Una riflessione su "Il racconto dell'ancella"
È molto istruttivo guardare la serie TV "Il racconto dell'ancella", così come lo è leggere il capolavoro di Margaret Atwood, che, ca va sans dire, tornano prepotentemente d'attualità.
Ci troviamo, in sintesi, di fronte a una critica radicale della sottomissione del corpo delle donne e di conseguenza anche della GPA, che tale è.
Con tutti i limiti che può avere una serie TV, e infatti questa non vuole essere una recensione, anche perché il libro della scrittrice canadese ne meriterebbe una a parte, è particolarmente interessante riflettere su come può essere realizzata una distopia specchio de " Il mondo nuovo" di Aldous Huxley.
L'argomento è lo stesso, e cioè la produzione, la selezione e il controllo delle nascite da parte di uno stato totalitario. Ma mentre ne "Il mondo nuovo" lo stato totalitario è a carattere progressista e tecnoscientifico, ne "Il racconto dell'ancella" abbiamo uno stato totalitario a carattere ultraconservatore e teocratico.
In tutte e due le distopie il beneficio è riservato alle élites, sia con la creazione in laboratorio a base genetica di una razza pura (gli alfa), e di razze via, via geneticamente meno perfette, all'interno di una scala gerarchica rigida e biologicamente immodificabile; sia nella selezione di ancelle, ridotte a contenitore per la procreazione di bambini a beneficio delle alte sfere gerarchiche, da notare anche che quelle sterili sono definite "non donne".
Questo a dimostrazione del fatto che lo schiavismo, in via ipotetica, ma se abbiamo presenti certe società del presente e del passato, in via molto reale, può avere qualsiasi aspetto ed essere sempre condizionato dall'imposizione di un concetto di bene astratto, molto soggettivo e manipolabile dal potere di pochi, che impongono una morale, che sia quella di un dio, della scienza, oppure dei bisogni dei ricchi.
Quei pochi che stabiliscono il confine tra il lecito e l'illecito, lo scientifico e il non conforme alle leggi, il naturale e l'artificiale, l'efficiente e l'improduttivo. E si potrebbe continuare.
Quindi, non importa se sia teocrazia reazionaria o tecnocrazia progressista, non importa se sia lo Stato o la libera concorrenza, se sia la religione, la scienza o il denaro, la cosa fondamentale è che qualsiasi potere, se non contrastato, porta al totalitarismo e punta allo schiavismo, al controllo dei corpi e delle menti, a beneficio di una classe di elevati.
Lo può fare direttamente senza necessità di mascheramenti, imponendo un regime militare o poliziesco, ma lo può fare attraverso il condizionamento dei media, spacciando per libertà quella che è oppressione. Oppure, a lungo andare, lo può fare con qualsiasi mezzo possibile, ma sempre con lo stesso comun denominatore suscitando la paura dell'altro, del nostro simile, sia come portatore di malattie, che di pensieri eretici e non conformi alla morale, alle leggi della scienza e ai desideri delle élites.
Lo abbiamo visto nel passato con i sistemi totalitari del Novecento, lo vediamo oggi con la tirannia tecnocratica globale.
È interessante anche un altro aspetto de "Il racconto dell'ancella": una specie di mondo multipolare, creato in base a una sorta di "gentlemen agreement" post bellico di rispettiva non ingerenza, anche su come sedare, controllare e reprimere le masse.
Ma questa potrebbe essere un'altra storia, anche se a ben vedere fa parte della stessa, e non solo relativamente a questo racconto.

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