Consigli di lettura
Philippe Pelletier
"Clima, capitalismo verde e catastrofismo" (2015, 2021)
La truffa del Capitalismo Verde dalle magnifiche sorti e progressive è il più grande tentativo di sfruttamento, annichilimento e assoggettamento dell'umanità e della sua natura mai pensato prima dagli stessi uomini, mascherato da motivazioni ecologiche e sanitarie. Il tentativo di instaurare un regime totalitario globale, che condizionerebbe pesantemente l'intera sfera dell'esistenza umana. La sua piena realizzazione sarebbe il capolavoro assoluto delle classi dominanti. E a proposito di questo, è bene sottolineare che la transizione ecologica del capitalismo verde è del tutto incardinata nella Quarta Rivoluzione Industriale.
Questa non vuole essere esattamente una usuale recensione. Ho deciso infatti di dare più spazio alle citazioni, alcune di quelle più significative, prese da questo preziosissimo libro, scritto da un geografo e saggista francese, anarchico, e sottolineo anarchico, ripubblicato due anni fa con diverse aggiunte, ma che è uscito la prima volta nel 2015. Ne ho già parlato diverse volte in passato. Ora, merita un post più esteso. Quindi, mi scuso per la lunghezza, ma la ritengo la questione più grave che abbiamo di fronte e che siamo costretti ad affrontare.
L'analisi di Pellettier è davvero puntuale, circostanziata e documentata, si pone in decisa controtendenza rispetto al coro dei sacerdoti della scienzah e dei loro solleciti servi della carta stampata. Nel leggere il libro si ha netta la sensazione che questa analisi, non solo abbia anticipato ciò che sta accadendo, ma che sembri acquistare progressivamente maggior valore, con il succedersi degli eventi e dei passaggi verso la costruzione di un intero paradigma.
È ovvio che nei particolari andrebbe aggiornato, perché mancano gli avvenimenti successivi all'ultima edizione, e alcune questioni sono un po' accennate senza il dovuto approfondimento (piccoli peccati veniali). Tuttavia, ciò che conta è lo sguardo di insieme e la chiave di decifrazione, che sono sempre più validi.
Questo, inoltre, confermerebbe il fatto che la critica più puntuale e più completa all'esistente, viene da chi è in possesso di un punto di vista libertario e dalla parte delle classi subalterne, da chi non fa sconti a nessuno e non si lascia condizionare da simpatie ideologiche. Da chi non ripone speranze in qualsivoglia regime change, in protettori, in salvatori, in vendicatori, in guru, in uomini della provvidenza del presente e non prova nostalgia per quelli del passato.
Pelletier descrive efficacemente la cattura cognitiva del grande capitale nei confronti di presunti eretici estremisti e ambientalisti. Ne denuncia la deriva ideologica e la sottomissione agli interessi dei dominanti. Ricostruisce la storia di alcuni potenti enti sovranazionali "ecologisti" e non, e lo fa minuziosamente. Pone all'attenzione del lettore i meccanismi di propaganda e l'arma del catastrofismo usata per terrorizzare e indurre le masse ad accettare l'irreggimentazione.
Tale schiacciante egemonia culturale si è potuta realizzare, aggiungo io, anche grazie alla capacità che hanno avuto le classi dirigenti di cogliere e assorbire gli aspetti più evidenti, le debolezze, gli errori, le speranze, il "bisogno di rivoluzione", acquisendo consenso e trasformando i militanti attivisti dell'area dell'ecologismo radicale di sinistra in utili idioti, in, più o meno inconsapevoli, guardiani dell'ortodossia della transizione ecologica capitalista. Ma grazie anche al fatto che molti esponenti delle élite vengono proprio da quell'area e ne conoscono benissimo le dinamiche interne e le utopie, così come viene evidenziato pure nel libro.
Questo sta accadendo, come sappiamo bene, anche a livello sanitario (abbiamo visto di quale complicità siano stati capaci in tre anni di stato d'eccezione), nella sfera del controllo tecnologico e digitale e in quella dei diritti civili.
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«La questione del clima è diventata una questione politica e, per di più, una questione importante. Ecco un primo paradosso a questo riguardo: mai prima d’ora le classi dirigenti, i media e persino gli attivisti hanno parlato tanto del clima. A scuola, però, si tengono ancora poche ore di insegnamento in climatologia, una materia che, ci dicono, è invece essenziale per il futuro dell’umanità. Eppure tutti potrebbero, anzi dovrebbero, avere un minimo di conoscenze specialistiche per capire di cosa si tratta.
Evidenziamo anche un secondo paradosso: importanti convegni internazionali, titoli di testa dei giornali e dichiarazioni militanti declamano in continuazione che dobbiamo «salvare il clima», senza vedere il carattere assurdo e al tempo stesso pericoloso di una tale formula. Assurdo perché, se il clima riguarda un fenomeno fisico, come possiamo salvarlo? Possiamo ragionevolmente disquisire di come «salvare i vulcani»? Pericoloso perché, se l’essere umano può «salvare» un fenomeno fisico, ciò equivale a conferirgli un enorme potere, un potere che legittima tutti i progetti megalomani di geoingegneria. Ne consegue un terzo paradosso: la corrente ideologica e politica che pone con forza la questione climatica è proprio quella che critica il potere prometeico dell’essere umano e che oltretutto è diffidente nei confronti della tecnoscienza. Il «Salvatore» che scaturisce dal principio del «salvare» è solo uno degli aspetti di questa paradossale riabilitazione dello scientismo prometeico.»
«si dovrebbero distinguere attentamente due concetti: da un lato l’ecologia come scienza, che ha una storia, un’epistemologia e una metodologia; dall’altro l’ecologismo, o ambientalismo, una corrente di pensiero e azione che si basa più o meno su questa scienza. Non tutti gli ecologi sono ambientalisti, così come non tutti gli ambientalisti sono di fatto ecologi. La confusione tra i due termini è favorita dal vocabolario anglo-americano, il linguaggio dominante, che usa lo stesso termine, ecologist, per intendere sia ecologista, ambientalista che ecologo.
Questa confusione è particolarmente perniciosa. E non è banale dato che la rivista «The Ecologist», tradotta in diverse lingue con lo stesso titolo e fondata dal miliardario Edward «Teddy» Goldsmith (1928-2009), afferma di essere una rivista scientifica ma è in realtà estremamente militante e non presenta mai i disaccordi o le controversie che esistono tra scienziati sui vari argomenti ambientali. In realtà sostiene un dogma per fini ideologici e politici mascherandosi sotto l’aura della «verità scientifica».»
«Interpellato da un giornalista di bfm-tv sulle imponenti alluvioni verificatesi nella regione del Var lunedì 25 novembre 2019, David Cormand, segretario nazionale di Europa-Écologie les Verts dal 2016, ed eletto prima consigliere comunale, poi consigliere regionale e infine deputato europeo, offre le seguenti spiegazioni. In primo luogo, le precipitazioni sono state molto abbondanti, più elevate del solito, a causa della «moltiplicazione di eventi climatici estremi». In secondo luogo, l’eccessiva urbanizzazione e la cementificazione hanno peggiorato la situazione. Il secondo punto è vero. Ma è solo il secondo. Il primo punto è falso: persino Météo-France spiega che questa precipitazione nel Var non è eccezionale (bensì un classico fenomeno meteorologico), né superiore alla media. Ma ciò non impedisce a questo deputato ecologista europeo di dire sciocchezze, senza peraltro essere corretto dal giornalista. E così ci rifila per primo il suo falso argomento perché lo considera più importante, secondo la procedura deduttiva propria dei dogmatici e della loro strabordante ideologia (che va di pari passo con il «far paura» e il «farsi eleggere»).»
«Tutti i dogmi, tutte le Chiese, giocano sulla paura, l’angoscia, la punizione, la paralisi, la sottomissione, il controllo. Supporre che la paura sia un principio di saggezza significa ingannare se stessi e gli altri. Far leva sulla paura vuol dire invece far cadere a livelli infimi l’ambizione filosofica dell’essere umano e degradare l’emancipazione individuale e collettiva.»
«Il Club di Roma è quindi composto da una bella sfilza di leader mondiali che hanno poco a che vedere con il militante ecologista di base, amante della natura o difensore degli animali, e meno ancora con l’anarchico social-rivoluzionario. Come dichiara lo stesso Aurelio Peccei nella sua autobiografia, La qualità umana (1974), i membri del Club si considerano una nuova «casta di grandi sacerdoti». È esattamente il prototipo del «governo dei migliori» profetizzato e denunciato da Bakunin. Non occulto – non c’è bisogno di far ricorso a una teoria del complotto – ma discreto, sì. Una sorta di «collegio invisibile» presieduto da «tecnocrati», come notava già nel 1974 il politologo Harvey Simmons, secondo il quale agiva oltretutto in maniera efficace. Si può capire che degli ecologisti impegolati nelle strategie politiche e propensi a una governance mondiale possano dar credito a una simile istituzione borghese sostenuta dagli Stati. Ma è davvero sbalorditivo che rivoluzionari o libertari facciano altrettanto, senza il minimo distacco critico.
Il Club di Roma, non eletto da nessuno, funziona per cooptazione, è finanziato da imprese potenti (Fiat, Volkswagen, Ford…) – che, come tutti sanno, non sono esattamente delle organizzazioni di base con aspirazioni rivoluzionarie – ed è composto da esponenti delle classi dirigenti che hanno tutta l’attenzione dei politici. E nonostante si situi abilmente al di sopra dei partiti e delle ideologie, in realtà esso esprime una ben precisa ideologia – l’ecologismo – grazie anche al concorso di altre formazioni politiche grandi e piccine.»
«Anche Holdren è un personaggio interessante: nato nel 1944, come Schneider, dopo aver sostenuto il raffreddamento globale cambierà casacca e riconoscerà il riscaldamento globale, continuando ad accumulare posti di responsabilità scientifica. Diventerà persino il «principale consigliere scientifico e tecnologico» del presidente Obama… Ma c’è un punto su cui non cambia idea: il suo sostegno al nucleare, sia all’epoca che oggigiorno, a cui però aggiunge il supporto alle energie rinnovabili.
Sia chiaro: il problema non è che le persone o gli studiosi a volte hanno torto e cambiano idea. Anzi, è proprio la quintessenza della scienza procedere dalla verità di oggi che diventa l’errore di domani. Il problema è l’arroganza di alcuni studiosi, la difficoltà a riconoscere i propri errori, la cassa di risonanza dei media e il loro opportunismo che si combina a quello dei politici. Il problema è anche la modalità della loro retorica che coltiva, senza esitazione alcuna, la paura, l’allarmismo, il catastrofismo e l’emergenza.»
«... sono quasi tutti d’accordo nel proporre l’idea di una governance ambientale globale, e quindi di una governance «climatica».
... Questa governance globale si basa su esperti non eletti democraticamente, se non indirettamente attraverso sistemi piramidali di delega di potere, e su istituti, ong, think tank, summit internazionali ad hoc e altri protocolli. Essa non solo costituisce ciò che possiamo chiamare «ecocrazia» (o «ecoklatura», con un rimando più diretto alla nomenklatura sovietica), ma gode anche di un notevole sostegno da parte dei principali media. Questi infatti, pur non seguendo necessariamente le orme dei partiti ecologisti, sostengono le dinamiche generali del capitalismo verde, ma al tempo stesso perseguono i propri interessi imprenditoriali: sensazionalismo e catastrofismo vendono. E così si affidano di buon grado alla pretesa competenza dei loro giornalisti, che il più delle volte sono dei capaci editorialisti ma non dei rigorosi scienziati.
[È piuttosto curioso che i militanti di sinistra e gli ecologisti, spesso pronti a denunciare i media, cessino di colpo le loro critiche quando questi trattano le questioni legate all’ecologia e al clima. È come se improvvisamente questi stessi media diventassero virtuosi.]»
«Analizzare e capire perché mai un buon numero di attivisti e di persone ben intenzionate continuino a prendere per oro colato le affermazioni di leader, di autoproclamati esperti e di guru (ideologici) del clima; capire perché mai continuino a pensare, nonostante tutto, che le istituzioni preposte siano sincere, oneste e benevole, che possano far meglio e che ci si debba comunque fidare di loro, rimane una questione aperta. E richiama alla memoria quei militanti comunisti del passato che hanno continuato a negare la realtà totalitaria dei regimi marxisti-leninisti – il partito unico, il dittatore, il culto della personalità, la nomenklatura, le epurazioni, i processi, le cosiddette autocritiche, i gulag e altri abomini – rigettando tutte le testimonianze, tanto quelle di «destra» quanto quelle di «sinistra», come se questo bastasse a cancellare la realtà.
Una spiegazione possibile rimanda al bisogno di credere. Credere che debbano essere i leader, ovvero i presidenti e i governanti, gli uomini di Stato e i loro consiglieri, a darci sia la diagnosi che la soluzione, quando invece sono loro il problema. Credere è come consegnare le chiavi delle nostre catene al capo degli schiavi. E il rapporto con la scienza si rivela qui un argomento cruciale di discussione, soprattutto dopo aver visto le ricadute socio-politiche indotte dai partigiani del darwinismo sociale o del marxismo.
Ebbene sì, il tempo è instabile, mutevole, complesso, sfaccettato, vivo, libero! Per secoli, tutti i sacerdoti, i guru, i re hanno cercato di controllarlo a loro vantaggio (orologi, feste di precetto, calendari…), ma sempre invano. Lo hanno voluto travestire da divinità onnipotente, con i suoi sacerdoti, guru e profeti di sventura… E tuttavia il tempo ha continuato a metterli in difficoltà perché ha mostrato loro la realtà, quella dell’umanità e del suo ambiente in tutta la loro ricchezza. Viva dunque l’anarchia delle meteore!»

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