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sabato 18 gennaio 2025

“Quattro notti di un sognatore” (1971) regia di Robert Bresson


“Quattro notti di un sognatore” (1971)

regia di Robert Bresson

con Isabelle Weingarten, Guillaume des Forêts, Maurice Monnoyer

“Le notti bianche”, novella giovanile di Fëdor Dostoevskij ambientata a San Pietroburgo, ha beneficiato di diverse riduzioni cinematografiche e televisive, in quanto il suo soggetto ben si adatta ad essere materia per film e fiction.

Tuttavia, sono due i film particolarmente celebri che si sono liberamente, ma inconfondibilmente, ispirati al racconto dello scrittore russo: la dolce e malinconica pellicola omonima di Luchino Visconti, ambientata a Livorno, e interpretata da Marcello Mastroianni e da Maria Schell; e questo film di Robert Bresson, ambientato a Parigi.

Lungi da me fare improponibili paragoni, ma è inevitabile constatare la distanza con cui viene resa l’ispirazione originaria. 

Il consueto pessimismo del regista francese viene a modellare la vicenda in maniera scarna, limpida, lineare ed essenziale, ma è anche stemperato da una freddezza formale e dalla semplicità del messaggio, evitando di virare il più possibile nel sentimentalismo. 

Ciononostante, il film funziona più che adeguatamente, regalandoci una versione del racconto molto meno appassionata e romantica di quella di Visconti, ma conservando un certo rigore narrativo.

Non offre concessioni allo spettatore e alla fine riesce nell’intento. Fanno molto di più i gesti, il risalto dei particolari, la lentezza delle riprese, l’oscurità che prevale anche sulle luci notturne, che i dialoghi. Ottima la fotografia.

Bravissimi i due attori protagonisti: Isabelle Weingarten, nel ruolo di Marthe, e Guillaume des Forêts, in quello del pittore Jacques, riescono a tenere perfettamente la scena dall’inizio alla fine. La meccanicità del coinvolgimento amoroso, che contempla la morale che in amore “vince” chi fugge, è ben rappresentata dal registratore di Jacques, che ripete ossessivamente il nome di Marthe, e che gli permette di sublimare nell'arte il suo personale sogno d’amore.

Il regista ci dona così un finale alternativo.

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