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venerdì 29 dicembre 2023

Terry Pratchett "Il colore della magia" (1983)


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Classici del fantastico 


Terry Pratchett

"Il colore della magia" (1983)


«In un remoto scenario multidimensionale, in un piano astrale mai destinato a volare, le volute di foschia stellare ondeggiano e si dividono...

Guarda...

Viene A'Tuin la Grande Tartaruga, nuotando lenta nel golfo interstellare, le membra poderose ricoperte d'idrogeno ghiacciato, l'enorme carapace antico bucherellato da crateri di meteore. Con occhi grandi come il mare, incrostati dai reumi e dalla polvere di asteroidi, fissa la Destinazione.

Nel suo cervello più grande di una città, con lentezza geologica, pensa soltanto al Peso.

Naturalmente la maggior parte del peso è sostenuta da Berilia, Tubul, Gran'T'Phon e Jerakeen, i quattro giganteschi elefanti sulle cui larghe spalle color delle stelle riposa il disco del Mondo, inghirlandato alla sua circonferenza dalla lunga cascata e sormontato dalla volta celeste del Cielo.»


«Il fuoco divampava nella città gemella di Ankh-Morpork. Lambendo il Quartiere dei Maghi, le fiamme si fecero blu e verdi, coronate da scintille dell'ottavo colore, l'ottarino. Quando le lingue di fuoco attaccarono i serbatoi e i depositi di petrolio della Strada dei Mercanti, avanzarono in una serie di fontane ardenti e di esplosioni; nelle strade dei profumieri il fuoco bruciava con un aroma dolce; quando toccò i fasci di erbe secche e rare nei magazzini degli erboristi, gli uomini impazziti cominciarono a parlare con Dio.»


«E adesso che succede?» chiese Duefiori.

Hrun si stuzzicò l'orecchio con un dito che guardò poi meditabondo. «Oh, mi aspetto che fra un minuto apriranno la porta e mi trascineranno nell'arena di un tempio dove lotterò forse contro due ragni giganti e uno schiavo di due metri proveniente dalla giungla di Klatch e poi libererò una principessa legata all'altare e ammazzerò un po' di guardie o roba del genere e poi la fanciulla mi mostrerà il passaggio segreto per andare via da quel luogo e libereremo due cavalli e scapperemo via con il tesoro».

Hrun appoggiò la testa sulle mani intrecciate, guardò il soffitto, fischiettando piano.

«Tutto questo?» domandò Duefiori.

«Di solito».


Una tartaruga gigante se ne va in giro alla deriva per il cosmo e porta sul suo guscio quattro elefanti anch'essi giganti e decisamente magici. Ma non è finita qui: gli elefanti sorreggono un disco enorme, che è un mondo intero, fatto di paesi e di terre, l'una diversa dall'altra, abitate dagli dei, dagli uomini e da uno svariato numero di creature fantasmagoriche.


È questa in poche righe la descrizione del "Mondo Disco", luogo fantastico di creazione di Terry Pratchett, fantasia da cui ha preso forma la produzione di non pochi volumi che vanno a formare una saga in piena regola.

"Il colore della magia" è il primo atto di questa saga, un romanzo spumeggiante e frenetico, che ha valso all'autore una meritata ed indiscussa fama planetaria.


Una cosa è certa: con Terry Pratchett si ride e molto, provare per credere. Aveva un senso dell’ironia e del grottesco fuori dal comune. I suoi romanzi sono una certezza da questo punto di vista. L’originalità è fuori discussione: unire il fantasy alla comicità è già un’idea unica di per sé. Ma non facilmente realizzabile, anzi, tutt’altro.


Il fantasy, come si sa, è un genere inflazionato, con un sacco di prodotti scadenti, che ripetono spesso lo stesso schema e con i soliti stereotipi. Tuttavia, esistono, come in ogni altro settore della narrativa, prodotti buoni e addirittura eccellenti, che in questo caso costituiscono delle eccezioni.

Terry Pratchett, le sue novelle e le sue saghe rientrano a pieno titolo in questa tipologia. E' difficile non restare affascinati dalle sue pagine, o quantomeno è quasi impossibile non divertirsi a leggerle.


Potrebbe essere definito come il creatore del genere fantasy umoristico per quanto riguarda la letteratura contemporanea, visto che per quella di tutti i tempi ci ha pensato almeno un certo Francois Rabelais con i suoi romanzi della saga "Gargantua e Pantagruele".

Un filo che lega due autori così diversi, a prescindere dalla vaga appartenenza ad una convenzione letteraria, potrebbe comunque essere rintracciato nella scanzonata fustigazione di certi costumi e nel vivace e geniale uso dell'ironia.


In ogni caso, Pratchett si rivela già dalle prime righe più che un ottimo artigiano, facendo sfoggio di tutti quegli ingredienti che impreziosiscono una trama, riuscendo ad incuriosire anche il lettore meno disposto a farsi catturare.

Pratchett usa tutta la "chincaglieria" tipica del genere, dai personaggi classici alle creature fantastiche, dai luoghi canonici alle situazioni tipiche. Ma va ben oltre, la sua ironia, il suo senso giocoso dello sberleffo caricano di un'energia inusuale le pagine del libro, stravolgendo il canone e le regole stesse del fantasy.


Ma non è solo questa l'arma vincente dello scrittore inglese. Quello che stupisce di più è l'uso, spesso in costante crescendo, del sense of wonder. Il paradosso, il visionario, la magia, l'avventura, l'assurdità delle situazioni spiazzano continuamente il lettore e lo divertono senza soste, con un insaziabile caleidoscopio di luci e di colori.

Tutto questo è "Il colore della magia", ma è anche la storia delle avventure del mago Scuotivento, del turista Duefiori e di un impossibile "bagaglio”.

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