[ottimo]
regia di Denis Villeneuve
con Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Zendaya, Charlotte Rampling, Javier Bardem, Oscar Isaac, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Christopher Walken, Stephen McKinley Henderson, Chang Chen, Sharon Duncan-Brewster, Jason Momoa, Austin Butler, Florence Pugh
Per quanto mi riguarda, fare recensioni diverse per ognuno di questi due film, non avrebbe avuto alcun senso, visto che me ne occupo oggi per la prima volta, considerato che “Dune” parte uno e parte due sono due atti di un unico libro: il primo volume della saga, il romanzo più famoso; e dato che la qualità è sostanzialmente la stessa. Il fatto che sia stato separato in due parti, risponde probabilmente solo ad esigenze di fruibilità e ad altre di evidente carattere commerciale.
Quello che fa comunque davvero la differenza è aver letto o meno l’opera di Frank Herbert. Questo sia per una maggiore comprensione, sia per un raffronto diretto.
Premesso questo, un riadattamento cinematografico rimane sempre tale, si può spingere sul pedale della ricostruzione fedele, non sarà mai possibile renderlo identico all'opera letteraria. Per esempio, nella versione di David Lynch del 1984, il riadattamento alla fine risultò ben poco fedele. Nulla di male in questo, se non fosse che a volte le versioni cinematografiche non rendono un buon servizio all’opera originaria, non riescono neanche a raggiungere un buon livello qualitativo, figurarsi ad essere dei capolavori superiori all'originale, come nel caso di “Blade Runner”.
La versione di Lynch, pur essendo discreta, aveva purtroppo questo limite. Troppo impegnata a inseguire il modello, cercando di rinchiuderlo in una durata cinematograficamente “accettabile”, per questo, nonostante il geniale apporto di Carlo Rambaldi, non riuscì ad evitare incongruenze, fumosità e confusione.
Per fortuna non è il caso del riadattamento di Denis Villeneuve: la durata di quasi cinque ore e mezzo complessive, è per me “il minimo sindacale” per il romanzo di Herbert.
Il “Dune” di Villeneuve è un riadattamento completamente riuscito, si attiene più scrupolosamente alla trama del libro, con delle comprensibili differenze e diverse libertà, come per esempio il dottor Kynes donna e il completo taglio del presunto tradimento di Lady Jessica, forse l'unica vera pecca nella trama, una lacuna su un elemento tutt’altro che secondario.
Ma pazienza.
Per il resto, è davvero sorprendente l’intenzione del regista, nei limiti del possibile, di voler rispettare lo spirito della storia di Herbert, e sono altresì sorprendenti le invenzioni visive, i costumi, gli effetti speciali, la scenografia e la fotografia. Consegnano al lettore del romanzo una versione dell’universo di Dune davvero molto originale, con un finale assai epico.
La maggior parte del cast di attori non eccelle, la loro è una prova essenziale e onesta. Molto buona, quella del giovane Timothée Chalamet, nei panni di Paul Atreides. Bravissima Rebecca Ferguson, perfetta nel ruolo di Lady Jessica. Oscura e inquietante l'interpretazione di Charlotte Rampling nella parte della Reverenda Madre delle Bene Gesserit. Apparizione troppo breve, purtroppo, per Christopher Walken, che interpreta l'imperatore Shaddam IV, ma anche in pochi secondi, la sua presenza si rivela monumentale.
L’altro appunto che mi sento in tutta onestà di muovere al riadattamento di Villeneuve, è che il regista abbia voluto coprire troppo la storia con un pesante velo di tristezza e di cupezza. Operazione legittima, ma che stempera fino ad annullarla la componente ironica e satirica del romanzo.
La caratterizzazione dei personaggi funziona molto bene, con in testa i cattivissimi Harkonnen, il cui regime è dipinto come un sistema totalitario, perfino nelle manifestazioni di massa, con tanto di passo dell’oca.
Su Vladimir Harkonnen, però, si poteva fare un lavoro più accurato, e proprio dal punto di vista caricaturale e satirico.
Efficaci invece le versioni di Rabban e di Feyd-Rautha.
Da manuale è comunque la ricostruzione del pianeta Arrakis (Dune) e l’uso del colore. Scene cult: Muad'Dib che cavalca un gigantesco verme della sabbia; il combattimento del folle e crudele Feyd-Rautha nell'arena Harkonnen, in un agghiacciante bianco e nero.
Da apprezzare molto invece la particolare attenzione posta da Villeneuve alle dinamiche di potere e a quelle religiose del fondamentalismo, che si sostanzia, nonostante il loro amore, soprattutto nel conflitto ideologico tra la fremen Chani, anarchica e antimperialista, a cui sta a cuore solo il suo popolo, e un Paul Muad’Dib Atreides, troppo preso dal suo sogno di potere come imperatore e profeta redentore nelle scomode vesti del Lisan Al-Gaib.
E ora non rimane che restare in fiduciosa attesa del “Messia”.

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