John Dickson Carr, “Il Diavolo vestito di velluto” (1951)
«Qualcosa lo destò a notte alta. Forse si era sentito soffocare dall'aria, resa pesante dalle cortine del letto ermeticamente chiuse.
Insonnolito com'era, non riusciva a ricordare se aveva o no tirato le cortine del letto, che era vecchio di trecento anni. Pigramente, gli attraversò la mente l'idea che aveva inghiottito un'abbondante dose di idrato di cloralio, come sonnifero. Ecco, forse, perché non ricordava.
Ma era ancora sotto l'influenza della droga, comunque. La memoria che stava tentando di stimolare nel buio, gli trasmetteva solo immagini vaghe, come viste dietro un denso velo di nebbia fluttuante. Quando cercò di rammentare parole, le percepì sulenti come sbuffi di fumo da una stretta fessura.»
Tra gli autori del giallo classico, John Dickson Carr occupa un posto di particolare rilievo. Nel corso della sua carriera si è affermato come un autore sui generis, capace di coniugare la struttura rigorosa dell’enigma con atmosfere gotiche e decadenti, fortemente influenzate dalla tradizione letteraria europea, nonostante la sua origine statunitense.
Carr si specializzò nel cosiddetto "mistero della camera chiusa", divenendo uno dei massimi esponenti di questo sottogenere. Tuttavia, sarebbe riduttivo definirlo unicamente come giallista: le sue opere rivelano una sensibilità spiccatamente gotica e una propensione alla contaminazione dei generi. In esse si intrecciano, con notevole maestria, elementi polizieschi, fantastici e storici, anticipando in qualche misura la moderna narrativa di genere. Tra le sue creazioni più celebri figurano due investigatori: il dottor Gideon Fell e Sir Henry Merrivale, detto "il Vecchio", quest’ultimo protagonista di romanzi pubblicati sotto lo pseudonimo di Carter Dickson.
Tra le opere più interessanti di Carr si distingue “Il diavolo vestito di velluto", romanzo sorprendente per originalità e struttura narrativa. Pur essendo tra i titoli meno noti dell’autore, è stato accolto favorevolmente dalla critica per la sua inventiva e complessità. Ambientato inizialmente nel 1925, il romanzo ruota attorno all’indagine condotta da Nicholas Fenton, professore di storia presso l’Università di Cambridge. La vicenda si sviluppa ben oltre i confini del giallo tradizionale, intrecciandosi con il tema del patto col diavolo, un mistero legato a una donna morta avvelenata due secoli prima e, soprattutto, un viaggio nel tempo che riporta il protagonista nella Londra del 1675, in piena epoca della Restaurazione.
L’ambientazione storica risulta particolarmente accurata. Carr ricostruisce con precisione il contesto politico e sociale della Restaurazione inglese, iniziata con l’ascesa al trono di Carlo II, successivamente alla repubblica di Oliver Cromwell. L’autore dimostra grande attenzione per i dettagli della vita quotidiana del XVII secolo, restituendo un quadro vivace e articolato: intrighi di corte, conflitti religiosi e sociali, superstizioni, rivalità di ceto e il rinnovato primato dell’aristocrazia, cui si affianca una crescente influenza del Parlamento. Il riferimento al "velluto" nel titolo richiama simbolicamente l’opulenza della nobiltà dell’epoca.
Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è il confronto tra epoche: Carr mette in relazione i procedimenti investigativi, i pregiudizi di genere e le consuetudini del XVII secolo con quelli del Novecento, generando una riflessione implicita sulla modernità. Pur avvalendosi di alcune licenze storiche e linguistiche funzionali alla narrazione, l’autore evita gli anacronismi e riesce a mantenere un equilibrio efficace tra verosimiglianza storica e dimensione fantastica. La prosa, elegante e raffinata, contribuisce a sostenere il ritmo e a intensificare l’atmosfera di mistero e di suspense.
È incredibile la bravura di Carr nel riuscire a inserire tutti questi elementi non solo mantenendo alta la tensione narrativa, ma realizzando anche un romanzo storico ricco di dettagli e — fatto ancor più sorprendente — di dialoghi credibili. Si tratta di un’opera fondata sulla contaminazione dei generi: non solo giallo, gotico e storico, ma anche fantastico. “Il diavolo vestito di velluto” presenta affinità stilistiche e tematiche con la narrativa di Wilkie Collins (“La donna in bianco”, “La pietra di luna”) e con “Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr. Hyde” di Robert Louis Stevenson.

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