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sabato 17 febbraio 2024

"Brazil" (1984, 1985) regia di Terry Gilliam

 


Cult Movie


"Brazil" (1984, 1985)

regia di Terry Gilliam


con Jonathan Pryce, Robert De Niro, Bob Hoskins,

Kim Greist, Katherin Helmond, Ian Holm.


È incredibile quanto, a distanza di molti anni, la visione del film di Gilliam, con le dovute proporzioni e al netto delle allucinazioni visive, possa risultare così coinvolgente e, quel che più impressiona, terribilmente attuale. Per non parlare poi degli aspetti tecnici e degli effetti speciali, non sembra affatto un film di quarant'anni fa.


Ma a proposito della sua attualità, questa non è dovuta solamente al fatto che ogni critica al potere conservi, al di là della contingenza storica, inalterati un valore universale e una carica sovversiva. Sono i riferimenti impressionanti, a volte di una precisione talmente disarmante, a rendere il film calzante alla società umana odierna.


Non è solo la personalissima e geniale rilettura di "1984" di Orwell (non a caso l'anno di produzione del film è proprio quello), ma direi anche una sintesi dell'immaginario in genere, dove Orwell incontra il Kafka de "Il Castello" e de "Il Processo", l'Orson Wells di "Quarto potere", il Fritz Lang di "Metropolis", il Robert Wiene de "Il gabinetto del dottor Caligari", il cinema noir degli anni quaranta e cinquanta e gli universi paralleli di Philip Dick.


Ma l'aspetto più evidente, che conferma la peculiarità e l'originalità del regista, è costituito dall'impostazione visionaria tipica del geniale cinema di Gilliam, diretto erede dello sberleffo culturale dei Monty Python.

E poi, è lo stesso anno che vede l'uscita di "Neuromante" di William Gibson.

Così come è palese l'influenza esercitata da questo romanzo negli anni successivi, stesso destino avrà "Brazil", nei confronti di cinema, libri, fumetti e serie TV.

 

Il capolavoro di Gilliam è uno di quei film che riesce ad incarnare integralmente l'idea assoluta e l'essenza più completa di Cinema, per cui quest'arte visiva e narrativa trova motivo di essere, senza alcuna caduta di stile o inutili tempi morti, un piacere per gli occhi e per la mente.

Gustoso, come esempio tra i tanti, l'utilizzo, in un'ottica squisitamente steampunk, di immaginari oggetti, macchinari e sistemi tecnologici futuribili, ma ispirati all'estetica della prima metà del XX secolo, fino agli anni cinquanta compresi, costumi e scenografia inclusi.


E' un mondo quello di "Brazil", dove il pessimismo va ben oltre se stesso, rendendo chiara la disillusione che ogni possibilità di cambiamento è perduta e ogni rivoluzione sconfitta, non ci resta che il sogno, fuggire attraverso di esso e rendersi inafferrabili. È una risposta troppo dura da poter accettare, nel momento in cui è chiara la metafora con la nostra realtà?


Tuttavia, nel film è presente anche un esplicito invito all'irriducibilità, non solo a livello simbolico. L'utopia che molte donne e uomini vogliono costruire non può essere tolta, se si è disposti a continuare a sognare, a disubbidire, a testimoniare e ad amare, contrapponendo un senso logico, umano e razionale al mondo del "reale", così allucinante e crudele, dove regna solo oppressione e omologazione. Unica alternativa praticabile all'alienazione totale.


Tra incubo, sogno, speranza e disperazione, la nera commedia fantastica di Terry Gilliam, ci trasporta in un mondo non così distante dal nostro, e così terribilmente simile ("da qualche parte nel ventesimo secolo"), che poi è la rappresentazione visiva e narrativa delle paure del regista, che assumono un carattere profetico.


E dopo la visione di questo film, consapevoli dei percorsi totalitari che il nostro mondo sta compiendo, ci sembra così assurda la follia anticipatrice di "Brazil"? Quante volte sarà capitato a ognuno di noi di aspettarsi qualcosa di simile all'apertura improvvisa di una botola circolare nel nostro soffitto e che "teste di cuoio", armate fino ai denti, ci vengano a prelevare, dopo averci legato e "imbustato" in un sacco? È solo paranoia? Quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni avrebbe dovuto insegnare che tutto è possibile e che tutto è praticabile per il potere totalitario, anche per quello più soft.

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