONSIGLI DI LETTURA 


Jonathan Coe

"La casa del sonno" (1997)


A volte, nel fare considerazioni su alcuni libri, mi trovo in notevole difficoltà. Sento che le parole non sono sufficienti, non solo a esprimere un preciso parere sull'opera, ma anche nel descrivere le sensazioni e le emozioni suscitate durante la lettura.


Questo è anche il caso de "La casa del sonno", romanzo dell'inglese Jonathan Coe. Certo, potrei provare a cavarmi d'impaccio riassumendo in poche parole la trama, ma non è nel mio stile, quasi mai faccio, in queste mie annotazioni, accenni espliciti alla trama dei libri che leggo. E poi, anche volendo, la trama stessa è talmente complessa che riassumerla sarebbe un'impresa a dir poco impossibile.


Raramente, nelle mie molte letture, mi sono trovato davanti ad un'opera così piena, avvolgente e avvincente. "La casa del sonno" è innanzitutto un viaggio, un viaggio che si svolge in un arco temporale di circa dodici anni, tuttavia, l'autore si sofferma a descrivere le vicende degli anni posti all'estremo di questo arco, alternando i capitoli dedicati all'uno e all'altro periodo.


A questo romanzo sono particolarmente legato, perché tratta una condizione dell'esistenza che purtroppo conosco fin troppo bene.

Il libro ha l'aspetto di una sinfonia, dove ogni parte costituisce un movimento diverso che porta il titolo delle fasi del sonno. Perché è al sonno che è dedicato questo romanzo. Il sonno come esistenza e concetto psicofisico e filosofico, il sonno che si mischia alla veglia e che produce sogni. Sogni che a loro volta fanno non solo parte integrante della realtà e che spesso non se ne distinguono, ma che contribuiscono anche alla costruzione della realtà stessa.


Il sonno, che ogni personaggio del romanzo vive con prospettiva e atteggiamento diverso, ma tutti più o meno patologicamente. La casa del sonno del romanzo è una casa di cura per le malattie del sonno. Ma è anche un romanzo nel romanzo, un romanzo che per alcuni protagonisti assumerà un valore esistenziale definitivo.


Quella del percorso terapeutico in senso stretto, però, è, per lo più, solo una metafora, la vera malattia è l'esistenza, nella quale non si riesce a trovare un equilibrio sano con quello stato di pseudo incoscienza, che noi chiamiamo sonno. Quindi, c'e' chi ritiene di dormire troppo poco, chi pensa, al contrario, di dormire troppo, e chi, invece, non riesce a dormire bene o addirittura affatto.


Trattiamo il sonno come qualcosa di estraneo alla nostra vita, uno stato di morte apparente, che male riusciamo a conciliare con la nostra quotidianità. Uno stato di animazione sospesa dove il tempo, il luogo e la percezione della realtà mutano radicalmente. Dove, per esempio, gli occhi nel sonno REM assumono tutt'altra funzione, "guardano" in modo diverso. Viaggiamo in un universo parallelo sconosciuto, di cui temiamo le conseguenze.


Da qui le nevrosi connesse al sonno e al riposo, come quelle connesse al controllo del tempo. Durante il sonno siamo più "umani", siamo più fragili e indifesi e non lo accettiamo. E non accettiamo, di conseguenza, che il tempo ci sfugga ancor più sotto le mani, ma paradossalmente a volte, anche per questo, ci rivolgiamo al sonno spinti dalla necessità di fuga spaziale e temporale.


Questa parabola sul sonno porterà alcuni personaggi del libro attraverso un percorso terapeutico del tutto particolare, che condurrà alcuni di loro verso una singolare guarigione, una "guarigione" del tutto inaspettata di pacificazione con se stessi, per qualcuno, e di follia, per qualcun altro.


Ma è anche una storia sui destini incrociati, sui simboli onirici e sull'amore, dove questi elementi si troveranno indissolubilmente legati, seguendo un filo narrativo pieno di colpi di scena, di umorismo e di intensa drammaticità. Il tutto tenuto insieme dal comun denominatore costituito dal sogno. Sogno diverso per ogni attore del romanzo, ma che oscillerà dalla condizione individuale e solitaria, con cui verrà vissuta questa dimensione, fino alla compartecipazione in un disegno comune, che per ognuno in maniera diversa ne costituirà l'epilogo e la catarsi.

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