Protagonisti
Syd Barrett
Ovvero, delle lacrime e della commozione
Un personaggio a cui sono stato sempre molto legato, sia sentimentalmente che musicalmente. Forse più di quello che io stesso effettivamente riesco a percepire.
Uno dei personaggi culto della storia del rock, un culto più che meritato, perché ha contribuito con poche note a cambiarne il corso, per sempre e irrimediabilmente.
So che molti non condivideranno, ma credo che i Pink Floyd siano essenzialmente Syd Barrett, anche se è rimasto con loro lo spazio di qualche singolo, un album e poco più. I Pink Floyd non avrebbero mai potuto prescindere da Syd Barrett e se lo avessero fatto, non sarebbero stati quello che effettivamente sono stati. Anche se forse con lui sarebbero stati qualcosa di molto diverso, chissà. Solo un'ipotesi, che non potrà mai essere verificata.
Ma sono i suoi stessi ex compagni ad esserne stati sempre consapevoli nel corso degli anni, anche quando si ostinavano a volersi affrancare dalla sua ingombrante presenza sia effettiva che da convitato di pietra.
Il suo spirito ha sempre aleggiato sopra e dentro le loro composizioni, in maniera, prima, esplicita (almeno fino a "Meddle"), e poi, anche se in modo più sfumato, Syd Barrett è stato sempre una sorta di nume tutelare del suo ex gruppo. Tanti, infatti, sono stati gli omaggi rivolti all'amico, soprattutto dagli album "The Dark Side of the Moon" e "Wish You Were Here". Da miliardari quali sono poi diventati, era il minimo che potessero fare.
Ma non si tratta solo di omaggi e di ricordi, non si tratta solo di riconoscimenti e di legame affettivo o di senso di colpa. È ben altro il legame, è un robusto filo relativo al discorso musicale e più in generale a quel qualcosa che non si può spiegare. Quasi un'ossessione, giocata anche per gli altri, per loro che sono rimasti fuori dall'abisso, ma quasi sempre in bilico, sull'orlo.
Anzi, è terribilmente impressionante come la sua personalità abbia influito in maniera così profonda sulla loro arte, così a lungo e così intensamente.
Barrett in fondo ha lasciato poco di sé, ma quel poco è stato talmente dirompente, da trasformare tutto, e da influenzare generazioni di musicisti. Basti pensare al rivoluzionario e sublime primo album dei Pink Floyd: "The Piper At The Gates Of Dawn"; e poi a quei due dischi, singolarissimi oggetti partoriti dalla sua mente allucinata, con l'ausilio di David Gilmour e Roger Waters: "Barrett" e "The Madcap Laughs", gioielli esasperatamente lunatici, ma anche intensamente e dolorosamente romantici.
Barrett se ne andò un giorno dal gruppo che aveva contribuito a rendere celebre, precipitando nel suo fatato abisso di follia, e non è stato probabilmente mai, fino in fondo, consapevole dell'effettiva portata innovativa della sua opera. La vulgata vuole che questo sia dipeso dall'uso eccessivo di sostanze di vario genere. In realtà se questo era in buona parte vero, ma chi è non ne faceva uso eccessivo all'epoca? Non erano molti.
L'abbandono non fu a senso unico e fu determinato anche dall'incompatibilità caratteriale del chitarrista con lo show biz, con la ricerca dei Pink Floyd del successo e con le esigenze della EMI.
Syd è precipitato e praticamente non si è mai più rialzato, anche nella seconda parte della sua vita, quando si era praticamente autorelegato in casa, accudito dai soli familiari, dedicandosi per lo più alla pittura e al giardinaggio.
Se n'è andato definitivamente a sessant'anni anni nel 2006, malato di diabete, quasi del tutto solo e per lo più dimenticato. Ma non certo dimenticato dai suoi ammiratori che lo hanno sempre considerato, suo malgrado, una leggenda, uno degli dei della musica rock. Uno di quelli che hanno saputo lasciare più di un segno, che non sarà più possibile cancellare.
Il rock è essenzialmente un rito pagano, nel quale la follia, oltre la morte, assume una particolare sacralità, e nella sua follia, Barrett è diventato un'icona pagana, con tutte le contraddizioni proprie del mondo del rock.
Ma per quanto mi riguarda lui, il menestrello folle, emarginato e anarchico, in qualche modo è ancora qui, eccolo: "the lunatic is on the grass", sotto il cielo stellato alla luce della luna, qui sulla collina vicino casa mia e io sono al suo fianco.

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