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mercoledì 29 gennaio 2025

“L’altra faccia dell'amore” (1970) regia di Ken Russell


“L’altra faccia dell'amore” (1970)

regia di Ken Russell

con Richard Chamberlain, Glenda Jackson, Max Adrian, Christopher Gable, Kenneth Colley, Isabella Telezynska, Sabina Maydelle

Probabilmente solo un artista visionario, eccessivo e barocco, come Ken Russell, avrebbe potuto realizzare un biopic passionale, disperato e delirante su Piotr Tchaikovsky. Non tutti però hanno saputo apprezzarlo nel mondo della critica, ma la querelle non era relativa solo al concetto di biopic, ma anche alla forma considerata smodata, dissacrante e caricaturale, al limite del ridicolo.

È utile comunque ripetere, anche in questo caso, che un biopic non è un film biografico, come può esserlo per esempio quello molto riuscito di Margarethe Von Trotta su Hannah Arendt.

Chi vuole criticarlo in base alle esagerazioni, faccia pure, ma è, a mio parere, assolutamente fuori strada, nel momento in cui riesce a vedere solo queste.

Russell costruisce una sorta di rappresentazione macabra e, nello stesso tempo dionisiaca, coloratissima, sulla parabola esistenziale e romantica del grande compositore russo. Molto indigesta e trasgressiva non solo per i tempi in cui uscì. Una parabola su quanto possa essere distruttiva la fama per un uomo fragile e ipersensibile.

Tratteggia un Tchaikovsky dal fascino irresistibile: bello, geniale, folle, romantico e malinconico, ben oltre lo stereotipo di genio e sregolatezza. Tratteggia un ritratto di un uomo in perenne conflitto interiore con se stesso, che rifiuta la sua omosessualità, non solo a causa delle opprimenti convenzioni sociali, ma per la sua incapacità di viverla felicemente. Un uomo che voleva amare le donne ma che era ostacolato da una lacerante tempesta emotiva, causata dall’impossibilità di poterle amare pienamente.

Diviso tra l’amore tragico fatto di repulsione e affetto per la moglie Nina, l’amore passionale per l’amico Anton e l’amore platonico per Madame von Meck, le sue tre “muse”. La vita di Piotr è irrimediabilmente influenzata dall’amore edipico per la madre morta di colera e da quello quasi incestuoso per la sorella.

Ken Russell riesce nel suo intento perché realizza una tragedia delirante sull’autodistruzione in cui le immagini sono in perfetta sintonia con la musica del compositore.

Ineccepibile nella parte di Tchaikovsky è Richard Chamberlain e bravissima una disperata e inedita Glenda Jackson, nella versione tragica di Nina, la moglie del musicista.

Nel film si susseguono sequenze di grande impatto visivo, tra le quali vanno ricordate alcune in particolare: la scena allucinata del treno in cui Russell riesce a rendere repellente la Jackson nella sua nudità, senza nessun trucco e senza effetti speciali; di medesimo spessore sono le sequenze da Grand-guignol sul manicomio, la sequenza delirante, frenetica e grottesca del trionfo di Piotr, una scena che è caratterizzata da elementi ricorrenti del cinema del regista inglese, e il finale tragico al limite dell’horror.

Il film si trova anche in versione integrale e in italiano su YouTube.

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