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giovedì 16 febbraio 2023

China Mièville "Perdido Street Station" (2000)


CONSIGLI DI LETTURA

China Mièville

"Perdido Street Station" (2000)

La città di New Crobuzon potrebbe, in via teorica, appartenere al nostro futuro? Questa è una domanda che può venir in mente spesso, durante la lettura del primo capitolo della trilogia che China Mièville, scrittore inglese, dedica al continente immaginario di Bas-Lag. "Perdido Street Station" è, in tutta evidenza, un romanzo dal grande respiro epico, un fantastico caleidoscopio di immagini e di colori, una cupa novella ambientata in un universo non ben definito, un misto di bolgia infernale horror da grand guignol e dimensione da fiaba science fantasy steampunk. Un romanzo che rientra nel sottogenere della narrativa fantastica denominato new weird.

Un universo di delirio ipertecnologico e, nello stesso tempo, un mondo arrugginito, dove la costante erosione e consunzione entrano nel sangue e nelle viscere dei protagonisti. Un paesaggio tossico e malato che però sembra esistere autonomamente e parallelamente rispetto ai suoi abitanti, che riescono, grazie all'adattamento e all'abitudine, a vivere e a sopravvivere senza troppi traumi.

La violenza, la sopraffazione e la crudele repressione del dissenso ne fanno un luogo orwelliano. Ma più che Orwell e il suo mondo grigiamente tirannico, l'opera di Mieville richiama alla mente altri universi, ben più allucinati e meno classificabili: il "Blade Runner" cinematografico; così come dal cinema è indubbia l'ispirazione a "Brazil" e alle sue ossessioni da stato di polizia.

E poi c'è perfino un po' di Jorge Luis Borges, con la sua zoologia fantastica. New Crobuzon è un "bioparco" dove convivono esseri senzienti dalle molteplici caratteristiche, delle vere e proprie razze accanto a quella umana. Esseri con un vago antropomorfismo di base, sul quale si innestano le specificità classiche di insetti, anfibi, uccelli e persino piante. Accanto a queste razze ben definite, troviamo i "rifatti", tristi esperimenti della crudeltà umana istituzionalizzata.

Ma la cosa che stupisce di più è la semplicità con cui lo scrittore affronta i temi di vita quotidiana: la dimestichezza con cui descrive i processi mentali dei protagonisti alle prese con il loro microcosmo, tanto da rendercelo paradossalmente familiare. L'esplicita mostruosità degli individui, dei luoghi e delle situazioni assume i contorni della normalità, smette di essere qualcosa di estraneo, non solo per i protagonisti stessi, ma anche per il lettore, entra a far parte dell'immaginario, tanto da far pensare che New Crobuzon esista veramente da qualche parte.

È questa in definitiva quella che dovrebbe essere la forza evocativa del fantasy, quella che il più delle volte va a farsi benedire, quando ci troviamo al cospetto di opere mediocri e ridicole, dove i clichè abbondano e garantiscono solo una noia mortale. E' la stessa forza evocativa, per esempio, fatte le dovute proporzioni, che appartiene a Tolkien e Lovecraft, nelle cui opere la mitologia di luoghi e personaggi è uno dei fattori fondamentali e che riserva a questo genere letterario un ruolo fondamentale nella narrativa.

Ma per tornare alla domanda iniziale, chiari sono i riferimenti alla società attuale, talmente chiari e molteplici da diluirsi in un calderone incredibile. Sembrerebbe quindi, in apparenza, che Mièville abbia messo troppa carne al fuoco, da non riuscire più il lettore a comprendere che senso avrebbe l'uso della metafora in alcune immagini e in molte situazioni. Però il tutto funziona splendidamente. 

Tutto in questo "Perdido Street Station" si incasella a dovere e la narrazione procede fluida senza particolari intoppi.

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