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lunedì 19 febbraio 2024

AA.VV., OCTE, a cura di Luca Marini, «Ecotruffa. Le mani sul clima» (2023)

 


Consigli di lettura


Saggistica 


AA.VV., OCTE, a cura di Luca Marini, «Ecotruffa. Le mani sul clima» (2023)


«Luca Marini insegna diritto internazionale e diritti umani alla Sapienza di Roma, dove ha insegnato a lungo anche diritto dell’Unione europea. Tra i più noti studiosi di bioetica e di biodiritto internazionale, è stato titolare della Cattedra Jean Monnet di biodiritto conferita “Ad Personam” dalla Commissione europea, nonché vice presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica. Attualmente presiede l’European Centre for Science, Ethics and Law (ECSEL). È autore di oltre 160 pubblicazioni, nonché autore, coautore e curatore di 16 volumi.»


«Utilizzare degli offset come mezzo per ridurre le emissioni di gas serra è come cercare di perdere peso pagando qualcun altro per fare la dieta, quindi sostenere che la perdita di peso (dell'altro) è la tua.»

«Il quadro che emerge è il tentativo di riorganizzare finanziariamente l'economia mondiale usando l'obiettivo "zero emissioni" come pretesto.

La finalità dell'ideologia climatica non è il benessere del pianeta e dei suoi abitanti, ma il benessere della grande finanza.»

Mario Giaccio


«Il più recente periodo caldo precedente al nostro - caldo quanto se non più di quello attuale - è stato quello che i geologi chiamano il periodo caldo medievale, occorso a livello globale…

…L'attuale periodo caldo non è iniziato circa 100 anni fa, cioè non è iniziato dopo l'emissione di CO² causate dalla rivoluzione industriale. È una condizione necessaria (sebbene non sufficiente) perché l'azione A sia la causa dell'azione B è che B debba seguire A. L’attuale periodo caldo è iniziato circa 400 anni fa, ben prima della rivoluzione industriale, al minimo di ciò che i geologi chiamano “la piccola era glaciale” intorno al 1690. Sorge allora la domanda: perché il clima iniziò a diventare più caldo 400 anni fa? Qualunque sia la risposta non può essere a causa della rivoluzione industriale.»

«Le tecnologie eoliche e fotovoltaiche sono inutili: il loro contributo alla curva di carico è praticamente nullo. Non è una questione di costi: se la torre eolica e i moduli fotovoltaici fossero gratis, sarebbero altrettanto inutili. Semplicemente non si adattano all'impianto elettrico. Se i tetti delle case europee fossero tutti ricoperti, per magia, da moduli fotovoltaici, avremmo ancora bisogno di tutti gli impianti convenzionali che abbiamo adesso.»

Franco Battaglia


Comunque la pensiate, questo è un libro indubbiamente prezioso, non il solito instant book propagandistico, è una raccolta di saggi che dà voce, in maniera assai documentata, all'opposizione alla grande truffa della Transizione Ecologica e del New Green Deal, la più grande operazione di greenwashing mai attuata fino ad ora dal Grande Capitale. E che nello spirito emergenziale dell'agenda 2030, offre uno sviluppo ancor più pervasivo nelle società umane a livello globale.


Ma è prezioso anche per i dati che pubblica, per il fatto che è minuziosamente documentato, in cui non vengono esposte solo teorie alternative, ma dove l'analisi dettagliata è davvero impressionante. 

La pubblicazione è curata dall'Osservatorio Contro la Transizione Ecologica (OCTE), un network accademico composto da diversi docenti di varia estrazione e tendenza, che per mezzo di contributi teorici, alcuni dei quali raccolti in questo volume, racconta un'altra storia.

La scelta dell'OCTE di restare fuori dai social media è in questo senso sicuramente apprezzabile. 


La costruzione scientifica che sta dietro al presunto riscaldamento globale di origine antropica è solo ed eminentemente politico ideologica.

In tutto questo, il ruolo che gioca l'Unione Europea, con una moneta senza stato, l'unica al mondo, è il solito: quello di favorire una feroce globalizzazione a scapito dei cittadini, e fare da laboratorio per un modello da estendere poi a livello mondiale.


Il mito del progresso e dello sviluppo sul quale si era fondata la coesione sociale nel dopoguerra, stava venendo meno nell'immaginario collettivo, quindi era necessario costruire un altro mito. Se ne comincerà a occupare il Club di Roma con la costruzione di un mito del catastrofismo ambientale. Quindi, si passò dall'ottimismo al pessimismo. 


I "benefici" del capitalismo estesi a tutta l'umanità non andavano più bene, e quindi, per salvaguardare il sistema, bisognava renderlo favorevole solo per una minoranza. Per far questo era necessaria una nuova ideologia sulla quale trovare il pieno consenso, e così il Club di Roma,  organismo sovranazionale,  atto a fare pressioni sugli stati, trovò l'inquinamento, il riscaldamento globale, l'esaurimento delle risorse, la fame, facendo leva sul senso di colpa, visto che la causa è antropica.


La mancata realizzazioni delle previsioni, rimandate di volta in volta, prima alla fine degli anni settanta, e poi di decennio in decennio, non influenzarono la riuscita del metodo. Infatti, come diceva Malthus, le previsioni catastrofiche vanno sempre bene, per qualsiasi periodo dell'umanità. Hanno sempre successo.

Dopo cinquant’anni nessuna di queste previsioni si è avverata, soprattutto quella sull'esaurimento delle risorse, eppure continuano ad avere successo.


Uno studio del Regno Unito, con un equipe di sociologi e psicologi ha condotto una ricerca in cui è emerso che la percezione dell'opinione pubblica è orientata più a credere al concetto di cambiamento climatico, che a quello di riscaldamento globale, in quanto il primo porta a giustificare qualsiasi evento estremo all'interno di una ben precisa cornice narrativa. La persuasione quindi verso un concetto più preciso e che non ammette dubbi, quindi non falsificabile (per questo di fatto non scientifico) ha un impatto maggiore, restando invariata la causa antropica, che al potere delle élite è quella che interessa di più promuovere.


Infatti, nell’ultima edizione del Forum di Davos è stata aggiornata la narrazione: tra i maggiori rischi a livello globale nel breve e nel lungo periodo, non c’è più il “global warming”, sostituito dalle espressioni “extreme weather events”, “critical change to Earth systems” e “natural resources shortage”.


È in atto in sostanza una grande operazione cosmetica di ristrutturazione capitalista.

Il centro di questa operazione non è l'ambiente, ma la speculazione economica tramite il trasferimento di ingenti somme di denaro in nuovi investimenti. E sono sempre più o meno gli stessi attori, gli stessi gruppi finanziari che prima investivano nel carbone e nel petrolio.


Il soggetto che forse ha più interesse a promuovere l'agenda verde nel WEF è Black Rock, la più grande società di investimento al mondo. L'amministratore delegato ha infatti "pubblicato una lettera indirizzata agli amministratori societari, promuovendo con enfasi gli investimenti climatici." (cit. Giaccio). È ovvio che questi investimenti saranno guidati da pochi gruppi finanziari. Questo tramite la richiesta alle aziende, su cui investe Black Rock, di rispettare la conformità all'ideologia "verde", dimostrando la loro sostenibilità che esclude i fossili.


E, soprattutto, è stata sottoscritta l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile da ben 193 paesi (compresi i BRICS). Sostenibilità che non è richiesta solo a livello ambientale, ma anche a quello economico e sociale.

Le più influenti multinazionali e i più grandi investitori istituzionali supportano l'Agenda Verde e l'ideologia green per salvare il pianeta. Che c'è di strano?


Le attività umane non hanno nessun impatto sul clima, e pure se lo avessero, ridurre le emissioni di CO² metterebbe a rischio il benessere, la nostra civiltà e persino la nostra vita, mettendo in pericolo milioni di persone e condannandone miliardi alla povertà; non il clima, ma garantire l’energia è il vero problema dell’umanità; e infine non è creando energia che si creano posti di lavoro, ma consumandola, il risparmio energetico è una truffa, così come le energie alternative.

Ridurre la CO² nell’obiettivo che ci si era prefissati, inoltre, è risultato impossibile, come dimostrano i fallimenti di ben ventotto Conferenze sul clima (COP).


Gli autori coinvolti in questo saggio, oltre a Luca Marini sono: Alfio Barbato, dottore commercialista; Franco Battaglia, docente presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia; Gianluigi De Mare, docente presso l’Università di Studi di Salerno; Alessandro Fraleoni Morgera, dell’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti - Pescara; Mario Giaccio, preside della facoltà di economia dell’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti - Pescara; Chiara Madaro, ricercatrice indipendente; Marco Mamone Capra, docente dell’Università degli Studi di Perugia; Nicola Scaletta, docente dell'Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Fabio Vighi, docente presso l’Università di Cardiff.


Molto preziosa anche l’Appendice, che contiene cinque pareri dell’Osservatorio: 1) sul piano “Fit for 55” dell’Unione Europea, 2) sulla pretesa emergenza idrica (congiunto OCTE-CIEB), 3) sull’agenda climatica e il culto delle pale eoliche, 4) sul “bleaching” della grande barriera corallina e la mistificazione dell’emergenza climatica, 5) sulla distopia della “Città dei 15 minuti”.


Tutti gli articoli meritano allo stesso modo la lettura e lo studio, per cui torno a consigliare calorosamente questo libro. Da segnalare in modo particolare l'articolo di Mario Giaccio “Follow the money” sulle implicazioni finanziarie e quello di Franco Battaglia “L'Europa in bolletta” sugli andamenti climatici, sul concetto di risparmio ed efficienza energetica e sull’inutilità delle rinnovabili.


Come dice Luca Marini, nel suo articolo introduttivo, il libro non vuole assolutamente negare le esigenze di salvaguardia ambientale, anzi, al contrario ne è strenuo sostenitore contro proprio l'attacco stesso che sta subendo dall'ideologia Green.

Marini parte da una premessa: «il progresso e la civiltà, ovunque siano arrivati, non hanno fatto altro che causare il saccheggio, la devastazione, l'impoverimento e la distruzione sistematica dell'ambiente naturale e dello stesso habitat umano».


Esempi in questo senso ne sono l'estinzione di molte specie animali e la deforestazione, indotte dal comportamento umano privo di alcuno scrupolo ambientale e realmente ecologico, con ricadute gravi anche sulle popolazioni indigene.

A fronte di questo, c'è solo la sensibilizzazione esclusivamente di facciata, superficiale dell'opinione pubblica, indottrinata attraverso operazioni di marketing, che poco o nulla hanno a che fare con la difesa dell'ambiente. 


Essere difensore dell'ambiente non vuol dire accettare supinamente, come dice Marini, e acriticamente l'esaltazione della "scienza", in alcuni casi con fervore addirittura dogmatico, vuol dire sapere che le controversie scientifiche possono essere anche manipolate e strumentalizzate dal potere politico per introdurre provvedimenti coercitivi e autoritari, come nel caso del covid.


Marini passa poi a demistificare alcuni miti del gretinismo, quali l'economia circolare e le case ecologiche che non sono affatto innovazioni, ma patrimonio appartenente alla tradizione contadina. Vedasi le case rurali di una volta, costruite razionalmente e nelle quali si poteva avere calore e acqua a sufficienza, senza elettricità, bastava solo un'adeguata quantità di legna.


Dopodiché, evidenzia i limiti e gli ingenti costi sia in termini economici che ecologici delle energie alternative, la necessità delle terre rare, e i problemi di smaltimento, prendendo come esempio le pale eoliche.

Tutti problemi che non risolverebbero la pretesa crisi climatica e che svelano invece l'ipocrisia di fondo del potere dominante.


Stesso potere che è responsabile della distruzione dell'ambiente e dei territori e che pretende che siano le persone comuni a pagarne le conseguenze, mentre solo per fare due esempi l'Ilva di Taranto e la centrale a carbone di Celano continuano a inquinare.

Quindi, potrebbero diventare di nuovo lecite le imposizioni alla limitazione delle libertà personali, come già sperimentato col Greenpass.

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