Consigli di lettura
Valerio Evangelisti
"Noi Saremo Tutto" (2004)
Eddie Florio è un gran figlio di puttana. Un figlio di puttana che si incontra molto di rado nella letteratura. Eddie Florio è un perverso, un egocentrico e un narciso, un tipo votato anima e corpo, ad ogni costo, al potere e al raggiungimento dei suoi scopi. In fondo, se nel mondo della fantasia, tipi così non sono molto frequenti, la stessa cosa non si può dire della realtà.
Quindi Florio, il protagonista di questo grande romanzo di Valerio Evangelisti, è un tipo comune, molto più comune di quello che si pensa. Di Florio è pieno il nostro mondo, in caso contrario la nostra realtà non sarebbe così schifosa e putrida.
La vicenda è ambientata in un arco di tempo che va dagli anni trenta agli anni cinquanta, negli USA, e in particolare nei porti di Seattle, San Francisco e New York. Il contesto è importante, ma non bisogna leggere il libro limitandosi a questo. Ma come una parabola di critica al potere, a qualsiasi tipo di potere.
Si narra della scalata del protagonista, appunto Florio, all'interno del sindacato dei portuali fino ad arrivare all'Anonima Assassini. Questo attraverso i conflitti che in quel trentennio videro protagonisti le lotte dei portuali americani e con il tentativo, coronato da successo, da parte della malavita e del padronato, di infiltrarsi all'interno dei sindacati. Il romanzo è chiaramente ispirato a "Fronte del porto", ma la rielaborazione di Valerio mette ancora più a nudo certi aspetti, descrivendone tutta la loro miseria e crudeltà.
Evangelisti plasma con facilità una materia di cui era profondo conoscitore. Le pagine scorrono via che è una bellezza e i personaggi sono tratteggiati con cura quasi maniacale ed ossessiva, in modo da sottolineare ancor più l'atmosfera malata e di disfacimento morale in cui è inserita la vicenda. È una progressiva discesa negli inferi dell'animo malvagio e spietato del protagonista.
L'autore dimostrava una particolare vena nel costruire romanzi di carattere storico - politico, come è avvenuto con una parte della sua produzione, questo non solo per la conoscenza di cui si è già detto più sopra, ma innanzitutto per la passione che Evangelisti infondeva in queste storie. È chiaro, infatti, dal modo duro e senza cedimenti con cui espone i fatti, che tutto ciò lo coinvolgeva fin nel più intimo dei suoi sentimenti.
È percepibile in maniera netta il suo sconcerto e la sua indignazione, per una realtà che descriveva incredibilmente bene, ma che rifiutava assolutamente. Era mio amico Valerio e so benissimo come la pensava.
A prescindere da Eymerich e dalla sua grandezza come personaggio letterario, lo scrittore aveva moltissimo da dire fuori dall'Inquisitore, e ne era assai consapevole, come aveva capito che la vita di un autore seriale non è facile e restare imprigionato in un personaggio anche se grandioso, non è sempre un bene, anzi, la ripetizione può portare all'inaridimento creativo.
Dove, quando o come non ha molta importanza, l'importante è che sia protagonista la Storia e che il racconto ci venga da uno scrittore la cui visione soggettiva aveva il dono di essere alternativa e antagonista a chi la Storia non solo vorrebbe riscrivere, ma anche cancellare.
E a uno scrittore del suo calibro spetterebbe una volta per tutte il riconoscimento che merita, nell'ambito della storia della letteratura italiana, e non solo di quella di genere.

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