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domenica 27 ottobre 2024

“Ed Wood” (1994) regia di Tim Burton


 Cult Movie 

“Ed Wood” (1994)

regia di Tim Burton 

con Johnny Depp, Martin Landau, Bill Murray, Sarah Jessica Parker, Patricia Arquette, Jeffrey Jones, Conrad Brooks, Juliet Landau, Lisa Marie

«In Ed Wood Johnny Depp ha recitato come nemmeno lui si sarebbe mai potuto aspettare, credo, e Martin Landau... be'... lui è stato davvero grande in quel film. Una delle migliori interpretazioni di tutti i tempi. Avrebbero dovuto dargli l'Oscar come miglior attore protagonista, che invece viene regolarmente assegnato ogni anno a un qualsiasi cagnaccio hollywoodiano.
Secondo me Ed Wood è un grande film almeno quanto Quarto potere, è estremamente ben fatto, sotto tutti gli aspetti, dal casting alla direzione della fotografia.» Paul Morrissey

«Salute amici miei. Voi siete interessati all'ignoto, al mistero, all'inesplicabile, ecco il motivo per cui siete qui. E noi per la prima volta siamo lieti di presentarvi il pieno resoconto degli eventi. Soddisferemo la vostra curiosità offrendovi le prove basate sulle testimonianze delle anime miserabili sopravvissute al terrificante cimento. I fatti accaduti, i luoghi. Amici, non possiamo più tenere segreta questa vicenda. Chissà se i vostri cuori riusciranno a sopportare i fatti sconvolgenti della vita di Edward D. Wood junior.»

Dei biopic di solito si ha un’idea un po' stereotipata, perché si pensa che debbano essere realizzati soprattutto sulle vite di personaggi illustri, uomini e donne di potere, eroi ed eroine. Qui invece abbiamo un biopic molto sui generis, dedicato a un personaggio assai sfortunato, deriso e disprezzato: il mitico Ed Wood.

“Ed Wood” è il vero capolavoro di Tim Burton, nonostante sia poco noto e assai sottovalutato, e credo anche che sia il film con la migliore interpretazione di Johnny Depp. 
Per carità, non dico sia l’unico grande film del regista, ma è senz’altro quello più originale, così com’è fuori dai canoni la prova dell'attore. 
Un’opera inaspettata e assolutamente inconsueta nella produzione di Burton. 

Qui il fantastico non è tra le note biografiche, ma è confinato nelle sceneggiature di Ed Wood, non per questo, però, tende a far meno presa sull'immaginario dello spettatore. Il film infatti non è solo un omaggio a Wood, ma lo è al B-Movie in genere e a tutto il cinema fantastico. È ovviamente in bianco e nero, così come lo erano le sue pellicole. Era esattamente un mondo in bianco e nero quello di Ed. E già da questo non piccolo particolare, si può desumere la differenza con il consueto coloratissimo universo di molti degli altri film di Tim Burton.

È liberamente tratto dalla biografia “Nightmare of Ecstasy. The Life and Art of Edward D. Wood, Jr” di Rudolph Grey, ma non è un semplice riadattamento, è un vero e proprio inno a quello che era un personaggio che è stato sempre fuori dagli schemi hollywoodiani. A cominciare dal fatto che per lui era sempre buona e unica la prima scena girata, tanto era istintivo e artigianale il suo modo di creare storie come regista, attore, produttore e sceneggiatore. 

Quanto di reale e di inventato ci sia nel film non ha granché importanza, essendo un biopic e non un film biografico. Quel che conta è il racconto in sé, l’intenzione di Burton anche in questo caso di porre al centro del suo cinema la figura di un personaggio relegato ai margini della società. 

Qualcuno definì Ed Wood “il peggior regista di tutti i tempi”. Burton, invece, rende del povero regista un’immagine totalmente controcorrente, contribuendo così alla sua “riabilitazione”, sottolineandone la genialità, una particolare forma di genialità. Era dedito alla passione per i film di genere, e, tuttavia, aspirava a diventare come Orson Welles.
Ed è proprio con Orson Welles che Burton fa incontrare Wood a un certo punto della storia, un incontro casuale, ma in qualche modo determinante e commovente.

A prescindere da Depp, è Martin Landau a offrire l’altra grande prova attoriale, nei panni di un indimenticabile Bela Lugosi.
Il legame affettivo tra Wood e il grande attore, ammirato in maniera incondizionata da Ed, è il vero punto di forza di tutto il film. Wood diede la possibilità al vecchio Lugosi, già quasi oltre il viale del tramonto, disperato e ridotto in povertà, di sperimentare una nuova giovinezza. 

Nonostante il cast sia tutto a livelli notevoli, diretto in maniera egregia da Burton, Depp e Landau sono i veri mattatori del film.

Tim Burton è spinto non solo dall’ammirazione, ma anche da amore vero e proprio per questo personaggio emarginato e calpestato. E ne fa una sorta di eroe dei reietti, enfatizzandone tutti i lati positivi, ma lo fa con leggerezza, tenerezza, volgendo anche le inevitabili parti comiche e grottesche in un omaggio al suo candore alla sua propensione ad entusiasmarsi per ogni piccola cosa.

Ed Wood, pur essendo etero, amava vestirsi da donna, lo faceva per il piacere di farlo, con una passione smodata per i golfini di angora, lo faceva fin da bambino, con un’innocenza che conservò anche da adulto. Sosteneva che ciò, oltre a dargli un senso di confortevole sicurezza, gli permetteva di sentirsi più vicino alle donne.

Tim Burton usa questa passione come espediente narrativo sul mascheramento.
Uno dei due suoi film in cui apparve come attore fu appunto il primo: “Glen or Glenda”, “Il peggior film” mai girato. Un docu-film sul tema del travestitismo e della tolleranza. Burton racconta minuziosamente la gestazione del film e il suo rocambolesco fallimento. 

Eddie aveva un particolare fiuto per scoprire “talenti”. Le vicende di queste scoperte sono al centro dell’ideazione delle altre due pellicole presentate da Burton nel corso del film: “La sposa del mostro”, con l'epico monologo finale di Bela Lugosi, e “Plan 9 from the outer space”, il suo “capolavoro”, diventato col tempo un vero e proprio oggetto di culto, tanto da spingere anche una band di rock psychedelico anni ottanta a prendere il nome del film.

Si ha come la sensazione alla fine del film che Depp-Burton-Wood siano la stessa persona; c'è un processo di identificazione da parte di Tim Burton con lo sfortunato regista, che coinvolge anche Johnny Depp. Si è detto che Depp in molti film abbia funzionato come alter ego di Tim Burton, in questo film questo meccanismo è ancora più accentuato, oserei dire assolutamente perfetto.
Burton evita di raccontare l'epilogo triste e misero della storia, ed è meglio che sia così. È giusto che il film resti un tributo a questo piccolo uomo, vittima del destino, emarginato e stritolato dalla società dello spettacolo.


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