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giovedì 30 marzo 2023

The Jimi Hendrix Experience "Electric Ladyland" (1968)


Storia del rock

The Jimi Hendrix Experience

"Electric Ladyland" (1968)


"Electric Ladyland" rientrerebbe idealmente, e senza alcun dubbio, a far parte della mia lista dei venti album di musica rock da portare su un'isola deserta. Venti, perché dieci sarebbero troppo pochi.


Difatti, a prescindere dal reale valore di Hendrix e dei suoi Experience, questo disco raccoglie in sé tutto quello che di meglio ci si può aspettare dal rock: energia, innovazione, fantasia, versatilità, tutte qualità proprie di questa musica e che questo album esprime al meglio, senza contare il grande entusiasmo, percepibile ad ogni secondo di ascolto. E' il rock nella sua massima espressione di carne e sangue.


È la dimostrazione che in quel momento ci trovavamo ancora nell'età dell'innocenza del rock, che sarebbe finita un anno dopo a Woodstock, anche se l'industria musicale aveva già fatto passi da gigante pure in quel settore, e la spontaneità stava per essere in buona parte addomesticata. Ma questa è un'altra storia.


Certo, lo ammetto: ho sempre nutrito per Hendrix una sorta di vera e propria venerazione. Forse perché da adolescente, con Hendrix appena morto, e io che mi avvicinavo al rock da acerbo ascoltatore, fui molto colpito dal mito da "guitar hero" del quale era avvolta la sua figura. 


Il grande chitarrista è rimasto nel mio cuore a dispetto degli anni che sono trascorsi, e ogni volta che ascolto la sua chitarra e le sua caldissima voce, le emozioni volano alte.

Ma qui, oltre a questioni più strettamente romantiche, sono coinvolti principalmente fattori di squisito ordine artistico e musicale.


"Electric Ladyland", è il terzo album ufficiale degli Experience, ultimo atto, sintesi e compimento, di una trilogia, anticipato da altri due capolavori: "Are You Experienced?" e "Axis Bold As Love". Come quasi tutti i grandi dischi del rock, non solo segna un'epoca, ma è anticipatore e innovatore di molto del rock che verrà. 


E non intendo solamente di rock blues, psichedelia o hard rock. 

Inoltre, l'estetica in questo genere musicale gioca un ruolo fondamentale. La mera esecuzione non è sufficiente. Quindi, la rappresentazione scenica, grafica e nel complesso artistica, compresi gli estemporanei happening, hanno un ben preciso ruolo. Bisogna anche tenere presente che eravamo ancora in piena controcultura.


È la natura stessa del rock che viene stravolta, è la concezione musicale che viene trasformata irreversibilmente in primo luogo da Hendrix, e poi, a seguire, da Mitch Mitchell e Noel Redding, che non costituivano solo un'eccellente sezione ritmica.

È la funzione che assumono sperimentazione dei suoni e contaminazione musicale che aiutano a tracciare una nuova rotta.


Quindi, insieme all'istintivo rock blues e all'allucinata psichedelia, abbiamo punte di sperimentalismo acido, furori protopunk, addirittura timidi accenni progressive e incursioni nel jazz e nel soul.

Ma il valore di questo disco non si esaurisce solo all'interno dell'innovazione stilistica e dello shock emotivo. Anzi, risiede innanzitutto nell'indiscutibile valore compositivo ed esecutivo dei suoi brani. 


Basti citare alcuni titoli che hanno fatto la storia del rock: "Voodo Chile" e "Voodo Child (slight return)", "Crosstown Traffic", "Little Miss Strange", "Rainy Day Dream Away", "1983.... (a merman I should turn to be)", "Still Raining, Still Dreaming", ma soprattutto la cover della dylaniana "All Along The Watchtower", uno dei pochi esempi in cui un'interpretazione supera l'originale e resta impressa per sempre nel mito.


Da segnalare infine, in alcuni pezzi, la presenza di ospiti illustri: Buddy Miles alla batteria, Chris Wood al flauto, Steve Winwood all'organo, Jack Casady al basso e Al Kooper al piano.

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