Divide et impera
Io sono molto "complottista".
In un certo senso, lo sono molto più di tanti altri. Il mio "complottismo" è, tuttavia, di natura ben diversa, anche se complottista dovrebbe essere definito chi i complotti li fa, non chi li denuncia.
Sono convinto che i nostri signori e padroni abbiano trovato da tempo la quadra per dividere e irridere i loro oppositori. Lo fanno in tutta autonomia tra loro, spesso anche in conflitto, ma il metodo è lo stesso e facilmente esportabile, in pieno regime internazionale di gentlemen agreement.
Hanno scientemente ideato una forma di oppressione, lenta e graduale, la cui principale vittima è il dubbio.
Sposare la loro narrazione, priva di dubbi, o una parte di essa, proprio per non essere giudicati complottisti, fa dei danni incommensurabili, e in questi tre anni, lo avremmo dovuto imparare molto bene.
Inoltre, più sono diffusi a livello globale pezzi di questa narrazione, più danni producono, perché assumono i tratti del buon senso comune. Una sorta di pervasivo dispotismo del Bene, che è poi quasi impossibile da scalfire.
D'altra parte contrapporsi rigidamente e pregiudizialmente, con una verità assoluta alternativa, fa, allo stesso modo, danni molto gravi, perché ci espone al ridicolo e all'inattendibilità, anche quando le supposizioni potrebbero in un ipotetico futuro rivelarsi giuste.
La verità gettata loro in faccia dovrebbe essere solo quella razionale, dimostrabile effettivamente, ora, senza intrinseche contraddizioni.
Quella verità, per esempio, della compressione delle libertà, attraverso le varie forme di lockdown, di controllo e di sorveglianza digitale, quella dell'annullamento dei diritti sociali, del criminoso progetto di transizione ecologica portato avanti dal capitalismo verde, della distruzione del sistema sanitario, della devastazione e rapina dei territori, dell'aumento della mortalità e dei malori improvvisi, realmente documentati e quelli non segnalati (la pessima farmacovigilanza, con scarsa applicazione della vigilanza passiva, e pressoché nulla applicazione di quella attiva), evitando però di trasformare i propri profili in annunci mortuari.
Ce ne sono, insomma, abbastanza di argomenti per opporsi degnamente.
Il resto deve fare parte del dubbio e del sacrosanto diritto a poterlo esprimere.
Hanno determinato, in breve, una situazione e un'atmosfera culturale tali, affinché sia possibile confrontarsi tra dissidenti solo con contrapposizioni irriducibili, per dimostrare quanto si sia più furbi degli altri, dividendoci in squadre (due, tre, quattro… a secondo dei casi) e dandoci reciprocamente degli idioti. La distorsione della percezione del sacrosanto diritto alla libertà individuale che produce egotismo, egoismo e carenza di solidarietà, è collegata a questa imbelle conflittualità e completa il triste quadro.
Il dissenso è caduto nella trappola e lo dimostrano per l'ennesima volta, le risse verbali che si svolgono sui social sulle alluvioni, in maniera così feroce, che a mio avviso, non hanno precedenti. Confinati nel nostro recinto ad accapigliarci.
Tutti in possesso della verità. "Verità" in un caso o nell'altro, funzionale al potere dominante. Perché rigida come la sua, e contemporaneamente, favorisce il divide et impera.
Il problema è che la loro verità è talmente granitica, fondata com'è sulla "dolce" propaganda, con la suggestione di un pluralismo che non esiste. Riescono a trovare qualsiasi giustificazione per qualsiasi cosa, mentre irridono i "complottisti", e avendo anche dalla loro parte gli organi di informazione nella quasi totalità, un bel pezzo della controinformazione che fa folklore, e come minimo è inattendibile, se non peggio, e una solidissima costruzione ideologica a livello globale. Anche se c'è chi si ostina a non vederlo per motivi di tifoseria geopolitica e religiosa.
C'è chi pensa che ci saranno Cina, Russia ed Elon Musk, oppure Viganò, Kirill o qualche teocrazia islamica a difenderci contro le perversioni dell'anglosfera, di Bill Gates e contro il satanismo di Bergoglio, dimenticando quanto dispotismo, autoritarismo e quanta visione distopica siano contenuti nelle concezioni di questi difensori; c'è chi è rimasto piddino nell'anima, pur negandolo a sé stesso, tifoso appena un po' "critico" dell'€uropa e del progressismo liberal e woke made in USA; e c'è chi infine, percepisce, nonostante tutto, il mondo anglo-americano, o una sua parte, come il luogo della vera democrazia e della libertà, dimenticando quanto criminale imperialismo abbia prodotto, quanto razzismo, la congenita propensione al maccartismo, senza considerare che è stata la prima patria del pensiero unico mondialista, che è alla base del Great Reset.
Tutte queste impostazioni, inoltre, più o meno consapevolmente, danno il loro piccolo contributo alla degenerazione e al declino dell'Occidente e della sua cultura.
L'unica cosa che metterebbe in crisi l'intera impostazione ideologica del pensiero unico è il dubbio: elemento essenziale per qualsiasi forma di dialogo, con cui confrontarsi tra dissidenti senza contrapposizioni inutili e senza certezze precostituite.
Non un approccio dogmatico, uguale o contrario che sia. Hanno però trovato nella dissidenza un sollecito alleato.
E il dubbio l'è morto. Sopravvive per intero solo nelle menti di pochi "sfigati".

Nessun commento:
Posta un commento
Ogni commento, prima di essere pubblicato, verrà sottoposto ad autorizzazione. Grazie