“La furia dei Baskerville” (1959)
regia di Terence Fisher
con Peter Cushing, Christopher Lee, André Morell, Marla Landi, Francis De Wolff, Miles Malleson, Ewen Solon, John Le Mesurier, Helen Goss
«Non c'è niente di straordinario nel far uso dei propri occhi.»
«Certi dati hanno valore solo quando sono chiari, concisi ed esatti.»
«Le mie tariffe professionali, dottore, sono fisse. Non le modificò mai, se non quando le abbuono del tutto.»
Undici anni dopo “Amleto” diretto da Laurence Olivier, nel quale apparvero nella prima volta in coppia, due anni dopo la “Maschera di Frankenstein”, un anno dopo “Dracula il vampiro” e nello stesso anno de “La mummia”, tutti e tre di Terence Fisher, nel 1959 Christopher Lee e Peter Cushing tornarono ancora insieme e di nuovo diretti da Fisher, nell'adattamento de “Il mastino di Baskerville” il più famoso racconto di sir Arthur Conan Doyle su Sherlock Holmes, insieme a “Uno studio in rosso”.
Torneranno ancora assieme per altri tre film del regista inglese: “Lo sguardo che uccide” del ‘64, “Dracula, principe delle tenebre” del ‘66, anche se Peter Cushing qui appare solo all’inizio, e “Demoni di fuoco” del ‘67. Insomma, una più che proficua collaborazione.
Fisher, con la “Furia dei Baskerville”, realizza un film impeccabile, in una versione più horror gotica, che thriller, e affida ai due attori la buona riuscita del progetto. Il film, infatti, è quasi un incontro tra Poe e Doyle, che spinge molto sull’inquietudine, causata soprattutto dall’ambientazione in una suggestiva landa della campagna inglese, con un castello che rimanda molto al classico maniero delle opere di Roger Corman ispirate a Poe.
La trama procede in costante equilibrio tra razionalità e soprannaturale, e nella quale la coppia di attori protagonisti si muove con grande dimestichezza, come esseri a proprio agio nel loro elemento naturale, affiancati da un riuscitissimo Watson interpretato da André Morell.
Fisher ironizza anche molto sull’ambiguità dei protagonisti, facendo, per esempio, assumere a Peter Cushing (Sherlock Holmes) in alcuni momenti le sembianze di Dracula, come nella scena sinistra del presunto ritrovamento del cadavere di Henry Baskerville (Christopher Lee), nella quale Cushing indossa un mantello nero identico a quello di Dracula, e che getta addosso al cadavere. Classico esempio di rovesciamento.
La tarantola sulla spalla di Christopher Lee è l’altra sequenza cult del film.
La regia di Fisher è essenziale e assai fedele al testo di riferimento, ma non è l’unica qualità apprezzabile. Aiutata da uno squisito uso del technicolor, la pellicola mantiene per tutta la durata del film una tensione molto intensa, pur assumendo i caratteri della pièce teatrale costruita sulle pregevoli doti recitative di Lee e Cushing.

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