Vi presento i romanzi di fantascienza che ho amato di piรน tra quelli che ho letto (o riletto) quest'anno.
Ogni libro ha un breve commento estrapolato dalle mie rispettive recensioni (che potete trovare qui sul blog).
๐ญ.๐๐ฎ๐ป๐ถ๐ฒ๐น ๐๐ฒ๐๐ฒ๐, “๐๐ถ๐ผ๐ฟ๐ถ ๐ฝ๐ฒ๐ฟ ๐๐น๐ด๐ฒ๐ฟ๐ป๐ผ๐ป” (๐ญ๐ต๐ฒ๐ฒ)
“Fiori per Algernon” รจ un romanzo unico che non assomiglia a nessun'altra opera letteraria. L’espediente narrativo che Daniel Keyes usa in questo romanzo รจ senz’altro la cosa che fa la differenza. La forma delle memorie scritte รจ molto praticata in letteratura, ma non credo esista quella di un io narrante che recepisce la realtร attraverso livelli gradualmente diversi di intelligenza, partendo da una condizione di ritardo mentale abbastanza grave.
Il libro รจ diviso in diciassette “rapporti sui progressi”, scritti appunto dal protagonista in forma di diario, con date a margine, nel corso dei quali Charlie Gordon, di anni trentadue, subisce un intervento chirurgico sperimentale finalizzato ad aumentare le sue capacitร cognitive.
“Fiori per Algernon” ha avuto anche una famosa, libera trasposizione cinematografica, ne รจ stato infatti tratto il film “I due mondi di Charlie” del 1971, per la regia di Ralph Nelson. Cliff Robertson, l’attore protagonista, vinse anche l’Oscar per la parte di Charlie Gordon. A rivederlo oggi, perรฒ, risulterebbe molto datato, al contrario del romanzo, che dopo tanti anni conserva intatte la valenza del messaggio e la freschezza dello stile letterario.
๐ฎ.๐๐ฟ๐ฎ ๐๐ฒ๐๐ถ๐ป, “๐ค๐๐ฒ๐๐๐ผ ๐ด๐ถ๐ผ๐ฟ๐ป๐ผ ๐ฝ๐ฒ๐ฟ๐ณ๐ฒ๐๐๐ผ” (๐ญ๐ต๐ณ๐ฌ)
Ira Levin, scrittore americano scomparso nel 2007, รจ ricordato soprattutto per due romanzi resi celebri dai rispettivi adattamenti cinematografici: “Rosemary‘s baby”, inquietante horror per la regia di Roman Polanski, con Mia Farrow e John Cassavetes, e “La fabbrica delle mogli”, che ha ispirato una serie di film diversi, il cui piรน famoso รจ “La donna perfetta” di Frank Oz, con Nicole Kidman.
Il romanzo in questione รจ meno noto, ma non รจ meno interessante, anzi, รจ inaspettatamente sorprendente. Rientra in un altro genere, anche se l’ambito รจ sempre quello del fantastico. ร un'originalissima distopia totalitaria, molto simile a quelle raccontate nei classici di Orwell, Huxley, Bradbury e Zamjatin. ร un po’ un misto di tutte queste opere con, perรฒ, delle particolaritร tutte sue. C’รจ molto altro.
Quest'opera รจ del 1970 e la buona riuscita del racconto la si deve in particolare all’atmosfera che regnava in quel periodo, in cui il desiderio di sperimentare nuovi percorsi narrativi veniva costantemente sollecitato all’interno del mondo della sf, ma anche in quello della controcultura.
๐ฏ.๐ง๐ต๐ฒ๐ผ๐ฑ๐ผ๐ฟ๐ฒ ๐ฆ๐๐๐ฟ๐ด๐ฒ๐ผ๐ป, “๐ก๐ฎ๐๐ฐ๐ถ๐๐ฎ ๐ฑ๐ฒ๐น ๐ฆ๐๐ฝ๐ฒ๐ฟ๐๐ผ๐บ๐ผ” (๐ญ๐ต๐ฑ๐ฏ)
Il titolo “Nascita del Superuomo”, seppur suggestivo e metaforicamente appropriato, puรฒ essere, a mio parere, fuorviante, dato che il titolo originale รจ “More Than Human”, infatti una vecchia edizione italiana riporta la traduzione letterale di “Piรน che Umano”. Inoltre, proprio per essere precisi, il presente romanzo รจ un'espansione del racconto “Baby is Three” del 1952.
Una genesi complessa e particolare, per un romanzo colmo di significati e assai originale. Arricchito, nell’edizione di Urania Collezione, da una bella e commovente postfazione di Giuseppe Lippi.
Sturgeon era essenzialmente un poeta. Come definire altrimenti la sua narrazione, se non inquietante e intensa poesia?
Anche per questo, come per tutti i poeti, di fronte alla lettura delle sue opere รจ facile smarrirsi, rischiare di perdere il filo e di perdersi nelle maglie del suo raccontare. Si comprenderร , solo a lettura avvenuta quanto puรฒ essere complesso il messaggio contenuto in questo semplice grande romanzo e quanto complesse le implicazioni che ne derivano.

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