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mercoledì 1 marzo 2023

King Crimson "Red" (1974)

Storia del Rock

King Crimson

"Red" (1974)


"Red" è l'album che chiude i primi due cicli dell'esistenza dei King Crimson; dopo, a parte un paio di incisioni dal vivo e antologiche, seguirà un lungo periodo di pausa, che verrà interrotto nel 1981 con la rifondazione della band da parte di Robert Fripp, inaugurata dall'uscita di "Discipline".


I primi due cicli appartengono oramai al mito: il primo, che si compiva nello spazio di ben quattro album, fu contrassegnato all'insegna del romanticismo, del rock sinfonico e di diversi e insistenti sprazzi di pura sperimentazione.

Nel 1973 arrivò la svolta con la prima rivoluzione all'interno della formazione. Fripp cambia tutti i musicisti e quelli che arrivano vanno a formare una line up che sarà di gran lunga la migliore di tutta la storia del gruppo.


Bill Bruford, viene dagli Yes, e come batterista, forse il migliore sulla scena, darà un contributo essenziale all'elaborazione della nuova strada sonora dei Crimson; John Wetton ex Family, voce e basso, non farà certo rimpiangere i primi cantanti del gruppo (Greg Lake compreso), la sua personalissima voce contribuirà a dare colore e una decisa impronta di epicità assolutamente unica; David Cross, al violino, completerà con i suoi interventi tra il dissonante e il melodico l'opera di trasformazione; Jaime Muir, alle percussioni, che però resterà solo il volgere del primo album di questo secondo ciclo, quel grande capolavoro che risponde al nome di "Larks' Tongues in Aspic".


La trilogia che compone questo ciclo resta sicuramente quella più ricca e originale di tutta l'epopea dei King Crimson, quasi tutta volta all'insegna della ricerca sonora, non escluderà però delle gemme di puro rock romantico, condite dal nuovo impegno musicale.

"Red", terzo capitolo, è secondo me anche l'album più bello dei King Crimson, senza nulla togliere al grande capolavoro di "In the Court of Crimson King", una spiegazione razionale non esiste, è solo un fatto di puro afflato emotivo.

Il produttore dei Nirvana disse che aveva molto influenzato il gruppo e Kurt Cobain lo definì il miglior album della storia del rock.


Questo album è segnato irrimediabilmente dalla fine che è già entrata in casa Fripp, lo scioglimento avviene quasi contestualmente all'uscita dall'album, ma forse proprio per questo è ancor più impregnato di sublime, come ogni canto del cigno che si rispetti.

Cinque tracce di una bellezza devastante che riassumono anni di rock progressive, ma che guardano avanti senza nessun autocompiacimento.


"Red", infatti traccerà la strada maestra per molto del rock che verrà: dalla new wave, alla sperimentazione, fino alle successive ondate prog. 

E poi c'è "Starless", una delle canzoni più belle di tutto il rock, una delle mie preferite in assoluto. Un pezzo del genere varrebbe qualsiasi album: romantica, struggente e sperimentale ben oltre l'impossibile e che piange il cielo senza stelle che i King Crimson lasceranno per diversi anni.


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