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sabato 21 dicembre 2024

I migliori romanzi di fantascienza letti nel 2024


Vi presento i romanzi di fantascienza che ho amato di più tra quelli che ho letto (o riletto) quest'anno.

Ogni libro ha un breve commento estrapolato dalle mie rispettive recensioni (che potete trovare qui sul blog).

𝟭.𝗗𝗮𝗻𝗶𝗲𝗹 𝗞𝗲𝘆𝗲𝘀, “𝗙𝗶𝗼𝗿𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗔𝗹𝗴𝗲𝗿𝗻𝗼𝗻” (𝟭𝟵𝟲𝟲)

“Fiori per Algernon” è un romanzo unico che non assomiglia a nessun'altra opera letteraria. L’espediente narrativo che Daniel Keyes usa in questo romanzo è senz’altro la cosa che fa la differenza. La forma delle memorie scritte è molto praticata in letteratura, ma non credo esista quella di un io narrante che recepisce la realtà attraverso livelli gradualmente diversi di intelligenza, partendo da una condizione di ritardo mentale abbastanza grave.

Il libro è diviso in diciassette “rapporti sui progressi”, scritti appunto dal protagonista in forma di diario, con date a margine, nel corso dei quali Charlie Gordon, di anni trentadue, subisce un intervento chirurgico sperimentale finalizzato ad aumentare le sue capacità cognitive.

“Fiori per Algernon” ha avuto anche una famosa, libera trasposizione cinematografica, ne è stato infatti tratto il film “I due mondi di Charlie” del 1971, per la regia di Ralph Nelson. Cliff Robertson, l’attore protagonista, vinse anche l’Oscar per la parte di Charlie Gordon. A rivederlo oggi, però, risulterebbe molto datato, al contrario del romanzo, che dopo tanti anni conserva intatte la valenza del messaggio e la freschezza dello stile letterario.

𝟮.𝗜𝗿𝗮 𝗟𝗲𝘃𝗶𝗻, “𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗳𝗲𝘁𝘁𝗼” (𝟭𝟵𝟳𝟬)

Ira Levin, scrittore americano scomparso nel 2007, è ricordato soprattutto per due romanzi resi celebri dai rispettivi adattamenti cinematografici: “Rosemary‘s baby”, inquietante horror per la regia di Roman Polanski, con Mia Farrow e John Cassavetes, e “La fabbrica delle mogli”, che ha ispirato una serie di film diversi, il cui più famoso è “La donna perfetta” di Frank Oz, con Nicole Kidman.

Il romanzo in questione è meno noto, ma non è meno interessante, anzi, è inaspettatamente sorprendente. Rientra in un altro genere, anche se l’ambito è sempre quello del fantastico. È un'originalissima distopia totalitaria, molto simile a quelle raccontate nei classici di Orwell, Huxley, Bradbury e Zamjatin. È un po’ un misto di tutte queste opere con, però, delle particolarità tutte sue. C’è molto altro.

Quest'opera è del 1970 e la buona riuscita del racconto la si deve in particolare all’atmosfera che regnava in quel periodo, in cui il desiderio di sperimentare nuovi percorsi narrativi veniva costantemente sollecitato all’interno del mondo della sf, ma anche in quello della controcultura.

𝟯.𝗧𝗵𝗲𝗼𝗱𝗼𝗿𝗲 𝗦𝘁𝘂𝗿𝗴𝗲𝗼𝗻, “𝗡𝗮𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗦𝘂𝗽𝗲𝗿𝘂𝗼𝗺𝗼” (𝟭𝟵𝟱𝟯)

Il titolo “Nascita del Superuomo”, seppur suggestivo e metaforicamente appropriato, può essere, a mio parere, fuorviante, dato che il titolo originale è “More Than Human”, infatti una vecchia edizione italiana riporta la traduzione letterale di “Più che Umano”.  Inoltre, proprio per essere precisi, il presente romanzo è un'espansione del racconto “Baby is Three” del 1952.

Una genesi complessa e particolare, per un romanzo colmo di significati e assai originale. Arricchito, nell’edizione di Urania Collezione, da una bella e commovente postfazione di Giuseppe Lippi.

Sturgeon era essenzialmente un poeta. Come definire altrimenti la sua narrazione, se non inquietante e intensa poesia?

Anche per questo, come per tutti i poeti, di fronte alla lettura delle sue opere è facile smarrirsi, rischiare di perdere il filo e di perdersi nelle maglie del suo raccontare. Si comprenderà, solo a lettura avvenuta quanto può essere complesso il messaggio contenuto in questo semplice grande romanzo e quanto complesse le implicazioni che ne derivano.

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