Leonardo Sciascia
"La scomparsa di Majorana" (1975)
Ottima recensione di un libro davvero importante, scritta dall'amica Grazia Sordi, che ringrazio per aver accettato di essere ospite sul mio blog.
Fu un'esperienza formativa a contatto con la disabilità grave a farmi realizzare quanta difficoltà ci si porta appresso nella condizione di "essere normale". Dopo aver letto questo testo, quel pensiero trasferito all' "inconveniente" di essere dei geni, mi sovviene in modo amplificato. Si tratta della difficoltà intimamente legata al sentire e doversi assumere responsabilità, la quale è proporzionale alle personali capacità, nonché a determinate condizioni.
Ettore Majorana a differenza di molti che usano la propria genialità o talento per esclusiva autoaffermazione, era di ciò talmente consapevole da esserne con ragione, per le implicazioni dei suoi studi, spaventato.
Sembra qui di poterlo osservare, quando all'età di 3-4 anni, per la soddisfazione dei parenti, risolve estrazioni quadrate o moltiplicazioni tra numeri di tre cifre nascondendosi sotto un tavolo: la stessa ritrosia si ritroverá quando ormai adulto avrà da confrontarsi con il gruppo di fisici di via Panisperna.
"Come tutti i siciliani buoni, quelli migliori, egli non era portato a far gruppo e stabilircisi ( sono i siciliani peggiori che hanno il genio del gruppo, della "cosca")".
Distaccato, scontroso, diffidente nutriva un senso di estraneità da cui scaturita con Fermi e il suo gruppo, un certo antagonismo. Per loro tuttavia la scienza era un fatto di volontà, per lui di natura, loro volevano possederla, egli forse senza amarla ne portava il peso, tentava quindi di sottrarsi all'"opera", giocando con il tempo in continui rimandi, dilatandolo il più possibile.
Anche per ciò, come animato dal piglio di un prestigiatore, " si divertiva a versare per terra l'acqua della scienza sotto gli occhi di coloro che ne erano assetati".
Non "collaborante", la sua storia esprime quel malessere esistenziale che nasce da una fede perduta in un mondo ancora leggibile e governabile attraverso categorie umane.
È così che Sciascia in questo libro magnifico, intenso, drammaticamente teso verso la verità, costruisce la suggestione di una volontaria fuga dal mondo, da quei terribili destini che una mente straordinariamente acuta e sensibile deve aver premonito.
"E quando con l'andare del tempo, avrete scoperto tutto lo scoprirle, il vostro progresso non sarà che un progressivo allontanamento dell'umanità. Tra voi e l'umanità può scavarsi un abisso così grande, che ad ogni vostro eureka rischierebbe di rispondere un grido di dolore universale"
Bertol Brecht - Vita di Galileo
Grazia Sordi

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