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domenica 19 febbraio 2023

Il mito della meritocrazia


Riflessioni

IL MITO DELLA MERITOCRAZIA 

Corruzione, sprechi e mancanza di meritocrazia, questi sono tra gli argomenti preferiti dalla propaganda dell'odierno minculpop. Spesso trattati insieme, in una sorta di miscela caustica, buona per tutti i palati. Gusci svuotati da ogni significato, diventano strumenti di distrazione di massa funzionali ad una narrazione voluta e promossa dal potere, che tenga lontano dalle vere cause dell'assoggettamento delle masse.

Si prenda ad esempio la vexata quaestio sulla meritocrazia. In un capovolgimento di paradigma, si fa credere che essa sia assente e che, invece di essere fondata sulla feroce discriminazione, sia una valore da cercare col massimo impegno, che la sua mancanza sia una dei motivi di degenerazione della nostra società, quando invece la meritocrazia, come d'altronde la corruzione, è sempre esistita.

Trova la sua ragion d'essere nella guerra tra poveri, nella precarietà (esistenziale e lavorativa) sempre più diffusa, ognuno chiuso nel suo recinto, convinto di essere vittima dell'ingiustizia e della mancanza di valorizzazione delle proprie capacità, in una corsa isterica verso l'ascensore sociale e nell'annullamento di ogni sentimento di solidarietà umana. Si vagheggiano idee soggettive, che vengono spacciate come oggettive, su un'astratta efficienza della megamacchina neocapitalista e di quella amministrativa.

Quando invece la meritocrazia è tutt'altro che assente, crea discriminazione, ed è applicata con criteri autoritari propri della società di appartenenza, vive nei rapporti di produzione e nelle regole indiscriminate stabilite dalle élite e dall'autoritarismo dello Stato. Si nutre della compressione delle libertà. È predisposizione alla delazione e ad accettare lo schiavismo, purché si riconosca il merito. E in base a tutto questo, ai meritevoli vengono accordati dei privilegi.

È basata sulle stesse dinamiche insite nell'imposizione della Carta Verde.

Inoltre, è funzionale al progressivo affermarsi della tecnocrazia.

Che poi sia una meritocrazia che premia i mediocri, non è una contraddizione. In quanto, la meritocrazia si fonda sulla mediocrazia, che non sono affatto due poteri incompatibili. Perché i mediocri assicurano complicità, continuità, omologazione. Ai meritevoli è richiesto di rinunciare allo spirito critico, di trasformarsi in moralmente mediocri, di usare il proprio talento, anche fuori dagli schemi, ma solo ai fini della riproduzione del sistema dominante.

Al contrario delle storielle sulla corruzione, quella sulla meritocrazia è molto più pervasiva, anche se la prima si fonda sul senso di colpa, che ben sappiamo essere uno dei massimi strumenti per la diffusione e per la riproduzione del totalitarismo. Tuttavia, in fondo, ognuno può essere e può sentirsi vittima innocente del giustizialismo (come il Josef K. del "Processo" di Kafka), ognuno è costretto dal sistema ad avere sempre qualcosa da temere, anche se poi è convinto che i corrotti siano sempre gli altri, o lo siano di più.

L'assenza di meritocrazia è invece ingiustizia pura e "mi" colpisce preferendo chi non lo merita. Ognuno di noi sente di essere più meritevole di altri e l'unica solidarietà che crea è una distorsione di questo valore: sono apparentemente solidale solo nei confronti di quei soggetti (pochissimi) che ce l'hanno fatta e in cui possa riconoscermi, ma che finisco comunque per invidiare.

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