Vorrei provare a scrivere un racconto distopico su quanto si riesca a manipolare il dissenso attraverso i social con l'immissione di notizie sensazionali. La materia a disposizione è davvero ampia.
Io poi, povero me, non sono provvisto di rilevanti capacità di multitasking, come molti elevati dissidenti vantano, anzi sono alquanto scarsino in questo. Amo prestare attenzione a tutto, ma senza farmi ossessionare da qualcosa in particolare, con la scusa del multitasking da ubermensch.
Sono convinto che nel campo dell'informazione indurre ossessione produca distrazione. E quale miglior elemento di distrazione di quello del sensazionalismo?
Sono dinamiche tra l'altro molto vecchie, studiate e analizzate nei minimi particolari da filosofi del linguaggio e della comunicazione e da spin doctor.
La nostra è essenzialmente una società dello spettacolo, che i social amplificano a dismisura, operando una catastrofica distorsione della realtà.
Neanche tre anni di sperimentazione di massa sono riusciti ad aprirci gli occhi. Perché c'è chi l'ha vissuta soprattutto come sperimentazione di carattere medico, e gli è sfuggita, ha ignorato, o ha al massimo sottovalutato l'essenza manipolativa a livello di controllo sociale, e la connessa compressione delle libertà. Se no non si spiegherebbero certi pruriti di carattere autoritario in buona parte dell'area del dissenso.
Ogni narrazione riempie in modo abnorme lo spazio del nostro recinto.
Ci trattano, non a torto, come bambinoni mai cresciuti, che dormono ancora abbracciati al peluche, o con la pistola da cowboy sotto il cuscino, con il personaggio dai tratti lombrosiani, da scegliere come nemico o come eroe, a secondo dello schieramento.
E la battaglia da rollerball virtuale può scatenarsi indisturbata nel recinto.

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