C'è molto di me in quello che scrive l'iraniana Azar Nafisi in questi passi di "Leggere Lolita a Teheran", le stesse sensazioni, soprattutto nell'ultima citazione. Ma anche nel resto, nelle battaglie per la libertà contro lo stato d'eccezione, condotte più recentemente, molto concrete e non più così "indefinite". Poi, c'è anche la volontà di combattere ancora, anche individualmente, contro il fanatismo dalle mille facce.
Purtroppo quella consapevolezza in me è molto più vecchia e non la provo solo nei confronti dei più giovani, ma anche nei confronti di quelli che lo sono meno, e non solo nei confronti di quelli di sinistra. I compagni di strada negli ultimi anni sono stati anche altri.
In ogni caso, anche per me vale la considerazione che è un po' come se parlassi a un altro me stesso, come se mi confrontassi costantemente con lui, senza più mistificazioni consolatorie, né illusioni.
«Gli eventi che si susseguirono quell’anno, tra l’autunno del 1979 e l’estate del 1980, cambiarono il corso della rivoluzione e della nostra vita. Si combatterono e si persero diverse battaglie, in particolare per i diritti delle donne, alle quali fin dall’inizio il governo aveva dichiarato guerra...
... quel giorno sarei andata contro ai miei princìpi, e avrei rimandato la lezione per partecipare a un corteo di protesta contro il tentativo del governo di imporre il velo alle donne e di limitarne i diritti. Per quella causa si erano già tenute diverse manifestazioni, anche molto importanti, a cui ero mancata, e non intendevo perderne altre...
...Era qualcosa di diverso dalla militanza politica del periodo universitario; allora lottavo in nome di una entità indefinita, le cosiddette «masse oppresse»; questa invece era una battaglia personale. Al tempo stesso, mi concedevo forme di ribellione ancora più private; per esempio, passavo ore e ore a leggere...
...Non avevo nessuna voglia di impelagarmi in una discussione con Mahtab e i suoi amici, la cui organizzazione marxista si era implicitamente schierata con il governo, denunciando quelle proteste come fuorvianti, perché generavano divisioni interne e facevano il gioco degli imperialisti...
... Le lotte per i diritti femminili erano roba da borghesi individualisti, e facevano solo il loro gioco...
... Purtroppo li conoscevo bene, quei ragionamenti – erano stati anche i miei, poco tempo prima.
Discutendo con i miei studenti di sinistra, avevo quasi l’impressione di parlare con una me stessa più giovane, e il luccichio che coglievo nei loro sguardi, estranei eppure familiari, mi metteva paura...»

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