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mercoledì 3 gennaio 2024

Neil Gaiman, “Nessun Dove” (1996)


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Classici del fantastico


Neil Gaiman, “Nessun Dove” (1996)


«Indossavano completi neri un po' unti, un po' lisi, e persino Richard, che si annoverava tra quanti soffrono di dislessia sartoriale, percepiva che c'era qualcosa di strano nel taglio di quegli abiti. Erano il tipo di completo che avrebbe potuto creare un sarto di duecento anni fa, a cui gli abiti moderni fossero stati soltanto descritti, senza averli visti realmente. Le linee erano sbagliate, e altrettanto dicasi per gli accessori.

Una volpe e un lupo, pensò involontariamente Richard. Poi si chiese perché mai l'avesse pensato.»


«In quel momento la luce del giorno gli colpi il viso; e lui guardò giù.

Era giorno (Come era possibile che fosse giorno? chiese una vocina da un angolo remoto del suo cervello. Era quasi notte nel momento in cui era entrato nel vicolo, quando, un 'ora prima?), e si teneva stretto a una scaletta di metallo che si inerpicava sul lato esterno di un edificio molto alto (ma qualche secondo prima stava salendo la stessa scala che, però, si trovava all'interno, non è vero?), e sotto di lui poté vedere...

Londra.

Automobili minuscole. Autobus e taxi minuscoli. Minuscoli edifici. Alberi. Camion in miniatura. Persone piccole, piccole, piccole. Per un istante erano a fuoco, poi scivolavano via sfocate, molto sotto di lui.»


««... Che due città debbano essere così vicine e tuttavia in ogni cosa tanto lontane; i possidenti sopra di noi, e gli spodestati, noi che viviamo al di sotto e nel mezzo, che abitiamo nelle fenditure.»

Porta fissava lo schermo, pallida in volto.

«... Eppure sono dell'opinione che ciò che rende mutilati, storpi, paralizzati noi abitanti del Mondo di Sotto sia la nostra gretta faziosità. Il sistema di baronie e feudi risulta divisivo e insensato.» Lord Portico indossava una giacca da casa vecchia e lisa, e una papalina. La sua voce sembrava giungere fino a loro attraverso i secoli, non risalire a poche settimane o giorni prima.»


A Neil Gaiman spetta un posto di prim'ordine nella letteratura fantastica contemporanea. Non solo per la qualità, ma anche per l’originalità della forma e dei temi trattati. Fumettista e scrittore al pari dell'altro suo eccentrico collega, Alan Moore, britannico anche lui, ed è infatti con Moore che viene spesso associato. 

La sua geniale creazione a fumetti Sandman riassume tutte le caratteristiche della sua narrativa.


Il terzo mago del fantastico inglese contemporaneo è stato Terry Pratchett, con cui Neil Gaiman ha scritto anche il romanzo “Good Omens”, tradotto in italiano col titolo di “Buona apocalisse a tutti”. 

Sono tutti però in qualche modo “figli” di Tolkien, il cui universo e le cui visioni hanno ispirato una molteplicità di artisti. È una risaputa ovvietà, ma che è sempre bene tenere a mente.


Tuttavia, oltre ai fumetti, Gaiman è riuscito a elaborare una narrativa assai composita, fatta di romanzi per ragazzi, come l’eccellente fiaba nera “Coraline”, di romanzi a metà strada per ragazzi e adulti come il fantasy “Stardust”, e di fiabe più propriamente per adulti difficilmente catalogabili, come i capolavori “American Gods”, e appunto “Nessun dove”.


Sono fiabe, semplicemente fiabe, avvolte in un alone di densa nebbia, ognuna differente dall'altra, ma legate da un onirico filo conduttore comune, un’allucinazione che a volte si fa tenera e altre volte feroce, ma che tiene avvinto il lettore pagina dopo pagina. Una scrittura perfetta, semplice, priva di ricercatezza e circonvoluzioni, ma funzionale alla suggestione che si vuole trasmettere.


Di solito dai romanzi vengono tratte delle serie TV. Così, infatti, è accaduto per esempio anche con “American Gods” e “Good Omens”, e così anche con lo stesso “Sandman”. Nel caso di “Nessun dove", invece, è l’esatto contrario. Da una serie TV in sei episodi della BBC, inedita in Italia, sceneggiata sempre da Gaiman, nasce il romanzo, mentre la serie era ancora in onda. Una genesi molto singolare.


Iniziando questo incantevole libro, si potrebbe essere colti dalla sensazione che più che “Nessun dove”, il titolo appropriato avrebbe dovuto essere “Nessun senso”. Tuttavia, non si può fare a meno di proseguire, catturati immediatamente dall'atmosfera gotica di evanescente e ironica astrusità, che man mano cresce e rapisce il lettore in un avvincente vortice, in un gioco sadico, ma tenero.


All'inizio, le linee narrative sono due e procedono in parallelo: da una parte la storia di Richard e Jessica, una coppia dalla vita ordinaria con impegni lavorativi e mondani; dall’altra, due singolari e sinistri personaggi, Vandemar e Croup (il Gatto e la Volpe), in un tempo e in un mondo indefinito, all'inseguimento di Lady Porta, figlia di Lord Portico, e la cui famiglia è stata sterminata. Fino a che le due linee non si incontrano e tutto diventa più intricato, più labile e assurdo.


E così veniamo a scoprire che ci sono Londra Sopra e Londra Sotto, ma che non corrispondono “realmente” a un sopra e a un sotto. Londra Sopra è quella ordinaria da dove proviene Richard, l’altra è un “nessun dove”, un luogo di una dimensione parallela. E il “nessun dove” può trasformarti in una “nonpersona”, trascinandoti in un incubo che materializza le tue peggiori paure.

Il contrasto tra luce e tenebra è reso perfettamente, perché entrambi appaiono improvvisamente a soffocare l’una o a squarciare l’altro.


Possiamo tutti noi, all’improvviso, diventare irrilevanti, quasi invisibili agli altri? 

Non essere più adeguati alla nostra realtà? Essere dimenticati? Diventare estranei? Non più riconosciuti? Sono solo gli altri a farci esistere, le loro percezioni? Ma l’identità forse la si può ritrovare in un Mondo di Sotto, un mondo frequentato da ratti, da talpe umane, «abitata dalle persone che sono precipitate nelle fenditure del mondo», con un Mercato Fluttuante, che si sposta in continuazione, e un Popolo delle Fogne.


Ed è così che inizia il viaggio nel paradosso per Richard in compagnia di Porta, il Marchese de Carabas e della bellissima Hunter, il Cacciatore e guardia del corpo, un mondo di porte che si aprono e si chiudono, dove incontra Padron Codalunga e i parla-coi-ratti. E poco prima di giungere al mercato conosce la dolce Anestesia. 


Personaggi astrusi, a dir poco pittoreschi, passano davanti agli occhi di Richard, che impara che ci sono strane creature negli Spazi Vuoti della metropolitana, incontra il Conte, l’Angelo Islington, i Frati Neri e la Bestia. Un mondo con regole del tempo e dello spazio tutte sue, e, ovviamente, pieno di creature mostruose, ma anche assai affascinanti, come Lady Serpentine e Lamia.


Leggendo questo romanzo, non si può fare a meno di pensare a uno stravagante misto tra il film di Martin Scorsese “Fuori orario”, “Alice nel Paese delle Meraviglie”, “Il gatto con gli stivali”, l’Inferno dantesco, Franz Kafka, Charles Dickens, Collodi e soprattutto Tolkien. Il tutto tenuto insieme dalla geniale e sottile ironia di Neil Gaiman, dalla sua vena a tratti irresistibilmente comica.

Insomma, “Nessun dove” è un libro che ne ricorda tanti altri senza somigliare a nessun altro.

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