๐๐๐ ๐ฑ๐ฒ ๐ ๐ฎ๐๐ฝ๐ฎ๐๐๐ฎ๐ป๐, “๐๐ฒ๐น ๐๐บ๐ถ” (๐ญ๐ด๐ด๐ฑ)
«๐๐ฐ๐ฏ ๐ด๐ช ๐ช๐ฏ๐ฅ๐ช๐จ๐ฏ๐ข๐ท๐ข๐ฏ๐ฐ, ๐ฏ๐ฐ๐ฏ ๐ด๐ช ๐ด๐ต๐ถ๐ฑ๐ช๐ท๐ข๐ฏ๐ฐ ๐ฅ๐ฆ๐ช ๐ง๐ข๐ต๐ต๐ช; ๐ฏ๐ฆ ๐ณ๐ช๐ค๐ฆ๐ณ๐ค๐ข๐ท๐ข๐ฏ๐ฐ ๐ญ๐ฆ ๐ค๐ข๐ถ๐ด๐ฆ ๐ฑ๐ช๐ถ' ๐ฑ๐ณ๐ฐ๐ง๐ฐ๐ฏ๐ฅ๐ฆ, ๐ด๐ฆ๐จ๐ณ๐ฆ๐ต๐ฆ, ๐ค๐ฐ๐ฏ ๐ค๐ถ๐ณ๐ช๐ฐ๐ด๐ช๐ต๐ข' ๐ฑ๐ณ๐ฐ๐ง๐ฆ๐ด๐ด๐ช๐ฐ๐ฏ๐ข๐ญ๐ฆ ๐ฆ ๐ข๐ด๐ด๐ฐ๐ญ๐ถ๐ต๐ข ๐ช๐ฏ๐ฅ๐ช๐ง๐ง๐ฆ๐ณ๐ฆ๐ฏ๐ป๐ข ๐ฑ๐ฆ๐ณ ๐ช๐ญ ๐ค๐ณ๐ช๐ฎ๐ช๐ฏ๐ฆ ๐ด๐ต๐ฆ๐ด๐ด๐ฐ. ๐๐ฆ๐ณ๐ค๐ข๐ท๐ข๐ฏ๐ฐ ๐ฅ๐ช ๐ด๐ฑ๐ช๐ฆ๐จ๐ข๐ณ๐ฆ ๐ค๐ฐ๐ฏ ๐ฆ๐ด๐ต๐ณ๐ฆ๐ฎ๐ข ๐ค๐ฉ๐ช๐ข๐ณ๐ฆ๐ป๐ป๐ข ๐ญ’๐ฐ๐ณ๐ช๐จ๐ช๐ฏ๐ฆ ๐ฅ๐ฆ๐ญ๐ญ๐ฆ ๐ข๐ป๐ช๐ฐ๐ฏ๐ช, ๐ฅ๐ช ๐ฅ๐ฆ๐ต๐ฆ๐ณ๐ฎ๐ช๐ฏ๐ข๐ณ๐ฆ ๐ต๐ถ๐ต๐ต๐ช ๐ช ๐ง๐ฆ๐ฏ๐ฐ๐ฎ๐ฆ๐ฏ๐ช ๐ฑ๐ด๐ช๐ค๐ฐ๐ญ๐ฐ๐จ๐ช๐ค๐ช ๐ฅ๐ข ๐ค๐ถ๐ช ๐ฆ๐ณ๐ข ๐ฏ๐ข๐ต๐ฐ ๐ช๐ญ ๐ฅ๐ณ๐ข๐ฎ๐ฎ๐ข, ๐ณ๐ช๐ด๐ถ๐ญ๐ต๐ข๐ต๐ฐ ๐ด๐ค๐ช๐ฆ๐ฏ๐ต๐ช๐ง๐ช๐ค๐ฐ ๐ฅ๐ช ๐ถ๐ฏ ๐ฑ๐ข๐ณ๐ต๐ช๐ค๐ฐ๐ญ๐ข๐ณ๐ฆ ๐ด๐ต๐ข๐ต๐ฐ ๐ฅ’๐ข๐ฏ๐ช๐ฎ๐ฐ. ๐๐ฏ๐ค๐ฉ๐ฆ ๐ญ๐ฆ ๐ฅ๐ฐ๐ฏ๐ฏ๐ฆ ๐ด๐ช ๐ข๐ฑ๐ฑ๐ข๐ด๐ด๐ช๐ฐ๐ฏ๐ข๐ท๐ข๐ฏ๐ฐ ๐ข ๐ฒ๐ถ๐ฆ๐ญ๐ญ๐ข ๐ณ๐ช๐ค๐ฆ๐ณ๐ค๐ข, ๐ข ๐ฒ๐ถ๐ฆ๐ญ ๐ญ๐ข๐ท๐ฐ๐ณ๐ฐ. ๐ ๐ข๐ญ๐ต๐ณ๐ช ๐ณ๐ฆ๐ค๐ฆ๐ฏ๐ต๐ช ๐ข๐ท๐ท๐ฆ๐ฏ๐ช๐ฎ๐ฆ๐ฏ๐ต๐ช ๐ท๐ฆ๐ฏ๐ฏ๐ฆ๐ณ๐ฐ ๐ฆ๐ด๐ข๐ฎ๐ช๐ฏ๐ข๐ต๐ช, ๐ค๐ฐ๐ฎ๐ฎ๐ฆ๐ฏ๐ต๐ข๐ต๐ช, ๐ณ๐ช๐จ๐ช๐ณ๐ข๐ต๐ช ๐ช๐ฏ ๐ต๐ถ๐ต๐ต๐ช ๐ช ๐ญ๐ฐ๐ณ๐ฐ ๐ข๐ด๐ฑ๐ฆ๐ต๐ต๐ช, ๐ด๐ฐ๐ฑ๐ฑ๐ฆ๐ด๐ข๐ต๐ช ๐ค๐ฐ๐ฏ ๐ช๐ญ ๐ค๐ฐ๐ญ๐ฑ๐ฐ ๐ฅ’๐ฐ๐ค๐ค๐ฉ๐ช๐ฐ ๐ฑ๐ณ๐ฐ๐ง๐ฆ๐ด๐ด๐ช๐ฐ๐ฏ๐ข๐ญ๐ฆ ๐ฆ ๐ช๐ญ ๐ฎ๐ฐ๐ฅ๐ฐ ๐ฅ๐ช ๐ท๐ฆ๐ฅ๐ฆ๐ณ๐ฆ ๐ต๐ช๐ฑ๐ช๐ค๐ฐ ๐ฅ๐ฆ๐ช ๐ฎ๐ฆ๐ณ๐ค๐ข๐ฏ๐ต๐ช ๐ฅ๐ช ๐ฏ๐ฐ๐ต๐ช๐ป๐ช๐ฆ, ๐ฅ๐ฆ๐ช ๐ท๐ฆ๐ฏ๐ฅ๐ช๐ต๐ฐ๐ณ๐ช ๐ฅ๐ช ๐ฅ๐ณ๐ข๐ฎ๐ฎ๐ช ๐ถ๐ฎ๐ข๐ฏ๐ช ๐ข ๐ถ๐ฏ ๐ต๐ข๐ฏ๐ต๐ฐ ๐ข๐ญ๐ญ๐ข ๐ณ๐ช๐จ๐ข, ๐ค๐ฐ๐ดรฌ ๐ค๐ฐ๐ฎ๐ฆ ๐ช ๐ค๐ฐ๐ฎ๐ฎ๐ฆ๐ณ๐ค๐ช๐ข๐ฏ๐ต๐ช ๐ฆ๐ด๐ข๐ฎ๐ช๐ฏ๐ข๐ฏ๐ฐ, ๐ณ๐ช๐จ๐ช๐ณ๐ข๐ฏ๐ฐ, ๐ฑ๐ฆ๐ด๐ข๐ฏ๐ฐ ๐จ๐ญ๐ช ๐ฐ๐จ๐จ๐ฆ๐ต๐ต๐ช ๐ค๐ฉ๐ฆ ๐ท๐ฆ๐ฏ๐ฅ๐ฆ๐ณ๐ข๐ฏ๐ฏ๐ฐ ๐ข๐ญ ๐ฑ๐ถ๐ฃ๐ฃ๐ญ๐ช๐ค๐ฐ.»
«๐๐ฆ๐ฐ๐ณ๐จ๐ฆ๐ด ๐ข๐ญ๐ญ๐ฐ๐ณ๐ข ๐ด๐ช ๐ง๐ฆ๐ณ๐ฎ๐ฐ' ๐ฅ๐ช ๐ง๐ณ๐ฐ๐ฏ๐ต๐ฆ ๐ข ๐ญ๐ฆ๐ช, ๐ฆ ๐ณ๐ช๐ฎ๐ข๐ด๐ฆ๐ณ๐ฐ ๐ข๐ฏ๐ค๐ฐ๐ณ๐ข ๐ฑ๐ฆ๐ณ ๐ข๐ญ๐ค๐ถ๐ฏ๐ช ๐ช๐ด๐ต๐ข๐ฏ๐ต๐ช ๐ค๐ฐ๐ฏ ๐จ๐ญ๐ช ๐ฐ๐ค๐ค๐ฉ๐ช ๐ฏ๐ฆ๐จ๐ญ๐ช ๐ฐ๐ค๐ค๐ฉ๐ช, ๐ด๐ง๐ฐ๐ณ๐ป๐ข๐ฏ๐ฅ๐ฐ๐ด๐ช ๐ฅ๐ช ๐ณ๐ข๐จ๐จ๐ช๐ถ๐ฏ๐จ๐ฆ๐ณ๐ฆ ๐ญ’๐ช๐ฎ๐ฑ๐ฆ๐ฏ๐ฆ๐ต๐ณ๐ข๐ฃ๐ช๐ญ๐ฆ ๐ด๐ฆ๐จ๐ณ๐ฆ๐ต๐ฐ ๐ฅ๐ฆ๐ช ๐ญ๐ฐ๐ณ๐ฐ ๐ค๐ถ๐ฐ๐ณ๐ช, ๐ฅ๐ช ๐ด๐ฐ๐ฏ๐ฅ๐ข๐ณ๐ด๐ช ๐ฏ๐ฆ๐ช ๐ฑ๐ฆ๐ฏ๐ด๐ช๐ฆ๐ณ๐ช ๐ฑ๐ช๐ถ' ๐ฑ๐ณ๐ฐ๐ง๐ฐ๐ฏ๐ฅ๐ช. ๐๐ฆ๐ณ๐ค๐ข๐ท๐ข๐ฏ๐ฐ ๐ฅ๐ช ๐ฎ๐ฆ๐ต๐ต๐ฆ๐ณ๐ฆ ๐ณ๐ฆ๐ค๐ช๐ฑ๐ณ๐ฐ๐ค๐ข๐ฎ๐ฆ๐ฏ๐ต๐ฆ ๐ข ๐ฏ๐ถ๐ฅ๐ฐ ๐ญ๐ฆ ๐ญ๐ฐ๐ณ๐ฐ ๐ค๐ฐ๐ด๐ค๐ช๐ฆ๐ฏ๐ป๐ฆ, ๐ค๐ฐ๐ฏ ๐ถ๐ฏ๐ข ๐ฅ๐ฐ๐ฎ๐ข๐ฏ๐ฅ๐ข ๐ข๐ณ๐ฅ๐ฆ๐ฏ๐ต๐ฆ ๐ฆ ๐ฎ๐ถ๐ต๐ข: ๐ช๐ฏ๐ต๐ช๐ฎ๐ข ๐ญ๐ฐ๐ต๐ต๐ข ๐ฅ๐ช ๐ฅ๐ถ๐ฆ ๐ฆ๐ด๐ด๐ฆ๐ณ๐ช ๐ค๐ฉ๐ฆ, ๐ฑ๐ถ๐ณ ๐ท๐ช๐ท๐ฆ๐ฏ๐ฅ๐ฐ ๐ง๐ช๐ข๐ฏ๐ค๐ฐ ๐ข ๐ง๐ช๐ข๐ฏ๐ค๐ฐ, ๐ด’๐ช๐จ๐ฏ๐ฐ๐ณ๐ข๐ฏ๐ฐ ๐ด๐ฆ๐ฎ๐ฑ๐ณ๐ฆ, ๐ด๐ช ๐ด๐ฐ๐ด๐ฑ๐ฆ๐ต๐ต๐ข๐ฏ๐ฐ, ๐ด๐ช ๐ง๐ช๐ถ๐ต๐ข๐ฏ๐ฐ, ๐ด๐ช ๐ด๐ฑ๐ช๐ข๐ฏ๐ฐ, ๐ฎ๐ข ๐ฏ๐ฐ๐ฏ ๐ด๐ช ๐ค๐ฐ๐ฏ๐ฐ๐ด๐ค๐ฐ๐ฏ๐ฐ ๐ง๐ช๐ฏ๐ฐ ๐ฏ๐ฆ๐ญ ๐ง๐ฐ๐ฏ๐ฅ๐ฐ ๐ฎ๐ฆ๐ญ๐ฎ๐ฐ๐ด๐ฐ ๐ฅ๐ฆ๐จ๐ญ๐ช ๐ข๐ฏ๐ช๐ฎ๐ช.»
Guy de Maupassant fu uno scrittore inconsueto e particolarmente originale, almeno per il suo tempo, ma credo che lo si possa considerare tale anche tuttora. Ha diviso la critica come ben pochi, ma รจ da sempre uno dei piรน amati dai lettori. Molto ingenerose furono soprattutto le critiche che arrivarono da diversi suoi connazionali.
Il suo essere fuori dagli schemi gli dona, invece, un fascino e un’attrattiva unici. Non si perde in inutili romanticherie. Lo hanno accusato per questo di essere privo di poesia. Io lo trovo, invece, uno dei migliori francesi dell’ottocento, senz’altro preferibile a quelli a volte noiosi come Flaubert e soprattutto Proust.
Amava le passioni del palato e del sesso. Viveva pienamente qualsiasi sensazione. Una sorta di satiro. Eppure, pensava a Gustave Flaubert, amico della madre, come al suo padre spirituale, e in effetti fu precisamente questo, nonchรฉ suo maestro. La sua vita perรฒ fu l’opposto di quella dello stesso Flaubert, e dopo la morte del maestro, si emancipรฒ pienamente anche dal punto di vista letterario. L’essere eccessivo, contraddittorio, “depresso” e “animalesco” fu ciรฒ che paradossalmente lo rese grande.
Diceva di sรฉ: «La malinconia della terra non mi rattrista mai: sono una specie di strumento da sensazioni che risuona per le aurore, i mezzogiorni, i crepuscoli e altro ancora. Vivo da solo, benissimo, per settimane, senza bisogno di affetto. Ma mi piace la carne delle donne, la amo come amo l’erba, i fiumi, il mare.»
A fronte di tutto ciรฒ, รจ del tutto chiaro che questo romanzo abbia anche un che di autobiografico. Ed era lui stesso ad ammetterlo, seppure esageratamente e provocatoriamente, quando diceva: «Bel Ami sono io».
Il dionisiaco, da una parte, e la disperazione, dall’altra, erano riflessi intensamente nella sua scrittura e nella sua esistenza.
E con queste premesse, รจ quanto mai naturale che si lasciasse affascinare dal pessimismo di Schopenhauer. Come fu del tutto naturale che tale pessimismo e tale passionalitร esplodessero nei suoi racconti, tinti irrimediabilmente di nero.
Questo romanzo destรฒ un grande scandalo alla sua uscita. Buona parte della stampa non lo accolse affatto bene.
Bel Ami รจ Georges Duroy, un seduttore incallito, un miserabile manipolatore, un sessuomane, opportunista, cialtrone, bugiardo, ingannatore, perennemente insoddisfatto. Insomma, un vero e proprio mediocre mascalzone, ma di notevole intelligenza, che da misero e squattrinato impiegato ed ex militare, figlio di contadini, tenta la scalata sociale, attraverso il potere mediatico, nel campo del giornalismo nella Parigi di fine XIX secolo.
Guy de Maupassant, con questo geniale romanzo, costruisce una figura indimenticabile di antieroe e una critica spietata dell’alta societร francese di quel periodo, ma che รจ adattabile a qualsiasi epoca e a qualsiasi luogo.
L’arrivismo, il servilismo e il clientelismo non hanno tempo e neanche frontiere. Non รจ la vendetta di un Edmond Dantรจs e neanche il nichilismo perverso di un Nikolaj Stavrogin, ma il puro e semplice egoismo di un narcisista.
In sostanza, questo รจ il ritratto di un uomo violento, reduce tra l’altro della guerra colonialista in Africa, complice e protagonista di angherie nei confronti dei popoli indigeni.
Duroy si serve abilmente delle persone come se fossero oggetti dei suoi capricci, soprattutto delle sue amanti, portandole fino alla soglia della rovina.
La sua perfidia perรฒ nasconde una grande desolata solitudine.
Sono sorprendenti, dato il periodo in cui fu scritto, la connotazione tutt’altro che moralista del romanzo, che fa a pezzi stereotipi, ipocrisia e apparenze della buona borghesia francese dell’epoca, e l’enorme sensualitร di cui trasuda.
Guy de Maupassant, con la sua prosa, va dritto al sodo, senza perdersi in labirinti descrittivi. Tuttavia, si dedica, con la precisione di un sopraffino indagatore dell’animo umano, ad una profonda introspezione psicologica del protagonista.
Narrazione e dialoghi sono sempre assai vivaci. ร veramente una gioia leggerlo. Lo scrittore francese dipinge con eccellente abilitร un'umanitร grottesca, calcando parecchio la mano sul caricaturale, compresa la provocante ed esuberante sensualitร con cui descrive le protagoniste femminili, ottenendo cosรฌ un effetto di insieme che contribuisce all'atmosfera di decadenza in cui รจ avvolto il romanzo. Una passione incontenibile brucia queste pagine come fuoco.
“Bel Ami” puรฒ essere considerato la prima parte di un ideale romanzo con elementi autobiografici, la cui seconda parte รจ invece rappresentata da “Forte come la morte”. Il primo rappresenta l’ascesa, il secondo il declino.
Uno dei vertici del romanzo รจ il magistrale dialogo tra Georges Duroy e il vecchio poeta Norbert de Varenne sulla morte e sulla solitudine, intriso di profondo pessimismo, che poi รจ quasi un monologo di Norbert. Altro che mancanza di poesia!
Come magistrale รจ la descrizione realistica ed estremamente prosaica dell'oscuro e desolato mondo contadino, che non ha nulla di romantico, prosaica, ma, in sintonia con lo spirito contraddittorio dell'intero romanzo, ed รจ, quindi al tempo stesso, di nuovo, intensamente poetica.
“Bel Ami” รจ un romanzo cinico e nero come la pece, e non sono poche le pagine in cui questa cupezza emerge e si espande come una lebbra.
E poi c'รจ la feroce critica sociale: al sistema giornalistico, ai “mercanti di notizie”, al mondo della politica e al colonialismo. Di grande efficacia la descrizione puntuale, particolareggiata e colorita del “quarto potere”, delle sue dinamiche, del suo legame con la politica e il potere economico, e siamo ancora nel XIX secolo, forte della consolidata esperienza da giornalista dell’autore, attivitร parallela a quella di romanziere e di novelliere. Ed รจ proprio la narrativa breve che, col tempo, fu quella piรน apprezzata dalla critica, anche perchรฉ maggiormente in sintonia con l’impegno giornalistico.
Il disprezzo dello scrittore per il genere umano si tinge anche di misoginia, ma pure questa ovviamente รจ di carattere contraddittorio. La narrazione รจ sempre in bilico tra il sarcasmo, lo scherno e la finezza dell’indagatore del mondo femminile, dell'amatore delle donne, non solo in senso fisico, della pietร che egli riservava alle vittime, agli esseri sottomessi.
Maupassant, infatti, l’invettiva finale la riservรฒ poco prima di morire al Grande Distruttore, a Dio, responsabile di tutto il male, e contro cui continuรฒ a inveire anche dal manicomio.

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