“Quattro notti di un sognatore” (1971)
regia di Robert Bresson
con Isabelle Weingarten, Guillaume des Forêts, Maurice Monnoyer
“Le notti bianche”, novella giovanile di Fëdor Dostoevskij ambientata a San Pietroburgo, ha beneficiato di diverse riduzioni cinematografiche e televisive, in quanto il suo soggetto ben si adatta ad essere materia per film e fiction.
Tuttavia, sono due i film particolarmente celebri che si sono liberamente, ma inconfondibilmente, ispirati al racconto dello scrittore russo: la dolce e malinconica pellicola omonima di Luchino Visconti, ambientata a Livorno, e interpretata da Marcello Mastroianni e da Maria Schell; e questo film di Robert Bresson, ambientato a Parigi.
Lungi da me fare improponibili paragoni, ma è inevitabile constatare la distanza con cui viene resa l’ispirazione originaria.
Il consueto pessimismo del regista francese viene a modellare la vicenda in maniera scarna, limpida, lineare ed essenziale, ma è anche stemperato da una freddezza formale e dalla semplicità del messaggio, evitando di virare il più possibile nel sentimentalismo.
Ciononostante, il film funziona più che adeguatamente, regalandoci una versione del racconto molto meno appassionata e romantica di quella di Visconti, ma conservando un certo rigore narrativo.
Non offre concessioni allo spettatore e alla fine riesce nell’intento. Fanno molto di più i gesti, il risalto dei particolari, la lentezza delle riprese, l’oscurità che prevale anche sulle luci notturne, che i dialoghi. Ottima la fotografia.
Bravissimi i due attori protagonisti: Isabelle Weingarten, nel ruolo di Marthe, e Guillaume des Forêts, in quello del pittore Jacques, riescono a tenere perfettamente la scena dall’inizio alla fine. La meccanicità del coinvolgimento amoroso, che contempla la morale che in amore “vince” chi fugge, è ben rappresentata dal registratore di Jacques, che ripete ossessivamente il nome di Marthe, e che gli permette di sublimare nell'arte il suo personale sogno d’amore.
Il regista ci dona così un finale alternativo.

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