I Classici del Jazz
Charles Mingus & Eric Dolphy
"At Antibes" (1960)
Uno dei sodalizi più proficui della storia del jazz è stato quello tra Mingus e Dolphy, iniziato nel 1960 e terminato purtroppo nel 1964, con la prematura morte del giovane sassofonista. Quattro anni che sconvolsero il mondo del jazz fin dalle fondamenta. Tornerò comunque ad occuparmi anche separatamente di Mingus e Dolphy, con altre loro incisioni. Voglio, però, iniziare a parlarne proprio per la grande, grandissima importanza di questa registrazione.
Da più parti infatti, si tende a ritenere che furono appunto Mingus e Dolphy a far nascere il free jazz ed esattamente con questo concerto francese. Poi Coleman, nello stesso anno, diede formalmente ed ufficialmente inizio al genere con la pubblicazione dell'album omonimo. Prova ne sia anche il fatto che tra gli ospiti del "Free Jazz" colemaniano c'era lo stesso Dolphy, che suonava però il clarinetto basso.
Di solito, la paternità di "At Antibes", meraviglioso album live, viene, anche grazie alle note di copertina, attribuita al solo Mingus, ma in altre edizioni è resa maggior giustizia ad Eric Dolphy, ponendolo sullo stesso piano del contrabbassista e compositore. Credo anch'io che sia più giusta questa forma, anche perché la presenza dell'alto sassofonista non è quella di semplice collaborazione, come quella di altri rilevanti musicisti presenti nello stesso concerto.
Ora, a prescindere o meno dalla nascita del free, questo live si pone ad un chiaro punto di svolta nel jazz, quando il bop più radicale veniva ad estremizzare la sua ricerca musicale, che chiaramente faceva presupporre una nuova frontiera sonora, che di lì a poco avrebbe messo le sue radici.
In questo senso, l'apporto di Dolphy è più che fondamentale, le furiose incursioni del suo sax fanno la differenza e contribuiscono alla pari con il genio di Mingus a dare alla musica la logica evoluzione, che negli anni successivi, e sempre per merito della stessa collaborazione, si radicalizzerà ulteriormente.
Questo comunque è uno dei dischi più belli della storia del jazz. Un disco attraverso il quale si percepisce nettamente l'entusiasmo e l'energia nei quali sono coinvolti tutti i musicisti. Oltre ai due giganti, val la pena di menzionare altre presenze, a cominciare innanzitutto dal grande pianista Bud Powell, qui in grandissima forma. E poi Booker Ervin, eccellente sassofonista tenore di Mingus, che spesso e volentieri duetta con lo stesso Dolphy, provocando emozioni assai intense. E ancora l'ottimo trombettista Ted Curson, molto in sintonia con Dolphy, e il mingusiano batterista Danny Richmond.
Indispensabile.

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