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venerdรฌ 10 gennaio 2025

Guy de Maupassant, "Bel Ami" (1885)


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Guy de Maupassant fu uno scrittore inconsueto e particolarmente originale, almeno per il suo tempo, ma credo che lo si possa considerare tale anche tuttora. Ha diviso la critica come ben pochi, ma รจ da sempre uno dei piรน amati dai lettori. Molto ingenerose furono soprattutto le critiche che arrivarono da diversi suoi connazionali. 

Il suo essere fuori dagli schemi gli dona, invece, un fascino e un’attrattiva unici. Non si perde in inutili romanticherie. Lo hanno accusato per questo di essere privo di poesia. Io lo trovo, invece, uno dei migliori francesi dell’ottocento, senz’altro preferibile a quelli a volte noiosi come Flaubert e soprattutto Proust.

Amava le passioni del palato e del sesso. Viveva pienamente qualsiasi sensazione. Una sorta di satiro. Eppure, pensava a Gustave Flaubert, amico della madre, come al suo padre spirituale, e in effetti fu precisamente questo, nonchรฉ suo maestro. La sua vita perรฒ fu l’opposto di quella dello stesso Flaubert, e dopo la morte del maestro, si emancipรฒ pienamente anche dal punto di vista letterario. L’essere eccessivo, contraddittorio, “depresso” e “animalesco” fu ciรฒ che paradossalmente lo rese grande.

Diceva di sรฉ: «La malinconia della terra non mi rattrista mai: sono una specie di strumento da sensazioni che risuona per le aurore, i mezzogiorni, i crepuscoli e altro ancora. Vivo da solo, benissimo, per settimane, senza bisogno di affetto. Ma mi piace la carne delle donne, la amo come amo l’erba, i fiumi, il mare.» 

A fronte di tutto ciรฒ, รจ del tutto chiaro che questo romanzo abbia anche un che di autobiografico. Ed era lui stesso ad ammetterlo, seppure esageratamente e provocatoriamente, quando diceva: «Bel Ami sono io». 

Il dionisiaco, da una parte, e la disperazione, dall’altra, erano riflessi intensamente nella sua scrittura e nella sua esistenza. 

E con queste premesse, รจ quanto mai naturale che si lasciasse affascinare dal pessimismo di Schopenhauer. Come fu del tutto naturale che tale pessimismo e tale passionalitร  esplodessero nei suoi racconti, tinti irrimediabilmente di nero.

Questo romanzo destรฒ un grande scandalo alla sua uscita. Buona parte della stampa non lo accolse affatto bene.

Bel Ami รจ Georges Duroy, un seduttore incallito, un miserabile manipolatore, un sessuomane, opportunista, cialtrone, bugiardo, ingannatore, perennemente insoddisfatto. Insomma, un vero e proprio mediocre mascalzone, ma di notevole intelligenza, che da misero e squattrinato impiegato ed ex militare, figlio di contadini, tenta la scalata sociale, attraverso il potere mediatico, nel campo del giornalismo nella Parigi di fine XIX secolo.

Guy de Maupassant, con questo geniale romanzo, costruisce una figura indimenticabile di antieroe e una critica spietata dell’alta societร  francese di quel periodo, ma che รจ adattabile a qualsiasi epoca e a qualsiasi luogo. 

L’arrivismo, il servilismo e il clientelismo non hanno tempo e neanche frontiere. Non รจ la vendetta di un Edmond Dantรจs e neanche il nichilismo perverso di un Nikolaj Stavrogin, ma il puro e semplice egoismo di un narcisista. 

In sostanza, questo รจ il ritratto di un uomo violento, reduce tra l’altro della guerra colonialista in Africa, complice e protagonista di angherie nei confronti dei popoli indigeni.

Duroy si serve abilmente delle persone come se fossero oggetti dei suoi capricci, soprattutto delle sue amanti, portandole fino alla soglia della rovina. 

La sua perfidia perรฒ nasconde una grande desolata solitudine.

Sono sorprendenti, dato il periodo in cui fu scritto, la connotazione tutt’altro che moralista del romanzo, che fa a pezzi stereotipi, ipocrisia e apparenze della buona borghesia francese dell’epoca, e l’enorme sensualitร  di cui trasuda.

Guy de Maupassant, con la sua prosa, va dritto al sodo, senza perdersi in labirinti descrittivi. Tuttavia, si dedica, con la precisione di un sopraffino indagatore dell’animo umano, ad una profonda introspezione psicologica del protagonista. 

Narrazione e dialoghi sono sempre assai vivaci. รˆ veramente una gioia leggerlo. Lo scrittore francese dipinge con eccellente abilitร  un'umanitร  grottesca, calcando parecchio la mano sul caricaturale, compresa la provocante ed esuberante sensualitร  con cui descrive le protagoniste femminili, ottenendo cosรฌ un effetto di insieme che contribuisce all'atmosfera di decadenza in cui รจ avvolto il romanzo. Una passione incontenibile brucia queste pagine come fuoco.

“Bel Ami” puรฒ essere considerato la prima parte di un ideale romanzo con elementi autobiografici, la cui seconda parte รจ invece rappresentata da “Forte come la morte”. Il primo rappresenta l’ascesa, il secondo il declino.

Uno dei vertici del romanzo รจ il magistrale dialogo tra Georges Duroy e il vecchio poeta Norbert de Varenne sulla morte e sulla solitudine, intriso di profondo pessimismo, che poi รจ quasi un monologo di Norbert. Altro che mancanza di poesia!

Come magistrale รจ la descrizione realistica ed estremamente prosaica dell'oscuro e desolato mondo contadino, che non ha nulla di romantico, prosaica, ma, in sintonia con lo spirito contraddittorio dell'intero romanzo, ed รจ, quindi al tempo stesso, di nuovo, intensamente poetica.

“Bel Ami” รจ un romanzo cinico e nero come la pece, e non sono poche le pagine in cui questa cupezza emerge e si espande come una lebbra.

E poi c'รจ la feroce critica sociale: al sistema giornalistico, ai “mercanti di notizie”, al mondo della politica e al colonialismo. Di grande efficacia la descrizione puntuale, particolareggiata e colorita del “quarto potere”, delle sue dinamiche, del suo legame con la politica e il potere economico, e siamo ancora nel XIX secolo, forte della consolidata esperienza da giornalista dell’autore, attivitร  parallela a quella di romanziere e di novelliere. Ed รจ proprio la narrativa breve che, col tempo, fu quella piรน apprezzata dalla critica, anche perchรฉ maggiormente in sintonia con l’impegno giornalistico.

Il disprezzo dello scrittore per il genere umano si tinge anche di misoginia, ma pure questa ovviamente รจ di carattere contraddittorio. La narrazione รจ sempre in bilico tra il sarcasmo, lo scherno e la finezza dell’indagatore del mondo femminile, dell'amatore delle donne, non solo in senso fisico, della pietร  che egli riservava alle vittime, agli esseri sottomessi. 

Maupassant, infatti, l’invettiva finale la riservรฒ poco prima di morire al Grande Distruttore, a Dio, responsabile di tutto il male, e contro cui continuรฒ a inveire anche dal manicomio.


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