Cult Movie
“Il pianeta selvaggio” (1973)
regia di René Laloux
disegni di Roland Topor
sceneggiatura di René Laloux e Roland Topor
Soggetto di Stefan Wul (“Homo domesticus”)
La definizione di cult movie si attaglia perfettamente a questo geniale e incantevole film sperimentale a disegni animati di science-fantasy, che vinse più che meritatamente il premio speciale della giuria al festival di Cannes proprio nel 1973. È il risultato della collaborazione tra il regista e psichiatra René Laloux e il grande disegnatore Roland Topor, collaborazione che era iniziata nel decennio precedente durante il quale i due avevano realizzato già alcuni cortometraggi animati. “Il pianeta selvaggio”, di produzione franco-cecoslovacca, teoricamente già pronto nel 1963, rimase fermo per un decennio. Fu distribuito anche negli USA da Roger Corman, ma ebbe grande successo soprattutto in Europa.
Il film è concepito come un incubo surrealista, visionario e apocalittico con piante e animali fantastici e mostruosi, sembra uscito dalle pagine di Jorge Luis Borges, e nel quale i disegni di Topor hanno più di un punto di contatto con le opere di Salvador Dalì, di Joan Mirò e di René Magritte. Ma si possono rintracciare anche riferimenti a De Chirico e a Hieronymus Bosch. La sceneggiatura curata da Laloux e Topor è liberamente tratta dal divertente romanzo breve del 1957 “Homo domesticus" di Stefan Wul, con un epilogo assai simile, ma abbastanza diverso nella trama. È un film che all'epoca suscitò molto scalpore: stravolse un bel po’ di convenzioni nel mondo dell'animazione.
È in sostanza una fiaba per adulti, in cui sono presenti una serie di elementi metaforici sulle dinamiche di potere e di sottomissione e sugli effetti collaterali del progresso tecno-scientifico.
I Draag sono alieni branchiati giganteschi dalla pelle blu che hanno deportato e resi schiavi per puro diletto gli umani, gli Oms: una parte di questi, infatti, sono ridotti allo stato di animaletti domestici, soprattutto per il divertimento dei bambini Draag. Altri umani invece vivono come animali selvaggi, liberi, ma ridotti allo stato primitivo.
Il Pianeta selvaggio è il satellite di Ygam.
Protagonista della storia è Terr, bambino allevato come animale di compagnia di una ragazzina Draag.
Tra le trovate più avveniristiche ci sono l'induttore di conoscenza a forma di cuffia acustica, che ha la funzione didattica di insegnare ai fanciulli Draag i fondamenti scientifici e la storia del loro pianeta Ygam; e il collare che i Draag applicano agli umani domestici, un marchingegno digitale telecomandato da un braccialetto che i giganti portano al polso, con cui controllano i terrestri, per mezzo di una forza magnetica che li riporta ai padroni nel caso in cui si allontanino troppo. Uno strumento sadico di controllo. Un inquietante elemento di anticipazione.
La capacità di riuscire a trovare un modo per solidarizzare tra i piccoli esseri è il tema portante dell’opera, solidarietà che riesce a travalicare anche gli ostacoli insormontabili metaforicamente rappresentati dai giganteschi Draag; ma di non inferiore importanza sono anche il tema della capacità di rielaborare le informazioni in maniera tale da poter sviluppare una propria cultura e una forma autonoma di consapevolezza, e il messaggio di pace tra i popoli, fondato sul reciproco riconoscimento, sulla pari dignità e sulla fattiva collaborazione.

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