Scrivi a Cassiel

Nome

Email *

Messaggio *

sabato 14 gennaio 2023

"Duel" (1971)

 
CULT MOVIE

"Duel" (1971)

Regia di Steven Spielberg

Soggetto e sceneggiatura di Richard Matheson 

con Dennis Weaver, Carey Loftin, Jacqueline Scott

Fortunatamente non sono l'unico a pensare che questo sia il miglior film realizzato da Steven Spielberg, il fatto che sia poi anche il suo film d'esordio potrebbe non essere solamente una coincidenza. La scelta iniziale di farne un film concepito unicamente per la TV, lo rende ancora più unico nel suo genere.

È fuor di dubbio che sia pienamente un film da attribuire a Spielberg, su questo non ci piove. Spielberghiano è lo stile e spielberghiana è l'impostazione, anche se qualcuno potrebbe definirla ancora acerba. Il famoso regista americano, invece, ha profuso, una volta tanto, tutta la sua bravura nel realizzarlo, senza limiti ed orpelli inutili.

Però a me piace pensare che sia soprattutto un film di Richard Matheson. E lo è, non solo perché risulta essere forse l'opera cinematografica nella quale il grande scrittore ha mostrato fino in fondo le sue capacità nel modellare una sceneggiatura, ma perché il taglio e il sapore del fim moltissimo devono alla mano di Matheson, anche nella direzione. Infatti, sono abbastanza espliciti richiami estetici e formali ad alcuni episodi di "Ai confini della realtà" che, sempre come sceneggiatore, portano la stessa firma di Matheson. Ma è ancor più un film "mathesoniano" perchè molto bene si armonizza con tutta la sua opera letteraria.

"Duel" è, come lo sono molti dei prodotti narrativi dello scrittore nelle sue svariate forme, un apologo sulla solitudine umana. L'individuo resta solo con se stesso nelle storie di Matheson, ma non è una pura e semplice solitudine della mente, è una solitudine irreversibile, fisica, prima che morale. Da solo con la macchina distruttrice, priva di ogni umanità. Da solo ad affrontare il male.

Nei romanzi "Io sono leggenda" e "Tre millimetri al giorno", tale solitudine prendeva la forma di una minaccia esterna, ma che il personaggio faceva sua, interiorizzando ossessivamente la trasformazione fisica degli altri o di se stesso. In questo film, il duello, la lotta con la propria solitudine prende le forme del metallo, della polvere, dell'asfalto infinito, dei paesaggi desertici, del puzzo del carburante, si fa ancora più ossessiva, impulsiva, priva di razionalità. Il protagonista è solo con la minaccia, con la sua auto rossa e con l'autocisterna dell'antagonista, del colore stesso del deserto, tanto da  poterla considerare come una sua creatura, una putrida escrescenza del deserto stesso, contaminato dalla macchina.

Un antagonista che diventa tutt'uno con il mostro metallico, un antagonista di cui non si vede mai il volto, tanto da indurre la sensazione che sia il camion il vero nemico, quello fisico, quello a cui cercare di dare invano un'identità, e che anzi, se un camionista esiste, questo è solo la vuota marionetta, di cui l'autocisterna ha assunto il controllo, e che mostruosamente ha preso coscienza della sua forza distruttiva.

La ricerca impossibile dell'identità del "mostro" è una ricerca messa in atto dal protagonista, ma anche dallo spettatore, che si identifica inevitabilmente col protagonista stesso. Un nemico costruito dalla propria follia e dalla propria solitudine. 

E anche i momenti di tregua che sembrerebbero in apparenza spezzare questo folle inseguimento, non fanno altro che accrescere ancor più la sensazione generale di isolamento in cui si trova l'automobilista. Un'autopompa, un bar-ristorante, uno scuolabus, qualche altra automobile, compaiono come dal nulla nel deserto, quasi  fossero dei miraggi e così come compaiono, allo stesso modo svaniscono alle spalle dell'inseguimento, senza lasciare traccia.

Nessun commento:

Posta un commento

Ogni commento, prima di essere pubblicato, verrà sottoposto ad autorizzazione. Grazie

ADRIANO VIRGILI, “LA BIBBIA NON PARLA DI UFO” (2025)

ADRIANO VIRGILI, “LA BIBBIA NON PARLA DI UFO:  Ovvero, come si trasforma una bomba in una locomotiva e Dio in un alieno  (2025) «Si tratta d...