Consigli di lettura
David Ambrose, "L'uomo che credeva di essere se stesso" (1993)
«Avevo mai prestato veramente ascolto alla mia immaginazione prima d'ora? In genere tendiamo a considerarla nientemeno che uno specchio che altera, falsifica la realtà, uno schermo sul quale proiettare futili fantasie. Come ci sbagliamo! L'immaginazione è la chiave di tutto.» (David Ambrose)
La prima cosa da dire su questo romanzo è che è davvero straordinario, sotto molti punti di vista e in tutti i sensi. Ci troviamo di fronte all'esordio narrativo di questo scrittore inglese. Quello in cui prendono forma per la prima volta tutte le sue tematiche più ricorrenti, a cominciare dalla "speculazione" filosofica sugli universi paralleli. Il tributo a Philip Dick è più che evidente, anche se il taglio letterario è del tutto originale e lo è talmente tanto, da rendere praticamente difficile definire la narrativa di Ambrose come fantascienza.
Infatti, i piani narrativi e gli stili letterari sono molteplici e si intersecano in maniera così naturale, rendendo inutile qualsiasi definizione. L'unica possibile è quella di letteratura dell’”immaginario”, la stessa di Lewis Carroll con la sua Alice, per esempio. Il racconto infatti è avvolto in una patina onirica attraverso la quale si intravedono una molteplicità non solo di universi, ma anche di intenti filosofici, senza mai annoiare e mantenendo sempre un filo logico narrativo chiarissimo, da fiaba.
D’altronde, è questa la vera forza di Ambrose: saper divertire il lettore con escamotage letterari e colpi di scena a non finire e con un senso dell’ironia tutto british, tenendo sempre viva la suspence. Nondimeno, l’incredibile girandola di avvenimenti a cui sottopone i personaggi, ha un risvolto di una comicità assoluta, anche quando mette i panni della tragedia.
Interpretare le storie di Ambrose dal punto di vista metafisico, è un errore. Ci troviamo, invece, di fronte al mistero della vita in tutta la sua materialità: malattia mentale, teorie degli universi paralleli, materia immaginifica dei sogni? E’ vero tutto, come tutto è solo pura sperimentazione della coscienza e della conoscenza.
Il deus ex machina è assente e non pesa neanche il suo silenzio. E come fa dire ad un certo punto ad un personaggio del romanzo: “...non è la verità quella che cerchiamo. Quella lasciamola ai teologi e agli stregoni”. Allo scrittore interessa sperimentare e osservare la realtà secondo criteri molto terreni. E l’immaginazione fa parte della realtà molto più di molte altre cose.
Ambrose si cimenta semplicemente in uno dei giochi più sublimi dell’esistenza umana: quello di raccontare storie, baloccandosi con tutto quello che gli capita a tiro, dalla scienza fino alle citazioni letterarie e cinematografiche. Oltre ai già citati Dick e Carroll, possiamo riconoscere richiami a Poe e a "Psycho" e "Vertigo, La donna che visse due volte" di Hitchcock, il tutto con estrema leggerezza ed eleganza. E per i lettori è assicurato il massimo godimento possibile.

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