Bjorn Larsson
"La vera storia del pirata Long John Silver" (1995)
Qual'è il vero John Silver? Quello fugace, misterioso e luciferino dell"Isola del Tesoro" di Stevenson, che così come appare, poi scompare, lasciando i lettori pieni di meraviglia e di interrogativi?
Oppure quello di Larsson, "diabolico", sì, ma umanissimo, che sceglie di raccontare la sua storia fin nei minimi particolari, senza trascurare nulla?
La letteratura è in fondo un gioco. Un gioco eccelso, ma pur sempre un gioco. E uno dei giochi perversi della letteratura, ma senz'altro deliziosi ed interessanti, è quello di far rivivere personaggi creati dalla penna di altri scrittori ed entrati poi nel mito. Che Long John Silver fosse destinato ad entrare nel mito era cosa scontata. "L'Isola del Tesoro", classico della letteratura, a torto e a lungo considerato soprattutto per ragazzi, aveva avuto il merito di stanare il pirata. Ma con il suo finale in sospeso aveva anche aperto la stura ad ogni possibile seguito.
Larsson non solo cerca di porre rimedio a questo, ma si dimostra addirittura "ossessionato" dalla figura di Silver. Una gran bella ossessione. Certo il suo è innanzitutto un omaggio alla letteratura di avventura e in particolare a quella che ha narrato storie di pirati, ma non è solo questo, per fortuna. È Silver che interessa allo scrittore, e gli sviluppi che la riflessione profonda, e quindi in qualche modo l'ossessione, possa portare nel rincorrere il suo mito.
Larsson immagina John Silver, oramai vecchio e decrepito, minato nel fisico, ma non nell'animo e nella volontà di potenza, che scrive le sue memorie per porre esplicitamente rimedio alle falsità. Quella perpetrata ai suoi danni da Jim Hawkins, personaggio principale del romanzo di Stevenson, ora non più ragazzo, che Larsson immagina autore di memorie, probabilmente la stessa "Isola del Tesoro" sotto mentite spoglie; le "falsità" scritte nei suoi romanzi sulla pirateria in genere da Daniel Defoe, per un certo periodo amico di Long John Silver; e quelle, che bruciano di più, dell'opinione pubblica che lo vuole nemico dell'umanità intera.
L'incontro immaginario tra Silver e Defoe è una delle pagine più belle e piene di significato dell'opera dello scrittore svedese. Avviene in una locanda malfamata di Londra nella piazza in cui vengono impiccati i pirati.
Qui siamo in presenza di una metafora dalla notevole intensità. Uno scrittore di fronte ad un personaggio parto della fantasia letteraria. Il rapporto che ne scaturirà sarà tutto all'impronta dell'ammirazione reciproca, ma anche della grande diffidenza e dell'egoismo da parte di Defoe, che vede in Silver solo lo strumento per arricchire il suo patrimonio di osservatore e di redattore di diari. È un'esplicita condanna da parte di Larsson mossa ad alcuni scrittori, che non sanno far altro che modellare la realtà a loro piacimento, senza aver pena delle loro creature? Puo' darsi, ma è anche un omaggio al genio letterario, si guardi il modo in cui descrive Defoe e le cose che gli fa dire.
Larsson in effetti si preoccupa molto dell'umanità del suo personaggio e il suo omaggio assume le caratteristiche di un atto di affetto premuroso. Con gesto utopico e "insensato" vuole porre rimedio alle deformazioni della letteratura e mettere al centro il punto di vista del protagonista, anche se questo esiste solo nella fantasia.
Ma questo è un punto molto delicato. Lo scrittore svedese si accorge dell'errore che può ingenerare un'impostazione di questo tipo e ne fa la parabola meno evidente del suo romanzo. Nessuno può sapere quale sia stata la vera esistenza di un uomo, anche del più reale, perfino se raccontata dallo stesso protagonista in prima persona. E non importa che Long John Silver non sia mai esistito. Ognuno di noi alla fine del libro, anche il lettore più smaliziato, rimane con la sensazione che sia più reale questo personaggio di tanti altri che realmente hanno calcato il palcoscenico della storia. L'unica cosa che conta è cercare di consegnare all'immortalità un mito, facendolo continuare a vivere attraverso la narrazione. Per questo un omaggio come quello di Larsson ha un grande significato, nonostante l'apparente perversione. L'importante è continuare a narrare aggiungendo punti di vista ad altri punti di vista, per cui riportare in vita personaggi, opere e luoghi letterari è una grande, commovente e magnifica impresa.

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