Ursula K. Le Guin, “Il mondo di Rocannon” (1966)
«Come si può distinguere tra leggenda e realtà, su mondi che giacciono a molti anni di distanza dal nostro? Pianeti senza nome, che i nativi chiamano semplicemente «il Mondo»; pianeti senza storia, dove il passato è materia di mito e dove l'esploratore che vi fa ritorno scopre che le sue azioni di pochi anni prima sono diventate le gesta di un dio. Un velo buio di irrazionalità si stende sull'intervallo di tempo che le nostre astronavi attraversano alla velocità della luce, e nell'oscurità proliferano l'incertezza e le esagerazioni, come erbacce.»
“Il mondo di Rocannon” è il primo atto del Ciclo dell’Ecumene, composto da ben sette romanzi, tra i quali i più famosi sono “La mano sinistra delle tenebre” e “I reietti dell’altro pianeta” (conosciuto anche come “Quelli di Anarres”). Il misto tra fantasy e fantascienza che caratterizza buona parte della produzione della Le Guin, qui trova un giusto equilibrio, con i terrestri nella parte degli invasori e degli osservatori esterni. In definitiva, sono proprio loro gli alieni.
Gli ingredienti sono, infatti, quelli del fantasy classico di stampo medievale, ibridato con elementi di fantascienza, con la space opera in primo piano. Tuttavia, quello che risalta di più agli occhi, è la prospettiva diversa con cui le pseudo-razze extraterrestri, divise in tre specie diverse, che popolano il pianeta di Fomalhaut II, percepiscono la realtà, rispetto a come la vedono gli osservatori e i colonizzatori, che gli indigeni hanno soprannominato “Signori delle Stelle”, seguendo le suggestioni della loro visione mitica per cui tra storia e leggenda non c’è alcuna differenza.
Si potrebbe speculare molto su questo aspetto, in relazione soprattutto alla frequente strumentalizzazione delle narrazioni storiche e pseudo storiche, così come delle costruzioni a base superstiziosa della conoscenza, sulla quale agiscono sia i canali divulgativi ufficiali che quelli, per così dire, alternativi.
Per gli abitanti del pianeta, la realtà, però, non è data da un costrutto ideologico o religioso, ma corrisponde alle loro ristrette conoscenze, ad un’innocenza originaria, a prescindere dai poteri di telepatia di cui sono diversamente fornite le specie. Mentre, per gli astronauti visitatori dell’Ecumene, la realtà è osservata e catalogata scientificamente.
Le prime trenta pagine occupano, infatti, quello che è definito “prologo”, che si apre con il terrestre Gaveral Rocannon, etnologo, che descrive le forme di intelligenza superiore, anch’esse ominidi, ma a bassa tecnologia, che occupano il pianeta, ferme però appunto all'epoca medievale e che usano i grifoni come cavalcature volanti: i piccoli misteriosi Gdemiar, anche detti Uomini d’Argilla, gli alti e fieri Liur, divisi in Angyar e in Olgyior, e infine i pacifici Fiia, il Mezzo Popolo, che ricordano vagamente gli hobbit. Tuttavia, Rocannon sarà destinato a scoprire altre creature, tutt’altro che rassomiglianti agli umani.
Occupare lo stesso spazio e la stessa epoca, paradossi temporali a parte, ma viverli come se fossero realtà diverse, è la felice metafora che si ricollega all'incipit del libro sulla realtà e la fantasia, riportato all'inizio di questa recensione.
Tutta la narrazione è quindi influenzata dalla doppia prospettiva, questione che è alla base soprattutto dell'interazione tra nativi e visitatori e sugli equivoci, a dir poco, epocali.
Compito di Rocannon non è quello di insegnare, ruolo che lascia ad altri colonizzatori, ma di imparare a comprendere come funzionino la mente e le usanze dei nativi. Nel frattempo la Lega di Tutti i Mondi, a cui appartiene il terrestre, sta combattendo una guerra senza esclusione di colpi con un nemico esterno.
Rocannon, l’Errante, sceglie di formare una sua compagnia con persone di varie specie, e come ogni science-fantasy che si rispetti, il libro assume anche l’aspetto di un romanzo d’avventura.
Proprio in virtù dello scarto di natura tecnologica, il protagonista, durante lo svolgimento della vicenda, è destinato a diventare, suo malgrado, una sorta di essere mitologico per i popoli del pianeta. Ed è così che il viaggio dell’eroe, alla ricerca dei nemici della Lega, è in tutto e per tutto anche un viaggio di iniziazione e di trasformazione.
Con “Il mondo di Rocannon”, Ursula Le Guin comincia a edificare, un po' alla volta, un intero universo che ci accompagnerà nei prossimi capitoli della saga.

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