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venerdì 12 maggio 2023

Margaret Atwood "Occhio di Gatto" (1988)

 


Consigli di lettura 


Margaret Atwood

"Occhio di Gatto" (1988)


E' un viaggio nella memoria quello che compie Elaine Risley, io narrante, pittrice e protagonista del romanzo della Atwood, durante la sua permanenza a Toronto, in cui ritorna dopo tanti anni, città nella quale ha trascorso infanzia e giovinezza. Ci torna in occasione di una sua mostra. Quindi oltre ad essere un viaggio nella memoria è anche in qualche modo un romanzo di formazione, un viaggio nel mondo dell'infanzia.


Tra le pieghe del racconto, prende forma una sorta di singolare seduta di autoanalisi, in cui la protagonista cerca la risposta definitiva sul suo passato. Infatti, ogni parte del libro è contrassegnata da un primo capitolo in cui Elaine si trova nel momento attuale, mentre rivive molte sensazioni di quello che era il suo mondo. Quanto questo romanzo sia frutto di ispirazione autobiografica poco importa e non è questo l'elemento che interessa di più.


La particolarità di "Occhio di Gatto" sta nel suo essere un'opera complessa e profonda, dalla non facile interpretazione, in netto contrasto con la semplicità del racconto e degli eventi, che catturano il lettore dalla prima all'ultima pagina. Ed è proprio questa semplicità di eventi chiari, netti e definiti, che paradossalmente spiazza. 


Disorienta l'originale puntigliosa e dolorosa ricostruzione di fatti, descrizione di oggetti e di persone, analisi di sensazioni e di sentimenti. Il tutto osservato attraverso il filtro metaforico dell'"occhio di gatto", una biglia di vetro colorata, mitico oggetto dell'infanzia di Elaine.


La cosa che colpisce di più è la prima parte del romanzo dedicata all'infanzia, al riemergere di situazioni che sembrano sopite e, invece, terribilmente impresse nell'animo della protagonista, talmente intense da essere queste la fonte principale di ispirazione della sua arte pittorica e della sua intera esistenza.


Elaine ci dice che il mondo dei bambini è una dimensione che a noi adulti spesso sfugge, non riusciamo sempre ad identificarci con loro e con le loro esperienze, anzi. E poco ci sono di ausilio perfino i ricordi. In linea di massima, si pensa all'universo dell'infanzia, come ad un'isola di serenità. 


Si è portati a credere che i pericoli possano venire prevalentemente dagli adulti stessi e che quindi, scongiurate violenze fisiche e psicologiche evidenti, nulla o quasi possa turbare la crescita dei bimbi. Sulle quali violenze poi si ha comunque una prospettiva falsata, tendendo ad escludere da queste le imposizioni di consuetudini o regole educative, anche le più assurde, che nella sostanza sono ugualmente piccole e grandi violenze. E ben lo sappiamo da sempre. Cosa dire delle tante paure indotte, soprattutto nel contesto scolastico e in quello familiare, in questi ultimi tre anni?


L'infanzia ha, invece, suoi codici particolari, tanto è lontana dalla razionalizzazione del mondo adulto. Si basa su eventi, fatti, cose e simboli dall'evidenza banale, ma che possono creare fratture, traumi e ripercussioni difficilmente sanabili. Quando le relazioni si limitano tra bambini, gli adulti per lo più sono assenti ed estranei. E, a meno di fatti che reputano gravi ed eclatanti, quasi si sentono esentati dal parteciparne. 


Il luogo comune "sono solo bambini", anche se pensato con il maggior affetto possibile, non tiene conto delle difficoltà di approccio tra coetanei e del fatto che se per noi sono solo bambini, i bimbi tra loro si percepiscono non solo come appartenenti all'infanzia, ma come individui completi, pari in tutti i sensi, e che riempiono buona parte del loro orizzonte e del loro spazio. Relazioni quindi che sono altamente formative, quanto e più di quelle con gli adulti.


I traumi e il rapporto con l'amica Cordelia sono le cose che delimitano le fasi di crescita di Elaine, il passaggio all'adolescenza, soprattutto, avviene con uno sbalzo e senza continuità apparente con il periodo dell'infanzia, prova ne sia la momentanea perdita di memoria sui fatti che riguardano appunto una fase importante dell'infanzia stessa, che la donna riacquisterà solo nel corso degli anni e del tutto solo alla fine, di nuovo a contatto con Toronto. 


La memoria è una cosa strana non è affatto lineare procede a sbalzi, come ci viene suggerito ad un certo punto nel romanzo. Tendiamo a volte a ricordare accadimenti lontani e a dimenticare invece i più vicini.

Altro elemento fondamentale nella lettura del romanzo è la presenza delle donne. Donne che riempiono quasi tutto il mondo di Elaine nell'infanzia, fatto salvo il rapporto con il fratello e in minor grado con il padre e con l'amico orientale del padre. 


Sono le amiche soprattutto, la madre, le madri delle amiche, le insegnanti, quelle che percepisce di più la bambina, queste figure sono totalizzanti e totalizzante è il modo in cui riempiono il suo mondo. I padri delle amiche, le altre figure maschili, appena accennate, non sono quasi mai presenti e se lo sono restano sullo sfondo, in una dimensione quasi fiabesca, perdendo di fatto di consistenza.


La scena cambia nella giovinezza e nella maturità, qui le donne tendono a ricoprire più un ruolo di sofferenti e strazianti figure. Ed è invece il maschio a colmare gli spazi vuoti, e figure maschili forti e determinate, ora non più indistinte, ma con caratteristiche peculiari nette e definite, diventano un parte consistente del mondo di Elaine.


Ma un comune denominatore lega tutte le età della nostra protagonista, cosa che lei ci ricorda più volte, che il mondo dei maschi in qualche modo le è familiare, quello femminile invece, a prescindere o meno della capacità di ricoprire il suo orizzonte non riesce a decifrarlo, la mette in imbarazzo, ne percepisce tutta la complessità, perché le appartiene ed è forse questo mondo con cui Elaine deve riconciliarsi, in special modo con il buio della sua infanzia. 


Sullo sfondo poi ci sono Toronto, la città resa inferno nelle esperienze dolorose della protagonista, il Canada, una nazione che non sembra una nazione, gli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, l'alternativismo beatnik, quello hippy e il femminismo. Ed infine il suo mondo presente, un mondo impazzito, eppure unico possibile.


Margaret Atwood è scrittrice splendida, evocativa, una delle poche grandi a cavallo dei due millenni. La sua prosa scava nelle emozioni e nella vita della protagonista, ma anche in quella di ogni persona, a prescindere dal sesso. 

Questo romanzo è anni luce lontano dai suoi capolavori distopici: "Il racconto dell'ancella", quello per cui è più conosciuta, e "L'ultimo degli uomini"; dagli altri capolavori: il thriller psicologico di ambientazione storica "L'altra Grace" e il singolare romanzo, miscuglio di generi diversi, "L'assassino cieco". 

Tuttavia, la sua prosa, il suo tocco, la sua sensibilità sono sempre inconfondibili.

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