Scrivi a Cassiel

Nome

Email *

Messaggio *

venerdì 5 maggio 2023

John Wyndham, "Il giorno dei trifidi" (1951) - "L'invasione dei mostri verdi" ("The Day of the Triffids"), 1962


Consigli di lettura e Cult movie


John Wyndham, "Il giorno dei trifidi" (1951)


"L'invasione dei mostri verdi" ("The Day of the Triffids"), 1962

Regia: Steve Sekely e Freddie Francis (non accreditato, le sequenze ambientate nel faro)

Con: Howard Keel, Nicole Maurey, Janette Scott, Kieron Moore


Il principale valore di questo romanzo sta nell'importanza che ha avuto nella storia della fantascienza. Un classico che ha fatto epoca, e ispirato molta della fantascienza successiva. Oltre ad aver dato vita ad un filone ben preciso del genere post apocalittico nella cultura di massa, ciò che prima era riuscito solo a Jules Verne, a H. G. Wells e a pochissimi altri.


L'io narrante svegliandosi si trova catapultato improvvisamente nella catastrofe. Una sorta di kafkiano Gregor Samsa. Un tipo di espediente che suggestiona sempre i lettori e a cui si fa ricorso spesso in letteratura. Con la differenza che nel racconto dello scrittore praghese la catastrofe riguardava il microcosmo privato, qui un mondo intero.


Ci sono due piani narrativi e due vicende che si intersecano nel romanzo, e che trovano un perfetto equilibrio, e un piano comune nel quale dispiegarsi. 

Sembra di trovarsi di fronte a qualcosa tra un thriller complottista, una distopia, un fanta-horror post-apocalittico e "Cecità" di Saramago (e non è escluso che lo scrittore portoghese non si sia ispirato anche all'idea de "Il giorno dei trifidi", quando ha scritto il suo capolavoro). 

Wyndham d'altra parte sembra essersi ispirato a sua volta a un racconto di H. G. Wells: "Nel Paese dei Ciechi", citato proprio nel romanzo.


Gli aspetti che colpiscono di più sono il ritmo senza mai un cedimento, la capacità descrittiva, la suspense e i continui colpi di scena che andranno avanti fino all'ultima pagina, tenute insieme quasi fossero parti di una sceneggiatura cinematografica. Wyndham è bravissimo nel catturare l'attenzione e stimolare l'immaginazione. Così la descrizione di una Londra in progressiva disgregazione con le sue strade deserte prende forma in maniera assai realistica.


Tuttavia, l'idea più originale del romanzo è proprio quella dei trifidi, mostri creati dall'ingegno umano, destinati a restare impressi per sempre nell'immaginario degli appassionati di fantascienza. Sono letali testimoni dell'apocalisse, orrendi esseri indifferenti a tutto, intenti solo a cercare cibo e a riprodursi. 


La domanda che aleggia continuamente nel corso della storia è: se sarà mai possibile tornare indietro, al mondo prima della catastrofe. I protagonisti, infatti, si muovono in continuazione, facendo i conti con la propria incredulità e si dividono su questo.

Due visioni e speranze, di conseguenza, entrano inizialmente in conflitto. 


C'è chi spera che il mondo non sia crollato del tutto e si possa riorganizzare su vecchie basi ma in maniera dispotica. Anche se nessuno dovrà essere escluso. 

E c'è chi pensa che il mondo di prima sia finito e che sia necessario codificare nuove abitudini e nuovi criteri morali. Tutte le consuetudini, anche le più radicate, quelle che appaiono come naturali, dovranno essere messe in discussione. 


Ma c'è anche una terza reazione che emerge, quella del tradizionalismo religioso. La chiusura all'interno delle proprie vecchie, rassicuranti regole. 

Insomma, sembrerebbe che il modo di confrontarsi con un'apocalisse catastrofica sia solo quello di un arroccamento in posizioni inconciliabili, ma che hanno in comune una concezione totalitaria della gestione del potere e dell'esistenza.


In tutti i casi, le decisioni delle élites dovrebbero diventare leggi, pena l'esclusione dalla comunità, o l'impossibilità di scegliere. Appaiono tutte così ragionevoli, che c'è poco spazio per il dubbio, solo l'io narrante ne avanza.

Un romanzo di impressionante anticipazione. E non credo ci sia da spiegare il perché.


Nel corso degli eventi, però, prevale una visione comunitaria, per la quale sembra simpatizzare lo scrittore: per alimentare la speranza in un futuro in cui l'umano possa di nuovo tornare a esistere, è necessario collaborare. 

E poi, c'è la forza dell'amore che supera ogni cosa.


Ma è anche molto più di questo. Dietro l'aspetto semplicemente avventuroso della trama, è di una complessità incredibile. Wyndham, nel mettere a confronto diversi modelli di organizzazione sociale, chiama in causa questioni politiche, filosofiche, psicologiche e sociali e le immerge nella narrazione, e spesso lo fa per mezzo dei dialoghi e con approccio satirico.


Questo tipo di narrativa non è interessante solo per il valore letterario in sé, o per la capacità di anticipazione connessa al genere fantascientifico, ma anche per il contesto in cui viveva l'autore. Offre la possibilità, nel caso di Wyndham, di farsi un'idea su come la pensasse il ceto medio inglese all'inizio degli anni cinquanta, quali paure e quali speranze avesse nel periodo appena successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Quale fosse il dibattito culturale. Quale anche la capacità di proiezione dell'immaginario nel concepire mondi futuri e altri mondi. 


Alla fama del libro contribuì molto anche l'adattamento cinematografico del 1962, che uscì in Italia col titolo di "L'invasione dei mostri verdi", un gustosissimo b-movie anni sessanta. La trama del libro è sostanzialmente stravolta, le caratteristiche dei trifidi sono diverse. Mancano dei personaggi fondamentali. E quelli che vengono mantenuti hanno caratteri diversi. I luoghi della vicenda non sono confinati alla sola Inghilterra.


La catastrofe viene attribuita a cause extraterrestri. Si diluiscono di molto gli aspetti di critica politica, sociale e filosofica, addomesticando anche le parti più inquietanti. 

Molto in sintonia con il primo adattamento de "La guerra dei mondi" e con alcune puntate di "Ai confini della realtà". 

Resta comunque l'idea di fondo, è un buon prodotto di puro divertimento, assai lontano, comunque, non solo nella trama, ma anche qualitativamente dal romanzo. 

Nessun commento:

Posta un commento

Ogni commento, prima di essere pubblicato, verrà sottoposto ad autorizzazione. Grazie

ADRIANO VIRGILI, “LA BIBBIA NON PARLA DI UFO” (2025)

ADRIANO VIRGILI, “LA BIBBIA NON PARLA DI UFO:  Ovvero, come si trasforma una bomba in una locomotiva e Dio in un alieno  (2025) «Si tratta d...