Consigli di lettura
Classici del fantastico
Terry Pratchett e Neil Gaiman
"Buona Apocalisse a tutti!" (Good Omens ), 1990
«Sembravano così infreddoliti, quei due poveretti, e lei è già incinta, e con tutti gli animali dispettosi che ci sono là fuori e la tempesta che sta arrivando, be’, ho pensato, non c’è niente di male, così ho detto: sentite, se tornate indietro saranno fulmini e saette, ma la spada potrebbe servirvi, quindi eccola, non voglio che mi ringraziate, fate un favore a tutti quanti e sparite prima del tramonto.»
Si rivolse a Crawly con una smorfia preoccupata.
«È stata la scelta migliore, vero?»
«Non sono sicuro che tu sia capace di compiere il male» replicò Crawly. Azraphel non si accorse del sarcasmo.
«Oh, vorrei ben vedere» disse. «Davvero. È tutto il pomeriggio che ci penso.»
Per un po’ fissarono la pioggia.
«La cosa strana» disse Crawly «è che anch’io continuo a chiedermi se la faccenda della mela non fosse la scelta giusta. Un diavolo rischia di cacciarsi nei pasticci, se fa la cosa giusta.» Si rivolse ammiccante all’angelo. «Sarebbe curioso se entrambi avessimo sbagliato, eh? Se io avessi fatto la cosa giusta e tu quella sbagliata, eh?»
«Non credo» disse Azraphel.
Crawly guardò la pioggia.
«No» disse più serio. «In effetti no.»
Sull’Eden si affacciava una coltre nera come la pece. I tuoni borbogliavano tra le colline. Gli animali, appena battezzati, cercavano riparo dalla tempesta.
In lontananza, tra gli alberi del bosco fradici di pioggia, tremava una specie di fiammella accesa.
Sarebbe stata una notte buia e tempestosa.»
«Secondo le più recenti teorie, la Creazione dell’Universo, ammesso che si possa parlare di Creazione e non di apparizione spontanea e senza preavviso, sarebbe da collocare tra i dieci e i venti miliardi di anni fa. Di conseguenza, l’età della Terra oscillerebbe tra i quattro miliardi e i cinquecento milioni di anni.
Queste datazioni, tuttavia, sono errate.
Nel Medioevo, alcuni studiosi ebrei fissarono la data della Creazione al 3760 a.C. La teologia greca ortodossa la retrodatò al 5508 a.C.
Anche queste formulazioni sono errate.
Nel 1564, l’arcivescovo James Usher (1580-1656) diede alle stampe i suoi Annales Veteri et Novi Testamenti, nei quali proponeva come data della Creazione del Paradiso e della Terra il 4004 a.C. Uno dei suoi allievi spinse i propri calcoli ancora oltre, e fu in grado di annunciare trionfalmente che la Terra è stata creata di domenica, il 21 ottobre 4004 a.C., alle nove di mattina in punto, perché Dio preferiva lavorare nelle prime ore del giorno, quando ancora si sentiva fresco.
Anche questa data è errata, di un quarto d’ora abbondante.
Tutta la faccenda dei fossili di dinosauro è uno scherzo che i paleontologi non hanno ancora capito.»
Chiudo, per ora, l’ideale viaggio di tre recensioni dedicate al mai troppo compianto Terry Pratchett e a Neil Gaiman, con il romanzo scritto da loro a quattro mani.
Si può facilmente comprendere, leggendolo, il motivo per cui Terry Gilliam intendesse farci un film. Purtroppo il suo progetto è abortito, fallito tra le pieghe di indisponibilità finanziarie e forse qualcos'altro. Tipico del geniale ex Monthy Python.
Resta l'amaro in bocca, in effetti Gilliam era il regista giusto per una divertente follia di questo tipo, tanto folle e visionaria da rientrare perfettamente nelle corde del regista inglese più "lisergico" e creativo.
Il romanzo è stato poi, successivamente adattato in una più che discreta serie TV, con un eccellente cast: soprattutto David Tennant e Michael Sheen.
È davvero stupefacente il fatto che questo libro del 1990 (è bene ricordarlo, qualcuno infatti potrebbe credere che siano stati gli autori a copiare molte delle idee ivi contenute, mentre è invece vero il contrario), sia stato pubblicato in Italia la prima volta nel 2007. Ci son voluti ben diciassette anni, misteri dell'editoria italiana. Ha, infatti, molto influenzato la produzione letteraria successiva di Gaiman.
"Good Omens" è il titolo originario, che, a ben vedere, sarebbe stato meglio conservare, così come giustamente hanno fatto per la serie TV, anche se il titolo scelto dalla Mondadori non è poi così osceno. Accade di peggio.
L'incontro tra due menti fantasiose, esplosive, ironiche, folli e del tutto britanniche, come quelle di Gaiman e Pratchett, è da considerare più che un evento: era quasi naturale che si incontrassero e che ciò avvenisse mediante un racconto di questo tipo. In fin dei conti, la loro ironia è sempre stata in sintonia.
La fine del mondo, la profezie, i demoni, gli angeli e tutto il resto è un terreno di mediazione quasi scontato per i due, per i quali fiaba, mito, metafora e leggerezza sono pane quotidiano. Scherzare con gli dei è quindi d'obbligo.
Il successivo “American Gods” del solo Neil Gaiman deve molto a questo libro. Si potrebbe dire che è sullo stesso genere narrativo, come lo sarà ancora lo spin- off di “American Gods”, “I ragazzi di Anansi”, sempre di Gaiman.
A tratti sembra facile riuscire a riscontrare il differente contributo dei due apportato alla prosa, ma poi tutto si amalgama molto bene e ci si diverte un mondo.
È proprio il divertimento l'essenza ultima di "Buon Apocalisse a tutti!". Un divertimento che scaturisce da una visione limpida e cristallina del mondo e delle sue stranezze; una leggerezza che non è mai superficialità e che alla fine riesce anche a commuovere, senza aver necessità di troppi ingredienti.
Una fiaba ecologista, antiapocalittica e antimoralista, dove il male e il bene sono solo due speculari atteggiamenti, che spesso finiscono per confondersi. Una metafora sul libero arbitrio umano e sulla vitalità della natura, che vengono esaltati dai due autori con spirito adorabilmente dionisiaco.
Varrebbe la pena spendere più che qualche parola anche per i personaggi, ma evito, perché dovrei addentrarmi troppo nella trama.
Ne cito solo due: il diavolo Crowley e l'angelo Azraphel, veri protagonisti del romanzo. Due personaggi davvero memorabili. E ancora mi sto chiedendo quali dei due sia Pratchett e quale sia invece Gaiman. Ma non credo sia facile venirne a capo. Anche perché entrambi contengono aspetti inscindibili dei due scrittori.
Ma sono sicuro che questo ironico interrogativo non risponde solo ad una mia suggestione, è uno scherzo nello scherzo che i due hanno voluto tendere ai propri lettori. Come quello dell'allegoria del mondo fantastico, eppure così terreno e reale, plasmato da Terry e Neil (angelo e diavolo o diavolo e angelo), dove è meravigliosamente umano poter vivere.

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