Consigli di lettura
Derek Raymond
"Aprile è il più crudele dei mesi" (1985)
“Aprile è il più crudele di tutti i mesi, genera lillà dalla terra morta, mescola memoria e desiderio, desta radici sopite con pioggia di primavera.”
T.S. Eliot, "The waste Land."
Una necessaria premessa: questo libro, un piccolo grande gioiello, è il secondo capitolo della "Serie della Factory", che comprende cinque diversi capitoli.
Si potrebbe dire che, date le tematiche un po' forti, e se si ha timore di essere condizionati da una visione così nera, quest'opera è altamente raccomandata solo agli amanti del genere. D'altronde, il noir è noir, ed è necessario saperne contestualizzare il senso.
Derek Raymond, nato a Londra nel 1931 e morto sempre a Londra nel 1994, è stato sicuramente uno degli scrittori più neri e pessimisti che abbia mai letto, anche se il suo genere non può dirsi solamente noir, ma anche decisamente hard boiled alla James Ellroy. Una via di mezzo, insomma. Le tinte fosche comunque sono tutte proprie del noir.
E quindi come il grande Ellroy, la sua era una visione del tutto cinica e assolutamente cruda della realtà. Tuttavia, Raymond andava oltre, non solo non lasciava speranza, ma il mondo, che descriveva, era come se non fosse in grado di contemplare in nessun modo un'idea pur minima di speranza, anche solo potenzialmente. Pregno di assoluto nichilismo.
Un mondo già da un pezzo al di là del bene e del male, dove le figure che si alternano all'interno delle sue storie sono solo ombre che vagano in un lurido inferno. I sentimenti sono annullati e si respira un'atmosfera claustrofobica, in cui la legge, nella migliore delle ipotesi, è solo un alibi per il riscatto personale oppure l'inerte conseguenza di un ruolo che non può fare a meno di riprodurre se stesso all'infinito, come un rito beffardo e funereo. Perché così va il mondo e non serve a niente opporvisi. Il senso di nausea è debordante e non si può far nulla per porre un argine a tutto questo schifo, solo sopravvivere e a volte più neanche quello.
In questo contesto il protagonista e voce narrante, un sergente di polizia, si muove come un'ombra tra altre ombre, circondato da una cieca, agghiacciante, efferata violenza ed eventi incredibilmenti legati tra loro, che hanno origine, non solo nel mondo del crimine, ma anche in quello della politica londinese.
Derek Raymond ebbe una vita assolutamente spericolata, viaggiando e vivendo nei posti più disparati del globo, arrangiandosi in mille modi ed esercitando mestieri diversissimi: dall'insegnante, al tassista, ad alcune attività ai confini del lecito, come il riciclaggio di automobili e il traffico di materiale pornografico.
Tutto ciò si rifletteva ovviamente nelle sue opere letterarie, nella sua prosa e nella visione che aveva della realtà, dalla quale non era difficile avvertire anche l'influenza di un certo esistenzialismo tipico di certa letteratura, rielaborato secondo il filtro del romanzo nero e hard bolied, in cui la violenza va oltre ogni pur minimo concetto di sopportazone, facendo tabula rasa di qualsiasi giustificazione logica e razionale. È e può essere solo così, senza nessun altra mediazione.

Nessun commento:
Posta un commento
Ogni commento, prima di essere pubblicato, verrà sottoposto ad autorizzazione. Grazie