Storia del Rock
Frank Zappa
“The Grand Wazoo” (1972)
Una cosa è certa: a Frank Zappa spetta di diritto un posto d'onore tra i grandi compositori del novecento. Se c'è un personaggio nella storia della musica rock, che ha saputo con genialità trascendere i generi e lasciare nella musica del secolo scorso un'impronta indelebile, questo è Zappa.
Una straordinaria carriera durata quasi quarant'anni, durante i quali si è cimentato ai massimi livelli con tutti o quasi i generi musicali: sinfonica, jazz, rock, canzone pop e addirittura stupid song e jingle. Poteva suonare e comporre qualsiasi cosa, come e quando voleva, sicuramente l'unico a poterlo fare. In più, come ogni genio si permetteva lo sberleffo e l'irriverenza.
Un musicista e un compositore trasgressivo, la cui trasgressione non aveva nulla di costruito. Era sempre un gradino sopra le aspettative, pronto a stupire. Uno dei grandi autentici innovatori, di cui non si contano le influenze e le imitazioni.
Una discografia ai limiti dell'assurdo, talmente sterminata da perderci la testa. Quasi impossibile riuscire ad orientarsi.
Zappa in ogni caso si prendeva anche molto sul serio. Questo album, uno dei suoi massimi capolavori, lo dimostra ampiamente. Musica concepita per big band e quasi esclusivamente strumentale, ad eccezione di qualche sperimentalismo vocale in "For Calvin" e nel gustosissimo breve scherzo di "Cleetus Awreetus-Awrigthus".
La prima volta che ascoltai "The Grand Wazoo" ero un imberbe adolescente e rimasi letteralmente folgorato, senza parole di fronte a un miracolo che andava ben oltre la mia comprensione. Col tempo imparai a comprenderne i particolari, i passaggi, la geniale logica compositiva.
Cinque composizioni per lo più in forma di suite, nelle quali musica contemporanea, rock e soprattutto jazz sono miscelati col solito taglio zappiano. Zappa si avvale della collaborazione di un notevole numero di musicisti, tra i quali: Sal Marquez ai fiati, George Duke alle tastiere, Don Preston al moog e Aynsley Dunbar alla batteria.
"Zio Frank" non eccede mai, si pone come musicista tra altri musicisti, il suo ruolo è prevalentemente da compositore e da arrangiatore, anche se non mancano suoi straordinari assoli. Quella che viene fuori è musica raffinatissima, che pur avendo più di cinquant'anni, conserva inalterata la sua freschezza.
Da segnalare soprattutto: la title track, dal ritmo travolgente e durante la quale si alternano gli assoli di una serie di musicisti; "Eat That Question", dall'andamento jazz rock e caratterizzata dall'indimenticabile piano di George Duke; e infine la dolce "Blessed Relief".

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