“Viaggio al centro della Terra” (1959)
regia di Henry Levin
con James Mason, Pat Boone, Arlene Dahl, Diane Baker, Peter Ronson, Thayer David
“Viaggio al centro della Terra” (da non confondere con il film omonimo in 3d del 2008) era uno dei miei film preferiti da bambino. Uno di quelli che è rimasto stampato in maniera indelebile nella mia memoria e che, senza alcuna esagerazione, ha contribuito alla formazione del mio immaginario. È uno di quei film che ogni tanto amo rivedere. E pure a distanza di sessantacinque anni ha conservato intatto tutto il suo fascino. In fondo, siamo “coetanei”.
Quello che rende il film di Levin qualcosa che resiste all'usura del tempo è la grande dose di ironia che lo pervade dall'inizio alla fine, elemento che stempera alcune ingenuità, che impedisce di prendere sul serio il tema trattato dal capolavoro di Jules Verne, e che lo stesso scrittore avrebbe probabilmente apprezzato.
Purtroppo, oggi, c’è chi prende invece molto sul serio certe folli teorie sulla Terra cava. Chissà cosa ne direbbe Verne, per il quale era solo un semplice espediente narrativo, seppur assai suggestivo.
Il tono da commedia fantastica è proprio il valore aggiunto che rende il film affascinante e intramontabile, divertente come un classico dei cartoni animati della Disney, lo spirito con cui è girato è infatti molto simile a quello, basta vedere Pat Boone con la sua piccola fisarmonica che guida il corteo degli esploratori che cantano marciando, alla stregua di novelli Sette Nani. Tuttavia, deve anche molto ai fumetti di fantascienza di quel periodo, di cui riprende l'atmosfera e i classici stereotipi, compresi i mostri e il ripugnante e malvagio antagonista.
L'uso del colore e degli effetti speciali dell'epoca è veramente azzeccato, così come è assai riuscita la prova attoriale, con in testa James Mason, la star del film, particolarmente in forma e pienamente a suo agio nei panni del protagonista, il professor Oliver Lindenbrook.
Ma la cosa migliore in assoluto è la scenografia che cambia in continuazione, con alla base una rara e sorprendente inventiva. Il commento musicale è di Bernard Herrmann, famoso per essere stato il compositore preferito da Hitchcock per le colonne sonore dei suoi film.
Sequenze culto: l'anatra Gertrude che becca dietro la porta del magazzino, dove sono rinchiusi i due scienziati, e che viene scambiata per un altro prigioniero che tenta di comunicare con loro tramite codice morse, scena chiaramente metaforica nella sua ironia; l’allagamento delle grotte con lo spuntone che crolla e che rivela un altro livello; il sotterraneo pieno di sale, nel quale cade rotolando un maldestro Pat Boone, una delle sue tante gag contenute nel film.
E poi: i funghi giganti, l'oceano sotterraneo, i mostruosi rettili preistorici, la sensuale e ammiccante Arlene Dahl, nei panni di madame Carla Göteborg; e, ovviamente, il Centro della Terra, che cela un puntuale coup de théatre, con dispendio di gustosi effetti speciali d’antan.
Non può certo sfuggire, inoltre, l'ironia, forse involontaria, del doppio senso contenuto nel breve monologo positivista finale di Lindenbrook sulle “scoperte” della spedizione e sulla scienza.

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