Cult Movie
“Ed Wood” (1994)
regia di Tim Burton
con Johnny Depp, Martin Landau, Bill Murray, Sarah Jessica Parker, Patricia Arquette, Jeffrey Jones, Conrad Brooks, Juliet Landau, Lisa Marie
«Salute amici miei. Voi siete interessati all'ignoto, al mistero, all'inesplicabile, ecco il motivo per cui siete qui. E noi per la prima volta siamo lieti di presentarvi il pieno resoconto degli eventi. Soddisferemo la vostra curiosità offrendovi le prove basate sulle testimonianze delle anime miserabili sopravvissute al terrificante cimento. I fatti accaduti, i luoghi. Amici, non possiamo più tenere segreta questa vicenda. Chissà se i vostri cuori riusciranno a sopportare i fatti sconvolgenti della vita di Edward D. Wood junior.»
Dei biopic di solito si ha un’idea un po' stereotipata, perché si pensa che debbano essere realizzati soprattutto sulle vite di personaggi illustri, uomini e donne di potere, eroi ed eroine. Qui invece abbiamo un biopic molto sui generis, dedicato a un personaggio assai sfortunato, deriso e disprezzato: il mitico Ed Wood.
Qui il fantastico non è tra le note biografiche, ma è confinato nelle sceneggiature di Ed Wood, non per questo, però, tende a far meno presa sull'immaginario dello spettatore. Il film infatti non è solo un omaggio a Wood, ma lo è al B-Movie in genere e a tutto il cinema fantastico. È ovviamente in bianco e nero, così come lo erano le sue pellicole. Era esattamente un mondo in bianco e nero quello di Ed. E già da questo non piccolo particolare, si può desumere la differenza con il consueto coloratissimo universo di molti degli altri film di Tim Burton.
È liberamente tratto dalla biografia “Nightmare of Ecstasy. The Life and Art of Edward D. Wood, Jr” di Rudolph Grey, ma non è un semplice riadattamento, è un vero e proprio inno a quello che era un personaggio che è stato sempre fuori dagli schemi hollywoodiani. A cominciare dal fatto che per lui era sempre buona e unica la prima scena girata, tanto era istintivo e artigianale il suo modo di creare storie come regista, attore, produttore e sceneggiatore.
Quanto di reale e di inventato ci sia nel film non ha granché importanza, essendo un biopic e non un film biografico. Quel che conta è il racconto in sé, l’intenzione di Burton anche in questo caso di porre al centro del suo cinema la figura di un personaggio relegato ai margini della società.
Nonostante il cast sia tutto a livelli notevoli, diretto in maniera egregia da Burton, Depp e Landau sono i veri mattatori del film.
Tim Burton è spinto non solo dall’ammirazione, ma anche da amore vero e proprio per questo personaggio emarginato e calpestato. E ne fa una sorta di eroe dei reietti, enfatizzandone tutti i lati positivi, ma lo fa con leggerezza, tenerezza, volgendo anche le inevitabili parti comiche e grottesche in un omaggio al suo candore alla sua propensione ad entusiasmarsi per ogni piccola cosa.
Ed Wood, pur essendo etero, amava vestirsi da donna, lo faceva per il piacere di farlo, con una passione smodata per i golfini di angora, lo faceva fin da bambino, con un’innocenza che conservò anche da adulto. Sosteneva che ciò, oltre a dargli un senso di confortevole sicurezza, gli permetteva di sentirsi più vicino alle donne.
Eddie aveva un particolare fiuto per scoprire “talenti”. Le vicende di queste scoperte sono al centro dell’ideazione delle altre due pellicole presentate da Burton nel corso del film: “La sposa del mostro”, con l'epico monologo finale di Bela Lugosi, e “Plan 9 from the outer space”, il suo “capolavoro”, diventato col tempo un vero e proprio oggetto di culto, tanto da spingere anche una band di rock psychedelico anni ottanta a prendere il nome del film.

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