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venerdì 9 febbraio 2024

Ma Jian "Spaghetti cinesi" (2004)

 


Consigli di lettura 


Ma Jian

"Spaghetti cinesi" (2004)


«A volte, quando tornava alla realtà dal magico mondo delle lettere d’amore, sbatteva ripetutamente le palpebre. Aveva letto in un articolo che si trattava di un modo per ringiovanire o, per lo meno, per dare maggior espressività ai muscoli facciali. Questo era importantissimo per un uomo che aveva fatto il suo ingresso nell’arena dell’amore clandestino a cinquant’anni suonati. Spesso, per la strada, andando al lavoro, batteva i denti – l’arcata superiore contro quella inferiore – al ritmo dei passi, per impedirsi di fantasticare e anche per migliorare il proprio aspetto esteriore.»


«L’inceneritore privato offriva diversi vantaggi rispetto al crematorio pubblico. Mentre si veniva ridotti in cenere, si poteva raggiungere l’estasi al suono della propria musica preferita, ivi comprese musiche immorali, proibite dal Partito. Per chi era stato giovane negli anni trenta, il Crematorio degli Estasiati forniva appositamente canzoni come Quando tornerà il mio principe? e Belle fanciulle sul fiume Bocciolo di pesco.

In questo crematorio i prezzi erano più alti rispetto a quello statale, a causa delle spese di elettricità e altre tasse. Però si garantiva che il morto venisse bruciato in giornata e non occorreva fare la coda per giorni come capitava al crematorio statale.»


«Le conversazioni tra lo scrittore e il donatore di sangue non portano mai a niente. Anziché continuare una discussione, spesso scelgono di lasciarla in sospeso. Vale la pena notare, tuttavia, come il donatore di sangue sembri aver preso il sopravvento nella conversazione di stasera. Il donatore di sangue rappresenta una visione del mondo basata sulla ricerca del profitto: ritiene che l’uomo debba immergersi nella vita, accettando come normale ciò che lo disgusta pur di soddisfare i propri bisogni. Lo scrittore è un idealista, ma quando è messo di fronte alla realtà e ai propri fallimenti supera la delusione assumendo un’aria indifferente. È come un paralitico, in grado di pensare ma non di muoversi. Nella sua mente denutrita intreccia le storie del libro che non riuscirà mai a scrivere.»


La Cina per noi occidentali è sinonimo di mistero, come lo è buona parte dell'Asia, ma nessun luogo come la Cina ha il potere di attrarre e respingere allo stesso tempo; un mondo che sembra calamitare anche innumerevoli luoghi comuni, un luogo dell'immaginario popolato da incubi e da sogni. Insomma, questo enorme paese incarna in modo fiabesco, e non solo fiabesco, la suggestione fascinosa e il pericolo mortale del drago incantatore. Quanto poi questa immagine possa avere un riscontro oggettivo e reale è tutto da verificare.


Ma Jian è uno scrittore oramai affermato che vive attualmente a Londra, costretto a fuggire dalla propria patria, perché l'interpretazione della realtà che viene fuori dai suoi scritti non è mai stata compatibile con il regime cinese. Ha partecipato a diverse battaglie per i diritti civili. Per un breve periodo da giovane è stato in carcere. Protagonista anche all’estero di varie proteste. Ha vissuto prima a Hong Kong e poi in Europa. Leggendo questo suo libro, l’unico che per ora ho avvicinato (ma ho già messo in cantiere la lettura di uno molto più recente), si ha netta la sensazione che la Cina occupi ancora tutto, o quasi, il suo orizzonte narrativo - esistenziale.


La lettura di "Spaghetti cinesi" rende chiaramente come il mistero che noi percepiamo nei confronti della Cina permane intatto, ed è un mistero vecchio di millenni, che mutamenti culturali, rivoluzioni e stravolgimenti economici non riescono ad intaccare del tutto. Contemporaneamente però qualcosa si intravede ed è qualcosa che sale in superficie, come quei pezzetti di grasso che cercano di galleggiare in una densissima brodaglia dai sapori mai sempre uguali, a volte molto gradevoli, a volte nauseanti. Metafora, non a caso, pertinente. 

“Spaghetti cinesi” offre una galleria di maschere protagoniste di un teatro tragico, al limite del grottesco, ma assai realistico.


La prima cosa che colpisce, infatti, già dalle righe iniziali di questo romanzo, è la percezione del violento e intenso fumo degli odori. Odori della cucina cinese, classicamente invadente, odori di strada e di gabinetti pubblici, perfino odori di cadaveri bruciati nei crematori. Questa sensazione olfattiva, che passa da richiamare fortemente il carattere esotico cinese, e dell'oriente in genere, fino a delineare ambiguamente un senso di oppressione. 


Senso di oppressione vissuto da condizioni appartenenti ad una cultura, ad una storia, troppo ricca o troppo profonda, per essere indagata a dovere, oppure semplicemente compresa da noi occidentali. Cultura e storia filtrate poi da un regime dispotico che ha la pretesa di controllarne gli eccessi; ma che lascia comunque passare molto, anche se è solo quello che è tollerabile e che è funzionale alla sua riproduzione, e alla sua esaltazione, e cerca di cancellare ciò che della memoria non è compatibile con la modernizzazione e con il partito unico.


C'è chi ha paragonato Ma Jian a Milan Kundera, troppo facile come paragone, anche se comprensibilissimo. Lo stesso Ma Jian fa alcuni accenni allo scrittore ceco nel corso del suo romanzo e forse nella sua mente Kundera è qualcosa di più di un semplice modello di ispirazione. Stesso sguardo dissacrante e disincantato; stessa scrittura cinica da entomologo, a cui nulla sfugge e per cui ogni minima piega della pelle sembra avere un significato apocalittico; stessa condizione da scrittore dissidente.


Tuttavia, la specificità interamente cinese di Jian non può essere elusa così banalmente, la sua scrittura appare sempre percorsa da una malinconia e da un'ironia che hanno scarsa affinità con la letteratura occidentale, ci descrive un mondo inedito, lontano, fuori dagli schemi, estremamente contraddittorio, in bilico tra sottosviluppo, filosofia orientale, corsa irrefrenabile all'accumulazione capitalistica e amore-odio per tutto ciò che è estraneo alla Cina stessa. 


E sono questi due ultimi aspetti quelli in qualche modo prevalenti nel romanzo di Jian: l'ossessione economica, essere ricettivi ed entusiasti per qualsiasi innovazione tecnologica e, di conseguenza, apparire moderni, refrattari alla tradizione, se non come pittoresco orpello da esibire. Ossessioni che si affermano in maniera patologica dopo le riforme di Deng Xiaoping. Il romanzo è del 2004 e andrebbe contestualizzato. Tuttavia, il modello alla Deng è ancora vivo e vegeto, considerata la continuità che è stata rivendicata da Xi. 


L'economia è la protagonista principale della società cinese fotografata in quel contesto, lo è in un modo tale da risultare così totalizzante, più totalizzante addirittura del regime politico, più totalizzante ancora della presenza oppressiva del Partito, l’imperatore-Dio entità oramai lontana e astratta, assurta quasi a mitologia religiosa: esiste e non può esserci altro, ma contemporaneamente non esiste. 


È un'economia anarcoide, invasiva, selvaggia, senza regole, che si sposa perfettamente con la reale mancanza di libertà e di diritti civili, con lo Stato capitalista come crudele mediatore, che assorbe tutto, contribuendo ancor più alla spersonalizzazione nichilista dei protagonisti del romanzo.


Figure tra il reale e il fantastico, animate dall'immaginario di un uno scrittore professionista, così narra la storia, a cui il Partito ha affidato il compito di scrivere un romanzo apologetico su Lei Feng, lo Stakanov cinese, mitico eroe della rivoluzione culturale. Il romanzo dovrebbe descrivere la vita di un eroe dell'attualità cinese, novello Lei Feng. Ma lo scrittore professionista, ebbro di vino, racconta al suo amico donatore di sangue a pagamento, altre storie, quelle appunto che popolano la sua mente, che sembrano avere un riscontro autentico nella stessa sua vita quotidiana, e che soprattutto non hanno niente di eroico.


Un libro divertente, drammatico, a tratti anche tragico, che ci parla di amore, di morte, di follia, di solitudine, di cucina, di soldi; uno spaccato significativo e affascinante di quella società, raccontato attraverso i sogni, le illusioni, le speranze, il dolore e la rassegnazione di semplici e irripetibili individui.

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